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David Gibson - Boom!

Scritto da Fabio Chiarini on . Postato in Recensioni Cd

Il sesto disco da leader del trombonista David Gibson, dal titolo "Boom!" conferma in pieno la vivacità, e in qualche misura anche la lungimiranza dell'etichetta Posi-Tone che sta diventando, in tempi di ascolti liquidi, distratti e compulsivi, un eccellente "marchio di fabbrica" che ogni amante del jazz di derivazione post-boppistica farebbe bene a tenere in considerazione.


Boom!Il sesto disco da leader di David Gibson conferma in pieno la vivacità, e in qualche misura anche la lungimiranza dell'etichetta Posi-Tone che sta diventando, in tempi di ascolti liquidi, distratti e compulsivi, un eccellente "marchio di fabbrica" che ogni amante del jazz di derivazione post-boppistica farebbe bene a tenere in considerazione.
Per questo "Boom!" il trombonista Gibson - che ha l'imprimatur di autorità mondiali in materia come Slide Hampton e Curtis Fuller e che si è già posto in luce sia a fianco di veterani come James Moody e Jimmy Heat così come in una delle più avanzate orchestre attualmente sulla scena, vale a dire la Captain Black Orchestra di Orrin Evans, del quale è anche il principale arrangiatore- assembla, per un'affiatata formazione dalla classica struttura a quintetto, una serie di originals che sviluppano ora un rilassato groove di matrice elettrica (la title-track e "Grass Feed" con il Fender Rhodes di Theo Hill sugli scudi), ora un potente ed al contempo sofisticato hard-bop.
Squisita, in tal senso, l'esplosiva riproposizione di "The Cup Bearers" da un LP Riverside del 1963 dell'indimenticato Blue Mitchell, che insieme a Woody Shaw sembra essere uno dei punti di riferimento stilistici dell'alter-ego di Gibson in questa incisione, ovvero il convincente trombettista Josh Evans.
Non si tratta naturalmente di una proposta filologica, il quintetto in ogni brano si sforza con successo di aggiornare il proprio linguaggio con un occhio di riguardo per il jazz modale e un'attenzione alla scrittura che non induce in compiacimenti o in pose intellettuali, e raggiunge il suo zenith in “Eyes of Argus” composizione perfettamente bilanciata che lancia i solisti in una serie d'interventi mozzafiato.
Il disco si chiude con un brano morbido, di disincantata dolcezza: “Change The World”, toni pastello e serenità dopo la dinamite hardbop&groove disseminata nel tragitto di questo divertente, oltre che ovviamente tonitruante, “Boom!”.

VALUTAZIONE: * * * *


 

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