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Ambrose Akinmusire - A Rift in Decorum: Live at the Village Vanguard

Scritto da Elfio Nicolosi on . Postato in Nuove uscite straniere

Con il suo nuovo album doppio "Rift in Decorum: Live at the Village Vanguard", Ambrose Akinmusire raggiunge un nuovo pinnacolo: lui ed i suoi compagni di lunga data Sam Harris (pianoforte), Harish Raghavan (basso) e Justin Brown (tamburi) si uniscono ad uno distinto gruppo di grandi artisti jazz che hanno fatto delle registrazioni dal vivo nel celebre club newyorkese.


A Rift in Decorum: Live at the Village VanguardAcclamato dalla NPR Music come "uno dei nomi più citati nel jazz contemporaneo", il 35enne trombettista, Ambrose Akinmusire, sui suoi precedenti album Blue Note "When the Heart Emerge Glistening" (2011) e "the imagined savior is far easier to paint" (2014) si è dimostrato un artista di rara abilità e di vasti interessi. Con il suo nuovo album doppio "Rift in Decorum: Live at the Village Vanguard", Akinmusire raggiunge un nuovo pinnacolo: lui ed i suoi compagni di lunga data Sam Harris (pianoforte), Harish Raghavan (basso) e Justin Brown (tamburi) si uniscono a uno distinto gruppo di grandi artisti jazz che hanno fatto delle registrazioni dal vivo nel celebre club newyorkese.
"Justin e io abbiamo parlato a lungo degli spiriti che si possono sentire al Vanguard", racconta Akinmusire. "È come essere abbracciato dagli spiriti là dentro. Anche solo per le persone che si sono presentate: Lee Konitz venne durante la settimana, come anche Billy Hart. Soprattutto in un momento come adesso, è bello avere un posto che esiste ancora allo stesso modo in cui esisteva originariamente".
Akinmusire, che ha lavorato maggiormente in quintetto con il tenorsassofonista Walter Smith III al suo fianco, su "A Rift a Decorum" invece opta per un più semplice quartetto. "Nella storia non si conoscono tanti quartetti di tromba", dice il leader. "Penso che un sacco di trombettisti si siano tenuti lontano da esso. Ma mi è piaciuta la sfida. Quando sono in quartetto mi sento un po' più libero di esprimere tutte le mie influenze".
A proposito del titolo dell'album, Akinmusire narra: "Un "rift" per me riguarda la ricerca di un singolo momento. Penso che le "fratture" rendano le cose più belle. "Decorum" invece si lega ai miei sentimenti su quello che sta accadendo in questi giorni, musicalmente e nel mondo. Ma c'è anche qualcosa sulle tende rosse del Vanguard: in qualche modo in relazione a quella immagine visiva "A Rift in Decorum" ha senso per me. Musicalmente, vorrei aggiungere, il titolo riguarda il celebrare i negativi ed i positivi, le parti brutte e quelle belle".
Come si manifestano queste fratture nella musica? "Ho cercato davvero di esplorare gli estremi", spiega il trombettista. "Prendo le cose che ti sono di fronte e le cose che non lo sono, e poi cerco di mescolarle per suggerire una via di mezzo o addirittura per mettere in discussione ciò che è in mezzo. E' proprio questo che deve fare il quartetto che ho in mente. Quindi avremo un pezzo in cui suoniamo un sacco di materiale e poi avremo qualcosa di molto più frugale, minimale, quasi alla Morton Feldman, o come un "Nocturne" di Chopin.
I compagni di band di Akinmusire, unicamente in sintonia con i suoi istinti musicali e con i suoi obiettivi, portano questi estremi in vivido rilievo, dalla rapida intricatezza di "Brooklyn (ODB)", "Trumpet Sketch" e "H.A.M.S." (abbreviazione di “hard-ass m-f’ing song”) alla calma prevalente di “A song to exhale to (diver song)”, o al solenne lirismo di "Withered".
Il più lungo legame della band è tra Akinmusire e Justin Brown: "Suoniamo insieme da quando suono jazz. Ho incontrato Justin quando avevo 14 o 15 anni. C'è una lunga storia di trombe e batterie insieme, quindi è stato bello crescere e svilupparsi con un batterista fantastico come lui".
Akinmusire ha incontrato Harris e Raghavan circa nello stesso periodo alla metà degli anni '00. "Sam ed io siamo andati insieme alla Manhattan School of Music. Ogni volta che lo sentivo, mi sembrava che riuscisse a suonare in maniera completamente diversa. Conosce un sacco di arte contemporanea, musica classica, ogni genere di cose, e credo che sia davvero d'aiuto quando compongo. È un tipo curioso e studia continuamente. Ho conosciuto Harish quando ero al Thelonious Monk Institute. E' l'istigatore della band: dal momento in cui iniziamo lui prende subito un percorso completamente diverso. Quando facciamo delle masterclass, dico che Harish si avvicina a questa musica come ad una qualche forma moderna di Dixieland o qualcosa del genere - improvvisa e pensa alla melodia e spesso esce dal suo registro".
L'avanzamento armonico della musica ed i suoi oscuri e misteriosi moods, si incontrano con la particolare bellezza e potenza del palco del Vanguard. Gli effetti espressionistici che Akinmusire emana dal suo strumento (tutta la parte degli "estremi" menzionati sopra) sono radicati in un'eredità di tromba che si estende ben oltre le aspettate influenze post-bop, per includere il jazz dei primordi e l'avanguardia.
C'è una storia affascinante dietro il pezzo d'apertura: “Maurice and Michael (sorry I didn’t say hello)”: "L'ho scritto quando avevo la residenza al Monterey Jazz Festival. Il luogo in cui stai per comporre è così bello. Sei da solo affacciato sull'oceano, e se guardi a destra, quando è limpido, puoi vedere San Francisco e Oakland. Non molto tempo dopo avrei incontrato qualcuno con cui ero cresciuto di nome Maurice, che aveva un fratello di nome Michael. Non li vedevo sin dal liceo. Maurice sembrava avere qualcosa, i suoi occhi erano rossi, lui poteva appena camminare, e non l'ho potuto salutare. Ora sono qui vestito in maniera fantasiosa, con le mie cuffie costose e gli occhiali Moscot, mentre questo ragazzo con cui sono cresciuto sembra essere un senza tetto. Mi ha colpito veramente. Mi sono passati tanti pensieri: "Penso di essere migliore di lui?" "Che mi debba vergognare per qualunque successo che credessi di avere?"
Gli altri titoli sono altrettanto evocativi: la "chiusura" in "Piano Sketch (beyond enclosure)" si riferisce al fatto che la musica sia stata scritta senza linee di barre. "Diver song" è il compositore che immagina "un subacqueo con le attrezzature per l'immersione che scende in maniera davvero lenta" e questa sia una specie di colonna sonora di quel momento. “A moment in between the rest (to curve an ache)” riguarda "proprio il momento quando succede qualcosa, ed il momento appena successivo. È come se avessi due momenti e giusto nel mezzo c'è il momento in cui ti fermi". Immagina se, il momento in cui hai un dolore e poi ti fermi e lo curvi, questo avesse un suono."
Si potrebbe ragionevolmente chiedere se la band si sentisse sotto pressione quella settimana al Vanguard, seguendo le orme di questi giganti. "Non sento la pressione quando suono con la mia band", risponde Akinmusire. "Forse ha qualcosa a che fare con me, che non vivendo a New York, mi sento come una persona normale, solo un ragazzo normale che suona la tromba. E mentre divento più anziano diviene sempre più una cosa spirituale. Il mio compito è quindi quello di fare tutto il lavoro necessario per consentire allo spirito di passare attraverso di me".

(tratto liberamente dal comunicato stampa)

 

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