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J.D.Allen - Graffiti

Scritto da Franco Riccardi on . Postato in Recensioni Cd

Dopo un personale album in quartetto ("Bloom", molto segnato dalla collaborazione di Orrin Evans al piano), il nostro giovane talento del sax tenore si propone in trio, formazione impegnativa, mentre il fratello/rivale James Brandon Lewis è già partito per i lidi di formazioni più ampie e variate. Significativa la scelta di economia di mezzi, quasi di laconicita': opzione tutt'altro che frequente di questi tempi.


GraffitiDopo un personale album in quartetto ("Bloom", molto segnato dalla collaborazione di Orrin Evans al piano), il nostro giovane talento del sax tenore si propone in trio, formazione impegnativa, mentre il fratello/rivale James Brandon Lewis è già partito per i lidi di formazioni più ampie e variate. Significativa la scelta di economia di mezzi, quasi di laconicita': opzione tutt'altro che frequente di questi tempi.
Il Cd comprende brani relativamente brevi e molto tesi, che devono molto al drumming onnipresente ed avvolgente di Rudy Royston (che tra l'altro milita anche con James Brandon Lewis, per quanto ancora?); sommando il possente basso di Green August (che spesso sfiora lo stile "Guitar-like" del grande Haden, vedi "Sonny Boy" e "Disambiguation"), viene assicurato un solido architrave a sostegno degli assoli di Allen, sempre molto sciolti ed ad un tempo concentrati sulla loro solida logica interna, apprezzabile anche grazie ad un ampio ricorso alla variazione di temi concisi, ma ben caratterizzati.
La voce del tenore di J.D. Allen è già molto personale, un suono velato nei passaggi più lirici, sempre intinto in percepibili aromi blues: il fraseggio è sempre pacato e su tempi medi che evidenziano un controllo strumentale impeccabile ed allo stesso tempo nonchalant.
Certo non manca l'energia e lo slancio per momenti più assertivi (il nostro è palesemente un artista impegnato, ma con le note più che con le parole del dopo), ma va detto che J.D. è strutturalmente immune da pose muscolari ed un po' gladiatorie a cui indulgono molti suoi coetanei, anche di talento.
Va infine notata l'eccellente qualità della registrazione, limpida e dettagliata, restituisce quasi l'atmosfera raccolta di un club, l'habitat ideale di un trio come questo.
Insomma, un bel disco di musica intensa e riflessiva, che distilla il mood di fondo di tempi travagliati: ciò che ha sempre fatto il jazz migliore...

VALUTAZIONE: * * * *


 

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