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Main Street – Jim Snidero

Scritto da Fabio Chiarini on . Postato in Recensioni Cd

Musicista per musicisti? Sassofonista troppo poco “advanced”? Insomma, cosa manca al californiano Jim Snidero per attrarre larghi consensi nel pubblico che segue le cose di jazz, soprattutto in ambito mainstream? Eppure trovare un contraltista del suo livello e con una produzione così coesa e convincente, che si estende da più di trent’anni, è impresa per lo meno ardua.


Main StreetMusicista per musicisti? Sassofonista troppo poco “advanced”? Insomma, cosa manca al californiano Jim Snidero (Redwood, 1958) per attrarre larghi consensi nel pubblico, già di per sé non sterminato, che segue le cose di jazz, soprattutto in ambito mainstream? Eppure trovare un contraltista del suo livello e con una produzione così coesa e convincente, che si estende da più di trent’anni, è impresa per lo meno ardua.
Nonostante abbia inciso per etichette che sono una garanzia per gli appassionati (Criss Cross, Red Records, Sharp Nine) non è stato mai considerato dalle major ed anche se è stato sempre apprezzato nelle ripetute visite nello stivale, come membro della Mingus Big Band o in altre formazioni, attualmente il suo nome appare raramente nei nostri cartelloni, e ben poco spazio gli regala la stampa, schiacciato inesorabilmente tra “giovani” leoni più o meno ruggenti, vecchie glorie giunte oltre il punto di bollitura e musicisti che si sono imposti più come "maître à penser" che non come veri jazzisti trovando il terreno fertilizzato da un sistema piuttosto auto-celebrativo, con una critica appiattita sui soliti nomi o in altre faccende affaccendata...ed è curioso constatare come oggi, che il jazz è stato ampiamente codificato e che sulla rete si può trovare praticamente ogni cosa, vanno direttamente in turnè i “critici”, “studiosi jazz” in libera uscita, novelle madonne pellegrine pronte a spiegare ai gatti come ci si arrampica o ad illustrare con diapositive d’annata, tra un tripudio di sedie vuote, di come il jazz tutto sommato si è fermato ad Eboli, ma potrebbe essere pure nato a Viterbo.
Urge correre ai ripari, da sempre nel jazz esistono musicisti “minori” che in realtà ne costituiscono la spina dorsale, ma qui c’è un’intera generazione di musicisti che corre il rischio dell’oblio, e, ancor di più, una nutrita schiera di appassionati che rischia di perdersi opere di spessore, affascinanti e ben strutturate, suonate meravigliosamente.
E’ il caso, manco a dirlo, di questo “Main Street”, griffato dalla lungimirante Savant, che il nostro Jim assembla con un quartetto tosto e "updated" nel quale si conferma al suo fianco (dopo l'ottimo"Stream Of Consciousness", album-zen del 2013) la bassista Linda Oh, destinata ad un futuro da fuoriclasse, si ascolti a conferma di tale asserzione il suo luminoso intro a “The Streets of Laredo”-oh yes, la hit country tra le preferite di Johnny Cash che chiude il disco- e tutto il lavoro oscuro che si sobbarca con il drummer Rudy Roston, ritmica eccellente, precisa e sempre funzionale alla musica in ogni situazione data, soprattutto negli originals, semplici solo in superficie, scritti da uno Snidero che sembra aver rinvigorito in modo netto anche la propria vena compositiva.
In tal senso il primo brano in scaletta, "Duluth at Noon", già chiarisce le idee ed il livello del suo movimentato "jazz-en-voyage" che va a cogliere luoghi tanto cari all'immaginario collettivo e letterario a stelle e strisce. L'immortale "Autumn In New York" è spogliata, come un platano a fine novembre, d'ogni inutile sentimentalismo e vibra in una lucida luce nella quale il contralto di Jim stacca un assolo da urlo: traiettorie nuove disegnate con gran classe, piedi impolverati dai chilometri e sempre ben piantati nella tradizione ma occhi che, tra un "Tango a Las Vegas" e una "Redwood City"scrutan molto, molto lontano.
Nel caso fortunato in cui questo quartetto, completato da un giovane pianista del quale sentiremo parlare ancora: Fabian Almazan, perfettamente sintonizzato sulle idee e gli scarti repentini del leader, capiti dalle nostre parti, ve lo segnaleremo con l'evidenziatore sul nostro portale, anche perché perderselo significherebbe perdere l'incontro Live con un gruppo affiatato ed eccellente, guidato probabilmente dal contraltista più interessante attualmente sulla scena.

VALUTAZIONE: * * * * *


 

Commenti   

#1 jerryk. 2015-05-01 16:12
The glory of Jazz. And this is jazz at its finest.
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