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Kyle Eastwood - In Transit

Scritto da Elfio Nicolosi on . Postato in Nuove uscite straniere

A coronamento di due decenni di carriera, Kyle Eastwood presenta il suo nuovo album, stilisticamente eclettico, "In Transit", che riflette l'avventurosa realtà di un programma vertiginoso di concerti che Kyle e il suo ensemble ha tenuto per tre quarti dell'anno in Europa, nei paesi asiatici e in occasionali passaggi negli Stati Uniti. Il bassista e compositore, cresciuto a Los Angeles, ma con base a Parigi, stima che circa la metà delle tracce sono state "testate sulla strada", con alcuni pezzi completamente nuovi in studio...


In TransitA coronamento di due decenni di carriera, Kyle Eastwood presenta il suo nuovo album, stilisticamente eclettico, "In Transit", che riflette l'avventurosa realtà di un programma vertiginoso di concerti che Kyle e il suo ensemble ha tenuto per tre quarti dell'anno in Europa, nei paesi asiatici e in occasionali passaggi negli Stati Uniti.
Il bassista e compositore, cresciuto a Los Angeles, ma con base a Parigi, stima che circa la metà delle tracce sono state "testate sulla strada", con alcuni pezzi completamente nuovi in studio. "Questa è una parte del concetto, documentare il tempo passato in strada lavorando con il nostro materiale preferito", dice Kyle, "ma mostrando anche un grande movimento nella musica nel senso che ci stiamo spostando in direzioni nuove, mentre il suono della band continua ad evolvere".
Proprio come nei suoi due precedenti album acclamati dalla critica "The View from Here" e "Time Pieces", Kyle suona uno swing potente insieme ad un sensuale quintetto di giovani musicisti inglesi. I membri più duraturi del suo quintetto sono il pianista Andrew McCormack (12 anni) e il trombettista e flicornista Quentin Collins (nove anni), con la brillante aggiunta del tenore e soprano sassofonista Brandon Allen (che ha fatto la sua prima apparizione in "Time Pieces") e, come ultimo componente, del batterista Chris Higginbottom.
Dopo aver invitato il rinomato sassofonista italiano Stefano Di Battista ad unirsi alla formazione in numerosi concerti in tutta Europa, Kyle lo ha invitato a portare la sua lussureggiante e lirica sensibilità allo studio Sestant La Fonderie di Malakoff, in Francia, per registrare quattro brani del nuovo album. Il più importante di questi è una reinterpretazione acustica, intima e sognante, di "Love Theme from Cinema Paradiso", scritta da Ennio Morricone, uno dei compositori preferiti di Kyle; avendo suonato in precedenza con il grande compositore italiano, Di Battista porta un'intima familiarità al pezzo.
"Tutti noi abbiamo simili gusti musicale", aggiunge, "e dopo aver suonato insieme per un po' abbiamo sviluppato una camaraderie ed un dialogo musicale unico che ci permette di suonare in maniera sincrona e sapere in modo intuitivo quando prendere un assolo. Questo riporta a gruppi come quello di Blakey dove tutti avevano un ruolo uguale nel contribuire alla composizione, all'arrangiamento ed all'improvvisazione".
Crescendo insieme al padre, il leggendario attore e regista Clint Eastwood, che amava il jazz e suonava il pianoforte, ed alla madre che svariava dalla Motown al jazz dagli anni '50 fino agli anni '70, la passione iniziale di Kyle per il jazz fu accesa non solo presenziando ai concerti di Ella Fitzgerald, Sarah Vaughan, Stan Getz, Buddy Rich e (il suo primo) Count Basie, ma avendo anche l'opportunità di incontrare queste leggende.
Mentre imparava a suonare il pianoforte, la chitarra elettrica ed, infine, il basso acustico, la sempre evolvente sensibilità jazz di Kyle gravitava verso i classici gruppi degli anni '50 e '60 che catturarono lo spirito di quello che lui definiva "hard-bop lirico, pieno di groove e di sofisticate armonie. Questo stile è stato esemplificato da Art Blakey and the Jazz Messengers nel periodo in cui Lee Morgan e Wayne Shorter erano nel gruppo, dalle registrazioni Blue Note di Horace Silver e dei diversi quintetti di Miles Davis negli anni '60. Come bassista, Kyle è stato anche profondamente influenzato da un altro gigante di questa epoca, Charles Mingus, a cui lui ed il suo gruppo porgono omaggio attraverso una versione esplosiva del classico "Boogie Stop Shuffle", che racchiude il viaggio multisfaccettato di "In Transit".
Le intensi e vibranti reinterpretazioni di classici jazz presenti in "In Transit" - "Blues in Hoss Flat", di Count Basie, "Boogie Stop Shuffle" di Mingus e "We See" di Thelonious Monk - creano un meraviglioso senso duale per Kyle che porge omaggio alle sue influenze, ma portando queste tradizioni in un contesto contemporaneo.
Le composizioni originali come l'ibrido "Rockin 'Ronnies" (un omaggio al jazz club Ronnie Scott's, il locale preferito della band a Londra) ed il viaggio ad alti ottani attraverso una frenetica “Rush Hour” evidenziano i talenti compositivi di ogni membro individualmente e collettivamente. Tra le altre tracce incluse nell'album, c'è "Jarreau", scritta da McCormack, che rende omaggio al defunto cantante, prendendo in prestito alcune linee di armonia e cambi di accordo di due celebri pezzi del cantante: “Not Like This” e “Soulful Times, un ruggente pezzo di soul-jazz che apre la raccolta e introduce il senso di ensemble con un semplice swing, con le luminose armonie del pianoforte, strumenti a fiato dinamici ed un contagioso groove da parte di Kyle e Chris Higginbottom.
Durante il primo decennio di registrazioni, Kyle ha flirtato con una serie di interessanti approcci stilistici, tra cui il sofisticato jazz electro-cool (Paris Blue, 2004), lo smooth e gioioso "grooving jazz" degli anni '70 (Now, 2006), lo chic, urbano, e culturalmente eclettico (Metropolian, 2009). L'uscita di "Songs From the Chateau" del 2011 segnò una nuova svolta nell'evoluzione musicale del bassista, impegnata in quel tipo di spirito di ensemble di cui Kyle parla così affettuosamente.
"Questa è la mia epoca preferita nel jazz", dice Kyle. "Penso che in quei giorni c'erano molti grandi ed innovativi musicisti e bandleaders, che si stavano in qualche modo allontanando dai soliti standard e stavano giocando di più con le armonie creative e con la scrittura di brani più originali. Amo anche il modo in cui hanno sperimentato musica più avanguardistica e sul loro modo di creare nuovi standard nella musica jazz. Tutte queste band sono state notevoli sia per la loro incredibile chimica che per l'interazione basata su grandi rapporti musicali. È un momento creativo che non mi stanco mai di rivisitare, sia come ascoltatore, che come esecutore e artista".
In accordo con il suo titolo cinetico, "In Transit" vede Kyle e la sua band gestire una gamma completa di terreno musicale emotivo, aprendo a orizzonti freschi con un senso di curiosità ed avventura. "Credo davvero che tutti abbiano suonato al massimo su questo album e sono veramente felice del risultato", dice "Ho preso una pausa dall'ascoltarlo per un quasi un mese dopo aver finito di registrarlo e poi l'ho ripreso quando sono tornato in California. L'ho messo in macchina ed è tornato in vita in modi emozionanti che mi ricordano quanto sia felice di suonare con questi musicisti incredibilmente inventivi. Poiché tante delle canzoni sono state registrate al primo take, questa è anche una grande rappresentazione di ciò che suoniamo dal vivo. La gente romanticizza i viaggi che dobbiamo fare, ma trascinare le nostre attrezzature in tutto il mondo è parte del nostro lavoro. Quando siamo sul palco, suonare la musica e sentire l'energia dei fans, è un'esplosione!"

(tratto liberamente dal comunicato stampa)


 

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