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George Cables Quartet al Bollate Jazz Meeting

Scritto da Redazione on . Postato in Notizie

Lunedi 24/03/2014 presso l’Auditorium Don Bosco di Cascina del Sole di Bollate con inizio alle ore 21,30, concerto del George Cables Quartet feat. Victor Lewis (George Cables piano – Daryll Hall basso - Victor Lewis batteria – Piero Odorici sax tenore).
Il legame di George Cables con Bollate Jazz Meeting infatti è particolarmente forte per via delle sue precedenti esibizioni alle rassegne del 2004, 2005 e 2006 ma soprattutto per la pubblicazione del Cd "Live In Bollate", distribuito dalla rivista Musica Jazz nel 2006 su tutto il territorio nazionale. Cables è uno dei più importanti pianisti del nostro tempo, come dimostrano anche le collaborazioni sia dal vivo che su disco con Elvin Jones, Nat Adderley, John Abercrombie, Gary Bartz, Bob Berg, , Ray Brown, , Ron Carter, Tony Williams, Don Cherry, Stanley Clarke, Jimmy Cobb, Billy Cobham, , Jack De Johnette, Ray Drummond, Peter Erskine e innumerevoli altri. Il fraseggio elegante, il tocco raffinato e percussivo, un eccellente senso del blues e un’incredibile vena compositiva hanno fatto di George Cables uno dei più importanti pianisti oggi in attività. Ad accompagnarlo in questo ritorno un altro grande musicista il batterista Victor Lewis, co-leader del gruppo.

George Cables, che nel prossimo novembre compirà settant'anni, fa parte di quella genealogia di pianisti di grande esperienza che si trova a suo agio in molteplici situazioni espressive. La sua generazione, successiva a quella dei Tommy Flanagan, Wynton Kelly, Red Garland, in sostanza i grandi session man affermatisi negli anni cinquanta, ha sviluppato un linguaggio che alla tradizione armonica del bebop aggiunge le concezioni del modalismo jazzistico degli anni sessanta. Lo dimostra la sua stessa vicenda artistica, nella quale più degli album firmati come leader, sono indicatrici le collaborazioni, che spaziano da quelle con i musicisti dall'entourage dei Jazz Messengers di Art Blakey a Bobby Hutcherson, Joe Farrell, Max Roach, Bud Shank e persino Archie Shepp, giungendo all'intensa partnership con Art Pepper. Fraseggio asciutto e “narrativo”, tocco incisivo senza essere scampanante, naturale senso dello swing, Cables è anche un compositore apprezzato, che con Helen's Song ha suscitato interesse pure al di fuori dei confini del Jazz. In questo concerto il suo mainstream moderno e colloquiale incontra ancora una volta il sassofonista Piero Odorici, da anni al suo fianco e in perfetta linea con il suo linguaggio, complice lo sguardo a Coltrane e ai sassofonisti Hard Bop di cui il musicista bolognese propone una personale sintesi caratterizzando un modo di improvvisare nel quale feeling ed energia rappresentano i principali elementi propulsori della musica. In fondo, questo gruppo inserisce la propria storia all'interno di un modo di pensare la musica definitosi mezzo secolo fa e poi costantemente aggiornato e personalizzato dalle successive generazioni di jazzisti, in perfetta linea con quanto il batterista del quartetto: Victor Lewis, definisce Traditional Progressive Jazz, cioè radici nella tradizione moderna, ma una costante tensione verso il modo di sentire contemporaneo. Non casualmente il suo modo di suonare la batteria si sviluppa sia attraverso una chiarezza esemplare nell'esplicitare la pulsazione, sia nelle qualità dialogiche del suo drumming, funzionale anche all'uso, certamente attuale, che del contrabbasso fa Darryl Hall. La proposta musicale di George Cables si innesta dunque in quella linea jazzistica prettamente afroamericana che lega questa musica alle sue origini, nella quale si usano materiali che fanno parte di quella tradizione legata agli stili storicizzati del jazz, tutti del resto di provenienza americana. Un concerto che pone l'ascoltatore di fronte a una configurazione “classica” dell’esperienza jazzistica, a un modo di suonare entrato nella storia della musica come patrimonio culturale, che mantiene ancora oggi il suo grande valore e rappresenta uno degli aspetti della molteplice scena musicale contemporanea legata al jazz e alla sua estetica. (Maurizio Franco).

 

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