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Il viaggio nel tempo di Aaron Diehl

Scritto da Elfio Nicolosi on . Postato in Recensioni Cd

Eccellente nuova uscita per la benemerita Mack Avenue Records che, con il nuovo album del pianista Aaron Diehl, dal titolo "Space, Time, Continuum", aggiunge una nuova gemma alla sua già notevole produzione che presenta i lavori di alcuni dei giovani artisti più interessanti in circolazione come Cécile McLorin Salvant, Warren Wolf e Cyrille Aimèe.


Aaron DiehlEccellente nuova uscita per la benemerita Mack Avenue Records che, con il nuovo album del pianista Aaron Diehl, aggiunge una nuova gemma alla sua già notevole produzione che presenta i lavori di alcuni dei giovani artisti più interessanti in circolazione come Cécile McLorin Salvant, Warren Wolf e Cyrille Aimèe.
L'album, che si intitola "Space, Time, Continuum", rappresenta un vero e proprio viaggio nel tempo nella storia del jazz, che Diehl esplora coadiuvato, oltre che dal suo solito trio che comprende il bassista David Wong e dal batterista Quincy Davis, anche da una serie di ospiti di generazioni molto diverse che include due leggendari ultraottantenni come il baritono Joe Temperley ed il sassofonista Benny Golson, e giovani leoni come il tenorsassofonista Stephen Riley e lo strepitoso trombettista Bruce Harris.
L'album, quarta produzione discografica del pianista e seguito (ma con un deciso salto in avanti) del lodatissimo “The Bespoke Man’s Narrative” del 2013, raccoglie otto pezzi, tra cui ben cinque originali di Diehl e tre cover poco battute, che coprono una vasta gamma di stili e di generi, sempre in bilico tra "tradizione" e "innovazione", che mettono in mostra l'enciclopedica conoscenza della musica jazz del pianista e le sue non comuni doti di compositore.
Inoltre la particolare scelta dei pezzi denota come il pianista, benchè sia sempre alla ricerca di melodie accessibili, non sia disposto a strizzare l'occhio al facile successo, anzi la sua musica risulta sempre stimolante e riesce ad essere meglio apprezzata solo dopo ascolti attenti e ripetuti.
"Molte volte guardiamo il jazz nelle varie epoche", ha detto Diehl in un'intervista al Wall Street Journal. «Come pensare di non mantenere quelle epoche separate ed invece pensare al linguaggio come ad un continuum completo? E' tutto interconnesso ed è tutto in evoluzione".
L'album si apre con un classico hard-bop come "Uranus", scritto da Walter Davis, Jr., che ha fatto parte del repertorio dei Jazz Messangers di Art Blakey negli anni '70. Questa versione eseguita in trio mette in mostra in pieno le qualità ed il talento di Diehl che, grazie ad un pianismo elegante e carico di swing, ci consegna un gioiello ed allo stesso tempo un esempio su come deve essere eseguito un pezzo per trio jazz.
Il seguente “The Steadfast Titan” è un pezzo originale, dal sapore vagamente ellingtoniano, che presenta il sound maestoso del baritono di Joe Temperley che, a 85 anni, continua a mostrare capacità improvvisative e liriche eccezionali, forgiate dagli anni in cui è stato parte integrante di orchestre storiche come quelle dello stesso Ellington, di Woody Herman, Buddy Rich, Thad Jones-Mel Lewis e, ultimamente, la Jazz at Lincoln Center Orchestra di Wynton Marsalis.
Il pezzo più interessante dell'album è però senza dubbio l'originale ed ambizioso “Organic Consquence", una suite di oltre 13 minuti, che venne commissionata a Diehl in occasione del Yale University’s Environmental Film Festival. In questo pezzo l'aspetto inter-generazionale dell'album risulta ancora più evidente grazie alla preziosa interazione tra il leggendario Benny Golson e il giovane trombettista Bruce Harris, che consegnano due momenti solisti tra i più intensi e vibranti dell'intero album, inseriti in una melodia, dal sapore "cinematografico", davvero accattivante.
Mettendo da parte un attimo Golson, pur autore di pezzo solista di invidiabile modernità, ma che non ha certo bisogno di ulteriori presentazioni, una segnalazione merita certamente Harris; un trombettista influenzato da Fats Navarro e Cliford Brown, che è stato ingaggiato recentemente da Wynton Marsalis (come al solito grande scopritore di talenti) per farlo diventare uno dei più giovani componenti della sua Orchestra, che in una recente interista l'ha benedetto come "one of the five important young jazz musicians you should know". Ma nella sua giovane carriera ha avuto anche modo di suonare con giganti come Barry Harris, Frank Wess, The Dizzy Gillespie Alumni All-Stars, T.S. Monk, Myron Walden e Jimmy Cobb; un artista di cui sentiremo certamente parlare in un prossimo futuro.
Altri pezzi degni di nota sono "Kat’s Dance", una deliziosa versione di un valzer composto dal pianista Adam Birnbaum, presentata in duo da Aaron Diehl e dal tenorsassofonista Stephen Riley; mentre "Broadway Boogie Woodie" è un'altra breve ma entusiasmante rivelazione delle qualità pianistiche di Diehl, che mette in campo uno stride mozzafiato, degno di un Art Tatum, qui ben assistito da una ritmica che appare molto affiatata.
L'album si chiude degnamente con la splendida title-track che presenta un intenso pezzo cantato dell'ottima vocalist Charenée Wade (su testi di Cécile McLorin Salvant), la cui voce pregna di soul e di blues, aggiunge nuovi colori e nuovi sapori ad un album già abbondantemente saporito.
Notevole!

VALUTAZIONE: * * * * 1/2


 

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