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Avishai Cohen - 1970

Scritto da Elfio Nicolosi on . Postato in Nuove uscite straniere

Come hanno dimostrato le ultime stellari performance nelle maggiori sale del mondo il compositore-bassista israeliano Avishai Cohen, è al culmine della sua forza creativa. Coloro che hanno seguito la carriera di Cohen negli ultimi quindici anni sapranno che i suoi riferimenti musicali vanno ben oltre, passando perfettamente dalla musica classica al jazz ed alle canzoni tradizionali in Ladino. Il nuovo album di Cohen "1970" mette in evidenza il lato più accessibile del suo talento, però senza compromettere la sua integrità artistica.


1970Come hanno dimostrato le ultime stellari performance nelle maggiori sale del mondo il compositore-bassista israeliano Avishai Cohen, è al culmine della sua forza creativa. Coloro che hanno seguito la carriera di Cohen negli ultimi quindici anni sapranno che i suoi riferimenti musicali vanno ben oltre, passando perfettamente dalla musica classica al jazz ed alle canzoni tradizionali in Ladino. Cohen suona e canta magnificamente, dando spesso sfogo al suo amore per la melodia così come all'arte dell'improvvisazione. Il suo nuovo album "1970" mette in evidenza il lato più accessibile del suo talento, però senza compromettere la sua integrità artistica.
"Non è un disco jazz", spiega. "Non so cosa sia, ma ho sempre avuto una connessione con il pop. Mi piace il pop tanto quanto mi piace Bach e Charlie Parker. Cantare è diventata una questione molto seria nella mia vita con il passare del tempo. Mi è stato chiesto da molte persone, quando sarà il tuo prossimo album vocale? Ebbene, eccolo."
Un successore del tutto degno di "From Darkness" del 2015, "1970" è probabilmente ad oggi la pubblicazione di Cohen con il maggior appeal mainstream, in quanto vede il bassista-vocalist svelare 12 pezzi che vanno da sincere canzoni originali in inglese come "Emptiness" e "Blinded" a riproposizioni di vivaci canzoni popolari del Medio Oriente.
Cohen e la sua superlativa banda che comprende il percussionista Itamar Doari, il chitarrista Elyasaf Bishari, il tastierista Jonatan Daskal, il batterista Tal Kohavi, la violoncellista Yael Shapira e la vocalist Karen Malka, già presenti in precedenti uscite, regalano raffinati arrangiamenti che sono allo stesso tempo invidiabilmente concisi e radio-friendly.
Unità, compassione e familiarità sono temi ricorrenti nei lavori di Cohen e li esprime vividamente su pezzi come "Song Of Hope". "Suppongo che l'album sia molto simile ad un diario personale, con un sacco di cose emotive. Ho dovuto scrivere "Song of Hope" a causa dello stato del mondo e dei tempi in cui viviamo ".
Cohen mette in scena un paesaggio più confessionale su pezzi come "My Lady and Move On", dove introduce la gioia dell'amore e il dolore di un cuore spezzato, attingendo al vocabolario di cantautori classici come Stevie Wonder, il genio della musica soul che ha avuto un grande influenza su diverse generazioni di artisti jazz.
"I titoli sono sempre difficili", sostiene Cohen. "Volevo qualcosa di specifico ma aperto ed ho deciso che la musica sarebbe stato un ritorno ed avrebbe avuto una connessione spirituale con gli anni '70. Tutte le mie influenze sono africane o afro-americane, come Stevie, il soul ed il funk venuto prima dell'hip-hop, che pure mi piace. Penso che tutte queste influenze siano evidenti, e volevo un marchio che fosse chiaro. Doveva essere il 1970."
Cohen ha arrangiato il materiale per una sezione ritmica elettrica in cui il suono incandescente del Rodhes fosse prominente, ed utilizza questo sfondo per un effetto brillante sulle tracce sopra descritte così come su una fantasiosa rievocazione di uno degli immortali inni gospel, "Sometimes I Feel Like A Motherless Child". Ad ogni modo egli suona, con tutto il suo caratteristico virtuosismo, anche il basso acustico su varie tracce, come sul pezzo tradizionale Yemenita "Se'i Yona", con l'oud di Elysaf Bishari in primo piano, che produce un'intensa malinconia.
Oltre ad essere "album vocale" "1970" segna una ulteriore differenza, rispetto alle sue uscite precedenti. L'artista ha visto la necessità di attingere dal talento di un esperto produttore.
"Ho prodotto tutti i miei album fino ad ora, ma in una registrazione dove canto, suono ed arrangio ho sentito che avevo bisogno di un produttore, quindi ho portato Jay Newland. È un grande produttore, ingegnere e mixer il cui curriculum è incredibile - Norah Jones, Charlie Haden - voglio dire che ha lavorato con quasi tutti. Era concentrato come ascoltatore ed ingegnere, ed ha portato un vero calore al suono.... era esattamente quello di cui l'album aveva bisogno."
Interessante è anche il modo in cui Cohen ha messo il proprio spin sulla musica urbana contemporanea e sul pop classic, con cover di brani come "The Watcher" della leggenda dell'hip-hop, Dr.Dre e "Come Together" dei Beatles, oltre che continuare a studiare il proprio patrimonio culturale del Medio Oriente. Non è una sorpresa trovare una versione di un altro classico di Lennon & McCartney, "For No One", su "1970" accanto a pezzi originali in cui racconta storie con la sua voce ed il suo suono. Questo nuovo lavoro rivela così ancora più strati della personalità dell'artista, mentre naviga su territori familiari o sconosciuto sia in termini di materiale che di arrangiamenti.
Il 1970 è stato un anno significativo e "1970" è un album significativo nel 2017.

(tratto liberamente dal comunicato stampa)


 

 

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