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Louis Hayes - Serenade for Horace

Scritto da Elfio Nicolosi on . Postato in Nuove uscite straniere

Louis Hayes fa il suo debutto da leader per la Blue Note Records con "Serenade for Horace", splendido tributo al suo mentore ed amico. L'album mostra Hayes dirigere una scintillante formazione che comprende il bassista Dezron Douglas, il vibrafonista Steve Nelson, il pianista David Bryant, il tenorsassofonista Abraham Burton ed il trombettista Josh Evans.


Serenade for HoraceNel 1956, un adolescente Louis Hayes si trasferì dalla sua città natale Detroit a New York, su raccomandazione del bassista Doug Watkins, per suonare la batteria per il leggendario pianista, compositore e bandleader Horace Silver. Fu il momento decisivo della carriera di Hayes perché nel mese di novembre di quell'anno debuttò in sala di registrazione nell'album capolavoro "6 Pieces of Silver" per Blue Note Records, che presentava l'indelebile performance del quintetto della classica composizione "Señor Blues".
Ora Hayes fa il suo debutto da leader per la Blue Note Records con "Serenade for Horace", splendido tributo al suo mentore ed amico. Co-prodotto dal Presidente della Blue Note Records Don Was e dal bassista Dezron Douglas con l'eminente Maxine Gordon in qualità di produttore esecutivo, l'album mostra Hayes dirigere una scintillante formazione che comprende oltre allo stesso Douglas, il vibrafonista Steve Nelson, il pianista David Bryant, il tenorsassofonista Abraham Burton ed il trombettista Josh Evans. Avendo guidato questo particolare combo negli ultimi anni, Hayes e la band mostrano un immediato interplay.
Hayes aveva appena 19 anni quando si unì alla prima versione del Horace Silver Quintet. Citando Philly Joe Jones e Papa Joe Jones come due delle sue prime influenze, Hayes si era già guadagnato una notevole reputazione come abile batterista a Detroit, dopo aver suonato con musicisti come Yusef Lateef e Kenny Burrell. Quando Silver ingaggiò Hayes, il batterista ricorda che il pianista non gli fornì delle istruzioni dettagliate su come suonare la sua musica. "Mi dette solo alcuni dischi da ascoltare. Ma in realtà avevo già sentito quei dischi a Detroit", dice Hayes. "Così presi la mia batteria ed iniziai a fare praticare accanto ai dischi. Quando registrammo il primo album, ascoltavo solo Horace suonare il pianoforte e lo seguivo."
Dopo "6 Pieces of Silver" Hayes continuò a suonare con il quintetto di Silver fino al 1959, prestando i suoi intricati e ballabili ritmi hard-bop su altri tesori come "Further Explorations", "The Stylings of Silver", "Blowin’ the Blues Away", e "Finger Poppin’". L'album "Live at Newport '58", che presentava il quintetto con Hayes, venne pubblicato nel 2008 dopo che i nastri furono trovati nell'archivio della Biblioteca del Congresso.
Su "Serenade for Horace", Hayes rivisita tre classici hard-bop, "Señor Blues", "Juicy Lucy" e "St. Vitus Dance", che aveva registrato con Silver. Per il resto dell'album, offre rigeneranti makeovers di altre gemme di Silver tra cui "Song for My Father" (con il collega d'etichetta, Gregory Porter che presta la sua voce soul), "Ecaroh", "Lonely Woman", "Room 608", "Silver’s Serenade", "Summer in Central Park" e "Strollin". Hayes inoltre contribuisce con un sorprendente pezzo originale "Hastings Street", la cui melodia e l'impeto swing si adatta perfettamente all'interno di un tributo a Silver.
Anche se l'ingaggio di Hayes nel Horace Silver Quintet, durò solo tre anni, egli rimase un buon amico di Silver fino alla sua morte nel giugno del 2014 all'età di 85 anni. Hayes ricorda di aver visitato spesso Silver nella sua casa di New Rochelle, New York, negli ultimi anni. "Horace ed io avevamo delle conversazioni molto serie", dice Hayes. "Era una persona molto riservata, non gli piaceva incontrare molte altre persone in quel periodo. Ma lui voleva che stessi con lui in questo momento particolare della sua vita, quando si stava preparando a fare quella transizione. Mi disse: "Louis, sei parte del mio patrimonio".
Nel recente passato, ad Hayes è stato chiesto in diverse occasioni di partecipare a vari altri progetti di tributo a Horace Silver. Ma ha sempre rifiutato le offerte per rispetto e per la sua amicizia con Silver. "Non ho mai voluto fare niente solo per fare soldi" spiega Hayes.
Ma fu il figlio di Silver, Gregory, ad incoraggiare Hayes a registrare l'album tributo. Ed una volta ricevute le benedizioni della famiglia, Hayes ha insistito affinchè il progetto fosse pubblicato per la Blue Note Records. "La prima volta che ho registrato nella mia vita fu nella casa di Rudy Van Gelder", dice Hayes. "Non avrei registrato quest'album per nessun'altra etichetta".
L'enorme amore e rispetto di Hayes per Silver si avvertono immediatamente su "Serenade for Horace". Quando riprende "Señor Blues", "Juicy Lucy" e "St. Vitus Dance", accentua l'ingegnosità melodica di Silver, pur modificando sottilmente il flusso ritmico delle canzoni. Per esempio, "Señor Blues" si sposta verso un sottile flusso "blueseggiante" rispetto al percolante e latineggiante originale, mentre "St. Vitus Dance" rimbalza ad un ritmo più veloce. Una delle differenze più definitive nelle suddette riletture deriva sicuramente dalla presenza del prezioso vibrafono di Nelson. "Avere Steve Nelson è stato molto importante perché non volevo lo stesso line-up che avevamo originariamente nel quintetto. Ho voluto cambiarlo", spiega Hayes.
In una mossa strategica, "Serenade for Horace" inizia con una fiera interpretazione di "Ecaroh" (Horace scritto all'incontrario), una delle prime composizioni di Silver registrata originariamente con Art Blakey, con cui aveva brevemente co-diretto i Jazz Messengers. Dopo che Blakey e Silver si separarono, Hayes immediatamente riempì il suo posto sulla sedia del batterista. Hayes porta uguali quantità di spirito sulle restanti composizioni di Silver, che spaziano dei primi anni '60 ai primi anni '70, quando Silver flirtò con il pianoforte elettrico ed il jazz fusion.
Quando Hayes abbandonò l'Horace Silver Quintet nel 1959, unì le forze con Cannonball Adderley con cui rimase fino al 1965. Quindi trascorse i seguenti due anni a suonare nel trio di Oscar Peterson. Hayes ha suonato e registrato con numerosi titani del jazz tra cui John Coltrane, Dexter Gordon, Freddie Hubbard, Joe Henderson e McCoy Tyner.
Anche se Hayes ha debuttato in un album eponimo nel 1960 per la Vee-Jay Records, fu solo agli inizi degli anni '70 che la sua carriera da bandleader cominciò a fare rumore in maniera significativa, in particolare con le sue band con Junior Cook e Woody Shaw. L'album del 1974, "Breath of Life" (Muse) contribuì ad infiammare la sua carriera come leader.
Divenuto adesso un'icona vivente del jazz, Hayes si mantiene ancora effervescente facendo il suo auspicato ritorno alla Blue Note Records, l'etichetta che contribuì a lanciare la sua carriera internazionale. E per il suo 80° compleanno, celebrerà l'uscita di "Serenade for Horace" con una performance al Dizzy’s Club Coca-Cola di New York.
"Sono molto contento di quest'album perché Don Was ed il resto della gente della Blue Note Records ha gestito tutto così meravigliosamente".

(tratto liberamente dal comunicato stampa)

 

 

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