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Alex Sipiagin - Balance 38-58

Scritto da Fabio Chiarini on . Postato in Recensioni Cd

Il trombettista di origini russe Alex Sipiagin torna all’attenzione generale con una nuova uscita per Criss Cross, l’etichetta che lo ha consacrato come uno dei più originali post bopper dell’ultimo decennio grazie ad una serie di dischi piuttosto diversi tra loro ma sempre griffati da uno stile riconoscibile e personale, animato da un fuoco interiore che rimanda a grandi trombettisti del passato, come Woody Shaw.

 
Balance 38-58Il trombettista di origini russe Alex Sipiagin (classe ‘67) torna all’attenzione generale con una nuova uscita per Criss Cross, l’etichetta che lo ha consacrato come uno dei più originali post bopper dell’ultimo decennio grazie ad una serie di dischi peraltro piuttosto diversi tra loro ma sempre griffati da uno stile riconoscibile e personale, animato da un fuoco interiore che rimanda a grandi trombettisti “tecnici” del passato, come Woody Shaw, per esempio, uno dei suoi miti assoluti.
Per questo “Balance 38-58”, il cui titolo è ironicamente ispirato a due cocktail orientali dalle diverse gradazioni alcoliche entro i quali bisogna riuscire a “bilanciarsi”, Sipiagin, che alterna con uguale bravura tromba e flicorno, ha cambiato ancora una volta faccia alla sua formazione rinunciando al pianoless quartet che aveva dato vita all'eccellente “Overlooking Moments” per inserire il pianista John Escreet ed il chitarrista Adam Rogers, oltre a sostituire Chris Potter con i sassofoni di David Binney, mentre la ritmica può ancora contare su due jazzmen giustamente molto ricercati oltre oceano come Matt Brewer, ennesima prova di classe per il bassista, ed il batterista Eric Harland.
In un'ora densa di jazz avanzato, nel quale in filigrana si rivelano pulsioni fusion rilette in una luce di stretta derivazione mainstream, si dipanano 7 originals, di cui 5 a firma del leader e 2 firmati David Binney.
La sapiente costruzione solistica di Sipiagin, che già aveva stregato Dave Holland, e l'intensità con cui il sestetto si butta a capofitto su brani complessi come “Momentum” o in ballad eleganti come “Way To Her” connotano l'intera registrazione che offre il meglio di sè nel prismatico “Echoes Of Thought”.
Di timbro affatto diverso i due brani che chiudono il disco, entrambi firmati Binney, musicista che da anni si distingue anche in fase compositiva, e se la suadente “Yragon” vede brillare il solido pianismo di John Escreet la conclusiva “Trio Whale”, rockeggiante sigla della band, si rivela un tema teso e cantabile sul quale si staglia il conciso e perfetto solo del leader che chiude l’album con uno spunto da fuoriclasse.
(courtesy of www.audioreview.it)

VALUTAZIONE: * * * *


 

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