Stampa

Dave Douglas - High Risk

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Recensioni Cd

Non si può certo negare a Dave Douglas la patente di incallito sperimentatore musicale durante una lunga carriera che lo ha portato a suonare a fianco di John Zorn quanto di Lee Konitz, passando con noncuranza da collaborazioni con la Trisha Brown Dance Company al Tiny Bell Trio dai sapori balcanici, lo sperimentalismo elettro-acustico di Sanctuary fino al neo hard bop del recente Sound Prints con Joe Lovano.


High RiskNon si può certo negare a Dave Douglas la patente di incallito sperimentatore musicale durante una lunga carriera che lo ha portato a suonare a fianco di John Zorn quanto di Lee Konitz, passando con apparente noncuranza da collaborazioni con la Trisha Brown Dance Company al Tiny Bell Trio dai sapori balcanici, lo sperimentalismo elettro-acustico di Sanctuary fino al neo hard bop del recente Sound Prints con Joe Lovano.
Di conseguenza questo "High Risk", un titolo dal sapore quanto mai veritiero, è solo un’altra inevitabile tappa del percorso artistico del trombettista che in questa occasione lo vede dialogare in particolare con i loop e le manipolazioni elettroniche di Shigeto accompagnato dal basso elettrico di Jonathan Maron e dalle percussioni incalzanti di Mark Guiliana.
Douglas nel passato ha collaborato con altri musicisti che fanno delle risorse elettroniche un valore aggiunto, si pensi al DJ Olive, a Ikue Mori o allo stesso Jamie Saft, ma è in "High Risk" che il confronto si fa serrato e l’elettronica non è mero panorama decorativo.
Dopo una breve collaborazione live tra Shigeto e Douglas in occasione del Red Bull Music Academy i due decidono di trovarsi in studio di registrazione e quello che ne esce, dopo lunghe manipolazioni ed editing successivi alle registrazioni, è un album che idealmente si pone a metà strada tra l’ultimo Miles e le sperimentazioni del Chicago Underground Duo.
Intricato e complesso, ma con il suono della tromba sempre puro e mai filtrato, si distanzia da esperienze più dark ed elaborate alla Nels Petter Molvaer mantenendo una dimensione prettamente acustica e dal timbro inequivocabilmente jazz nel suono di Douglas.
Meno acido e sperimentale di Rob Mazurek ma, inevitabilmente, molto più contemporaneo rispetto al funky dell’ultimo Miles, Dave Douglas sperimenta un territorio aspro e ricco di insidie, ad “alto rischio” di debordare verso chine scoscese. Riesce a mantenere un equilibrio tra parte acustica e parte elettronica, addolcendo e ripulendo il suono della sua magnifica tromba. Non un capolavoro ma un album estremamente intrigante.

VALUTAZIONE: * * * *


 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna