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Julian Argüelles - Circularity

Scritto da Elfio Nicolosi on . Postato in Nuove uscite straniere

Dopo i suoi contributi alla registrazioni di Kenny Wheeler e John Taylor, “Circularity” è l'album di debutto di Julian Argüelles con l'etichetta Cam Jazz. Otto pezzi originali, recanti la firma del leader e suonati con un quartetto vero e testato: Argüelles al sax tenore e soprano sax, Dave Holland al contrabbasso, Martin France alla batteria e, ovviamente, John Taylor al pianoforte.

Il percorso artistico di Argüelles è quello di un musicista che ha sempre cercato di andare avanti alla ricerca di nuove forme espressive, così come delle sfumature sonore e tessiturali dei suoi pezzi.
Sulla scena da quasi 30 anni (anche se lui è ancora sotto i 50), il sassofonista britannico ha pubblicato il suo primo disco come leader nel 1991. Da allora, la crescita è stata continua e il suo sviluppo lo ha reso un musicista che riesce a non essere mai uguale a se stesso, ma, comunque, sempe riconoscibile.
Nel pezzo di apertura , “Triality”, il suo sax si basa sull'introduzione da parte della sezione ritmica, per poi poi lanciarsi rapidamente in un lungo assolo che mostra la grande verve improvvisativa di Argüelles.
L'incantevole “Circularity”, è guidata da una groove che rivela una forte empatia all'interno del quartetto. D'altra parte, con l'eccezione di Holland (che ha sostituito Mick Hutton), questa è la stessa formazione che ha registrato “Phaedrus” nel 1991 e il titolo sia del pezzo che di tutto l'album probabilmente si riferisce alla chiusura di un circolo artistico e umano.
Poi c'è “A Simple Question”, con una introduzione ipnotica di John Taylor; l'esotica “Unopened Letter” e la gentile "Wilderness Lane", fino al pezzo di chiusura, il soft “A Lifelong Moment”.
Questo è un ottimo album per festeggiare al meglio un nuovo artista che entra nel team della Cam Jazz.
L'album è stato registrato presso il Curtis Schwartz Studio di Ardingly, West Sussex, e mixato al Bauer Studios di Ludwigsburg.

Una band composta da musicisti che sono essi stessi degli artisti significativi nello sviluppo di questa musica, non è di per sé garante di grande musica, ma questo disco non delude. Sarebbe difficile sopravvalutare l'energia elettrica e il groove che la combinazione di Dave Holland e Martin France portano a qualunque ritmo ed il tocco distintivo, il fraseggio elastico e la manipolazione sublime di armonia e melodia di John Taylor, che costituiscono ricche risorse da sfruttare in queste ben bilanciate composizioni. (Mike Collins - londonjazznews.com)

 

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