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Drew Gress - The Sky Inside

Scritto da Elfio Nicolosi on . Postato in Nuove uscite straniere

Ascoltando questo disco si è subito presi dalla bellezza e dalla profondità espressiva di questa classica formazione del jazz moderno - tromba, sassofono, pianoforte, basso e batteria - ma in questo caso abbiamo un sassofono contralto anziché il sassofono tenore, ed il leader è il bassista. In altre parole, chi tira i fili è un musicista della sezione ritmica; ed è anche quello che riesce a tenere tutto insieme.

I cinque musicisti che compongono questa suberba formazione (Drew Gress, Tim Berne, Ralph Alessi, Craig Taborn, Tom Rainey), non solo hanno lavorato con i principali attori nel jazz, ma nel frattempo sono divenuti essi stessi parte dell'élite americana del jazz.
Il leader è Drew Gress, nato nel 1959 nel New Jersey, uno dei bassisti più ricercati sulla scena di New York; mentre il titolo di questo suo album appena pubblicato dalla Pirouet, è The Sky Inside, un titolo che potrebbe anche essere un programma per questa registrazione. Le composizioni sono tutte dello stesso Drew Gress, e tracciano un ampio orizzonte di impressioni sonore e di atmosfere. Oltre ad essere un grande bassista, il cui solido suono ha ancorato i gruppi di Marc Copland, Tim Hagans e Bill Carrothers, qui rivela anche il suo notevole profilo come compositore e leader.
Assemblare questo gruppo non è stato un caso. Due dei componenti sono partner di Drew nel trio Paraphrase, formato alla fine del 1990: il sassofonista Tim Berne (nato nel 1954), e il batterista Tom Rainey (nato nel 1957). Gress ha poi lavorato, nel corso degli anni, su una varietà di progetti anche con Ralph Alessi (nato nel 1963), oltre ad essere il bassista nel quintetto diretto dal trombettista e dal sassofonista Ravi Coltrane. Il pianista Craig Taborn (nato nel 1970), che ha ricevuto diverse nomination su Downbeat nel corso degli ultimi anni, ha lavorato con Tim Berne nel 2001, ed è apparso con Gress su un certo numero di registrazioni.
Questi sono musicisti che hanno una fiducia reciproca e che appartengono al più alto livello del jazz internazionale, non a caso sono tra i più ricercati interpreti dei rispettivi strumenti. Tutto sembra perfetto, ma non è ancora garanzia di qualità. Tuttavia, non appena si sente il risultato, non c'è più alcuna questione sulla qualità.
Nell'album è presente una grande varietà di mood, con Drew Gress che scrive dei pezzi che sorprendono continuamente l'ascoltatore con nuove tessiture.
Per iniziare c'è No Saint, avvolto in un groove di basso e pianoforte, che si sovrappone ad orecchiabili fraseggi dei fiati, che si dissolvono gradualmente in un movimento ricercato che diventa sempre più selvaggio, per poi tornare al groove originale in forma potente. In Streamline il sax e la tromba iniziano un canto malinconico. I loro suoni sono così ben miscelati che sembrano fondersi in uno solo. Il pezzo va avanti come una sequenza onirica, proseguendo con una quieta narrazione del pianoforte, accompagnato da delicati accenti di batteria. Long Story è più grezzo, con un affilato suono di tromba ed un contrappunto cesellato di pianoforte e sassofono. Il pezzo si dispiega come una accesa discussione tra gli strumenti. La sua opera sorella, Long Story Short è invece completamente diversa, il mood è definito dalle note lunghe dei fiati che si disperdono nell'aria ad intervalli sovrapposti.
Non appena si crede di riconoscere il mondo musicale di questo Cd, qualcosa di nuovo appare per stupire. I pezzi prendono continuamente strade inattese sia nella loro atmosfera che nel loro sviluppo.
Ci sono le melodie umoristiche di Kernel, sostenute naturalmente da sottili colorazioni. Poi ci si incontra con le linee velate di malinconia di Dreampop, e si resta sorpresi dalla dislocazione angolare dei motivi e dalla loro raffinatezza, mentre il groove rallenta e viene fuori in maniera più nitida. Subito dopo essere atterrati su un isola sonora di un pezzo come Jacquard, ci si ritrova persi all'interno dei morbidi suoni poetici, finemente strutturati, di Delve, per poi passare a riflettere sul titolo e sull'azione esuberante di Zaftig Redux.
Quindi si piomba sul pezzo che dà il titolo all'album, The Sky Inside, dove i due fiati eseguono una ricognizione con tonalità lunghe e interlacciate. The Sky Inside non è solo il titolo, è anche il suo nucleo centrale, il cui messaggio sembra essere: l'orizzonte interiore è più ampio e più sorprendente di quanto si pensi.
In tutti i pezzi la band è continuamente sfidata ad essere un gruppo, e si confronta con l'ascoltatore in una serie di momenti imprevedibili. Di volta in volta il gruppo cambia ritmo in maniera fluida, come se i cinque musicisti abbiano respirato con un solo fiato. I pezzi sono opere di pura e organica coesione artistica, nei quali però l'ascoltatore ha anche lo spazio per ammirare la creatività magistrale dei singoli musicisti, l'interplay tra i fiati, i superbi assoli del pianista Craig Taborn ed i momenti di interazione in cui i musicisti eseguono disadorne sottigliezze espressive.
Da parte del batterista ci sono momenti dai toni smorzati e momenti di intensità. E poi c'è il leader; le sue forti tonalità pulsano e cantano ad ogni livello, mentre con il suo suono così ricco e la sua precisione ritmica pone le basi per l'intero lavoro. Con i sottili assoli melodici, Drew Gress dà l'esempio agli altri musicisti: toni profondi e standard elevati.
Pezzi multisfaccettati e dalle atmosfere lussureggianti che ben si sposano al tipo di lavoro di squadra, che solo una formazione con queste qualità possiede.
In parole povere si tratta di una formazione da sogno.


 

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