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Frank Kimbrough - Quartet

Scritto da Elfio Nicolosi on . Postato in Nuove uscite straniere

Nel suo nuovo album "Quartet" (Palmetto), il pianista e compositore Frank Kimbrough, per la prima volta nella sua celebrata carriera, ha scelto di presentare la tradizionale strumentazione di un quartetto jazz: pianoforte, fiati, basso e batteria, insieme a Steve Wilson al sax contralto e soprano sax, Jay Anderson al basso e Lewis Nash alla batteria.


QuartetIl pianista e compositore Frank Kimbrough, per la prima volta nella sua celebrata carriera, ha scelto di presentare la tradizionale strumentazione di un quartetto jazz: pianoforte, fiati, basso e batteria, insieme a tre esperti musicisti come Steve Wilson al sax contralto e soprano sax, Jay Anderson al basso e Lewis Nash alla batteria.
"Quartet", 12° album di Kimbrough come leader, appena pubblicato per l'etichetta Palmetto, mette in mostra il pianista e il suo team, scelto accuratamente, nel loro picco creativo, mentre ci consegnano una musica avventurosa che si crogiola nella libertà di improvvisazione, pur facendo un uso proficuo degli strumenti ancora validi della tradizione jazz.
Sette originali molto personali di Kimbrough, condividono lo spazio con eccezionali reinterpretazioni di "Trouble Man" di Kurt Weill, "It Never Entered My Mind" di Rodgers e Hart e "Afternoon In Paris." di John Lewis.
L'eccezionale playing di Kimbrough su tutto l'album, dimostra pienamente la maturità di un musicista esperto che, pur avendo pienamente assimilato le influenze di maestri come Paul Bley, Andrew Hill e Shirley Horn, è in grado di esprimersi organicamente, con una voce strumentale originale ed estremamente personale.
"Essendo cresciuto nel corso degli anni, ho capito che preferisco coinvolgere gli ascoltatori, piuttosto che impressionarli," afferma Kimbrough. "Ormai il pianoforte è diventato ciò che sono. Non voglio che la tecnica diventi una passività, ma voglio essere in grado di trasmettere ciò che sono in un determinato momento. Ciò che più mi interessa è essere onesto e vulnerabile nel mio modo di suonare."
"Ho scelto i musicisti su questo disco perché mi fido del loro giudizio. Non appena finiscono di suonare la seconda nota, già si riesce a sentire la profondità, il lirismo, il rispetto per lo spazio musicale che tutti loro hanno. Tra noi ci sono più di duecento anni di esperienza e questo ti permette di avere un sacco di fiducia. Ho trovato che come leader c'è più libertà nel permettere ai musicisti di essere se stessi, una condizione che poi sarà integralmente trasferita nella musica."

 

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