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Steve Coleman - Synovial Joints

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Recensioni Cd

L’orchestrazione di "Synovial Joints" è stata ispirata dall'ascolto dei suoni naturali registrati in Amazzonia. Un concetto che Steve Coleman definisce come “camouflage” e cioè una colorazione dirompente, un'idea sonora che distribuisce i suoni strumentali in modo che siano percepiti dall’ascoltatore volta per volta in primo piano, nella zona mediana, o nello sfondo.


Synovial JointsL’orchestrazione di Synovial Joints è stata ispirata dall'ascolto dei suoni naturali registrati in Amazzonia. Un concetto che Coleman definisce come “camouflage” e cioè una colorazione dirompente, un'idea sonora che distribuisce i suoni strumentali in modo che siano percepiti dall’ascoltatore volta per volta in primo piano, nella zona mediana, o nello sfondo. Ovviamente tutto ciò differisce dai metodi tradizionali di orchestrazione soprattutto attraverso l'uso del ritmo per ottenere questo effetto, che lentamente si rivela prima a livello inconscio e poi esplicitamente
In modo succinto queste sono le due idee compositive che stanno dietro a Synovial Joints Suite, scritto e orchestrato in due mesi di lavoro. Il movimento delle diverse articolazioni umane, rotazione, flessione, piegamento, torsione, contrazione e rilascio applicato alle strutture musicali, in modo che queste fluiscano non seguendo un percorso lineare ma un flusso ciclico e a rotazione.
Queste premesse teoriche creano una musica complessa e stratificata che si presta a più piani di lettura, in cui gli strumenti si alternano con grande personalità a dettare linee mentre la scansione ritmica sempre in movimento è componente indispensabile nella circolarità delle situazioni. Tutto ciò distribuendo spazialmente i suoni e gli strumenti come un gigantesco affresco che tiene come riferimento i rumori della giungla.
Nella ormai trentennale carriera di Steve Coleman questo nuovo album riveste un ruolo molto ambizioso, non a caso il nome del gruppo che lo accompagna, Council of Balance, è già stato utilizzato in passato per i progetti più significativi e ampi. Nell’album suonano in diversi contesti ben 22 musicisti, con l’abituale e meraviglioso gruppo dei Five Elements che da anni condivide il percorso artistico di Coleman.
Jonathan Finlayson (tromba), Anthony Tidd (basso elettrico), Marcus Gilmore (batteria), e Miles Okazaki (chitarra) si accompagnano ad altri musicisti che gravitano più o meno regolarmente nell’orbita di Coleman: Jen Shyu (voce), David Bryant (pianoforte), Tim Albright (trombone) e Maria Grand (sassofono tenore), ulteriormente integrati da percussionisti latini e da musicisti provenienti da ambienti classici contemporanei.
Sicuramente questa fase della carriera artistica di Coleman è segnata dal raggiungimento di un picco creativo che incorpora una vita di apprendimento della cultura diasporica africana, di studio delle religioni antiche, della metafisica, e della filosofia orientale e tutto ciò si riflette significativamente nella sua scrittura musicale. La sua influenza tra i giovani artisti, in particolare nel suo approccio al ritmo e la sua volontà di andare oltre la musica per le fonti di ispirazione, non è mai stata più forte.
Il New York Times ha recentemente nominato Coleman come una delle figure più influenti dell'ultimo mezzo secolo di musica improvvisata, in linea con l'assegnazione del premio della MacArthur Fellowship che lo definiva compiutamente come influente ben oltre l'ambito delle prestazioni strumentali e del valore compositivo, Coleman sta compiutamente ridefinendo il vocabolario la direzione della musica contemporanea, ampliando le possibilità di espressione musicale.
Questo è un album formidabile e, non ancora uscito (fine aprile nei negozi), sta già richiamando l’interesse dei magazine di tutto il mondo. Il numero di maggio di Down Beat gli dedica la copertina ed una lunga intervista che ha per oggetto il nuovo album. Articoli e interviste sono appena usciti o stanno per uscire anche per Wire Magazine, New York Times, Jazzwise e NPR Radio.
Insomma, semplificando a favore di boutade, si potrebbe dire che l’evoluzione del jazz degli ultimi 50 anni è una staffetta tra diversi Coleman: da Ornette a Steve.

Strutturalmente questa suite si sviluppa su idee che riflettono i processi, le funzioni e i ritmi del corpo umano. La mia intenzione è quella di modellare singoli elementi della composizione musicale sui movimenti fisiologici all'interno del sistema nervoso, respiratorio, cardiovascolare, linfatico, endocrino ed esocrino del corpo umano. Molti di questi sistemi sono ciclici, coinvolgendo la circolazione dei fluidi e dei segnali elettrochimici in tutto il corpo, utilizzando vari metodi di contrazione ritmica seguita da rilascio della tensione. La struttura musicale complessiva della composizione musicale ricalca il sistema muscolo-scheletrico, da cui il titolo "Synovial Joints Suite”. (dalle note di copertina di Steve Coleman)

VALUTAZIONE : * * * * *

 

Commenti   

#4 fabio c. 2015-04-13 23:06
vero...e c'è pure il pianista Anthony (Coleman), assolutamente notevole, scuderia Tzadik.
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#3 roberto 2015-04-13 20:04
in effetti è previsa l'uscita del nuovo album di Threadgill & Zooid il 19 maggio: il titolo sarà In for a Penny, In for a Pound (Pi), In giugno, il 23, uscirà poi il nuovo Dave Douglas dal titolo High Risk.
Oltre a George (Coleman), il cui valore è indubbio, nella famiglia c'è anche il meno conosciuto Ira......
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#2 fabio c. 2015-04-13 16:27
"una staffetta tra diversi Coleman: da Ornette a Steve." e senza dimenticare il grande George! ;-)
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#1 loris 2015-04-13 15:25
usciranno probabilmente altri ottimi dischi durante l'anno (il nuovo Threadgill? chissà..) ma superare questo sarà dura.....
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