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Kavita Shah - Visions

Scritto da Elfio Nicolosi on . Postato in Nuove uscite straniere

Un vivido autoritratto a forma di mosaico, Visions, formidabile album di debutto di Kavita Shah, annuncia l'arrivo di una nuova voce sorprendentemente originale e con una mentalità globale. La talentuosa cantante e compositrice riunisce una ricca varietà di influenze musicali, culturali e personali in un album che combina un quintetto jazz con le tablas indiane e la kora dell'Africa Occidentale.

Visions intreccia il background multiculturale di Shah (lei è nativa di New York con origini indiane, fluente in spagnolo, portoghese e francese), con gusti musicali di ampio respiro (basati sull'hip-hop, la musica afro-cubana e la bossa nova, e sui suoi studi di jazz vocale e pianoforte classico) ed il suo fascino per l'etnomusicologia (che ha studiato ad Harvard). L'album è stato co-prodotto dal famoso chitarrista del Benin, Lionel Loueke, uno spirito affine che condivide la stessa visione della cantante per un'esperienza musicale multi-sfaccettata.
"Non ero così entusiasta di un progetto come questo da tanto tempo", afferma Loueke. "Kavita è una musicista vera. E' una grande cantante, ma quando scrive la musica, non pensa solo alla voce. Sembra che lei possa anche essere una sassofonista."
La Shah si è laureata in studi latino-americani ad Harvard, pur vivendo all'estero, prima in Perù e poi in Brasile, dove ha condotto delle ricerche sulla musica afro-brasiliana in una favela di Bahia. Tale periodo si riflette nel suo duo, ritmicamente inebriante, con Lionel Loueke su "Oju Oba" di Edil Pacheco/P.C. Pinheiro, così come nella sua composizione "Moray" (vincitore dell'ASCAP Young Jazz Composers Award), che prende il nome da un sito archeologico Inca ed è ispirato dal poema epico di Pablo Neruda "Las Alturas de Macchu Picchu".
Shah ha ottenuto il suo Master in "Jazz Voice" alla Manhattan School of Music studiando privatamente con Theo Bleckmann, Peter Eldridge, Steve Wilson, e Jim McNeely. Il morbido suono del sax di Wilson è presente su tre brani, mentre McNeely si è rivelato determinante nel favorire gli innovativi arrangiamenti della Shah.
Mentre era alla M.S.M., la Shah fu nominata dalla rivista DownBeat come "Best Graduate Jazz Vocalist", e da quel momento è diventata un membro attivo della fiorente comunità jazz di New York, esibendosi regolarmente in luoghi di ritrovo come Joe Pub, Cornelia Street Café, Bar Next Door, 55 Bar, Shapeshifter Lab, Kitano, e Minton’s Playhouse.
"E' contro la mia specificità, scegliere un solo stile di musica," afferma Shah. "Essere un cittadino globale nel 21° secolo significa avere una vita un po' sconnessa, memorie sparse, connessioni ed esperienze che possono costituire una ricchezza, ma anche isolamento. Visions è il mio piccolo universo di tutte le cose che mi rendono unica".
La Shah non aveva mai incontrato Lionel Loueke prima di chiamarlo per co-produrre l'album, ma l'ha riconosciuto come compagno di viaggio nel suo collage sonoro. "Lionel è molto più che co-produttore. Noi condividiamo la stessa visione su come ci avviciniamo alla musica, quindi penso che sia nata una fiducia reciproca, rispetto ed apprezzamento. Ha un bellissimo spirito ed abbiamo creato un rapporto speciale; lui è stato incredibilmente generoso e solidale con la mia musica."
Quattordici musicisti provenienti da tutto il mondo, hanno contribuito a dare vita alle visioni della Shah, tra cui il tastierista Stephen Newcomb, il chitarrista Michael Valeanu, la bassista Linda Oh, il batterista Guilhem Flouzat, il percussionista Rogério Boccato, il maestro di kora Yacouba Sissoko, il prodigio della tabla Stephen Cellucci, ed un quartetto d'archi condotto da Miho Hazama. L'album segue una coinvolgente narrazione, tracciando il ciclo di un giorno o, da un angolo più malinconico, dalle fasi del dolore (il padre della Shah morì quando lei aveva 18 anni). Ma attraverso l'inquieta ricerca della Shah, esso segue un tracciato geografico, oltre che emotivo, reso coeso da una sua singolare visione, prodigiosamente fiduciosa.
"Mi vedo come un interlocutore culturale. Un cantante che può svolgere un ruolo quasi mistico, collegando questi diversi elementi sul palco con il pubblico, attraverso la voce umana, attraverso le parole. Con il progetto Visions, è incredibile vedere i fans di Joni Mitchell che non hanno mai visto prima la kora, o un appassionato di jazz, che non si aspetterebbe mai di sentire le tablas su un pezzo di Wayne Shorter. Spero che la gente trovi qualcosa di familiare nella musica che li possa attirare, per scoprire qualcosa di nuovo che possa cambiare, anche per un secondo, il modo in cui vedono il mondo."