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Bill Evans - Some Other Time: The Lost Session From The Black Forest

Scritto da Elfio Nicolosi on . Postato in Nuove uscite straniere

Resonance Records sta per pubblicare Some Other Time: The Lost Session From the Black Forest del Bill Evans Trio, un album in studio inedito ed estremamente raro, registrato il 20 giugno 1968 dai leggendari produttori tedeschi Hans Georg Brunner-Schwer e Joachim-Ernst Berendt. L'album, che non è mai stato pubblicato in alcuna forma, uscirà sabato 16 aprile 2016, in occasione del Record Store Day.


Some Other Time: The Lost Session From The Black ForestResonance Records sta per pubblicare Some Other Time: The Lost Session From the Black Forest di Bill Evans, un album in studio inedito ed estremamente raro del Bill Evans Trio, registrato il 20 giugno 1968 dai leggendari produttori tedeschi Hans Georg Brunner-Schwer e Joachim-Ernst Berendt. Risonance rilascerà quest'album, che non è mai stato pubblicato in alcuna forma, sabato 16 aprile 2016, in occasione del Record Store Day, in una speciale edizione limitata, numerata a mano, in un doppio LP in vinile, e quindi in un lussuoso cofanetto di due CD, il 22 aprile 2016.
Zev Feldman di Resonance Records sta rapidamente sviluppando una reputazione come l'Indiana Jones del jazz, per la sua straordinaria capacità di scoprire tesori nascosti ed inediti, registrazioni che nessuno immaginava esistessero. Ancora una volta, l'ostinata determinazione di Feldman nel perseguimento di grandi registrazioni jazz, e la preziosa collaborazione del presidente dell'etichetta George Klabin, ha dato i suoi frutti nella scoperta ed il rilascio di questo nuovo straordinario album di Bill Evans.
Quest'album rappresenta un'importante aggiunta all'eredità che Evans ha lasciato al mondo, costituendo l'unica registrazione in studio esistente del suo trio nell'iterazione che presentava il batterista Jack DeJohnette ed il bassista Eddie Gomez, una versione esistita per appena sei mesi nel 1968.
Feldman ha scoperto questa registrazione sconosciuta per puro caso. Nel mese di aprile 2013 a Brema, in Germania in occasione della conferenza Jazzahead, gli capitò di incontrare un figlio del compianto grande produttore di jazz tedesco, Hans Georg Brunner-Schwer (familiarmente conosciuto come HGBS), il fondatore della leggendaria etichetta jazz, MPS. Confrontando le sue note con quelle del più giovane Mr. Brunner-Schwer, Feldman scoprì che la famiglia HGBSs possedeva nei suoi archivi un album in studio inedito dal trio di Bill Evans con Eddie Gomez e Jack DeJohnette.
Dopo aver ascoltato una traccia su un autoradio nel parcheggio al di fuori della sala congressi, Feldman decise di acquisire l'album per la Risonance. Si era convinto che il mondo avrebbe dovuto ascoltare questa musica, che rappresenta un capitolo sotto-documentato nel percorso creativo di Bill Evans. Gli album in studio Bill Evans sono già rari di per se stessi, ma in particolare questo trio non aveva mai registrato in studio; l'unica registrazione finora disponibile è una registrazione di un concerto dal vivo fatta al Montreux Jazz Festival cinque giorni prima, e pubblicato dalla Verve.
Questo album è rimasto praticamente dimenticato per quasi cinquant'anni principalmente a causa del modo in cui venne concepito. Esso venne registrato sotto l'impulso del momento. Il noto produttore e scrittore Jazz Joachim-Ernst Berendt, che aveva ascoltato le performance dell'Evans Trio al Festival di Montreux, rimase così impressionato che esortò sia HGBS che il manager di Bill Evans, Helen Keane, a portare il trio allo studio MPS di HGBS a Villingen nella Foresta Nera per registrare, durante un intervallo del tour nel mese di giugno del 1968. L'accordo di registrazione, scritto frettolosamente, imponeva che nessuna pubblicazione poteva essere fatta senza alcune approvazioni. Dopo tutto, Bill Evans era sotto contratto con un'altra etichetta. Col passare del tempo però nessuno volle sfruttare quell'occasione ed i nastri rimasero a giacere negli scaffali di un archivio nella Foresta Nera, un luogo lontano dal normale ambito sia di Bill Evans che di Helen Keane. Dopo alcuni anni quei nastri furono del tutto dimenticati, e tutti i protagonisti morti. Evans, Helen Keane e Berendt morirono tutti entro il 2000, e HGBS scomparse nel 2004. Da allora l'album era diventato, a tutti gli effetti, una dimenticata reliquia storica.
Facendo un salto al 2013 si inserisce nella storia il detective Zev Feldman, che non perde mai l'occasione di esplorare quelle registrazioni sconosciute che possano esistere quando incontra qualcuno con una connessione con il jazz. Grazie all'incontrò con un membro della famiglia Brunner-Schwer, con un po' di lavoro di scavo e molta determinazione, si trovò sulle tracce di un altra significativa e sconosciuta registrazione di jazz che chiedeva solo di essere liberata.
Deciso a portare questa musica alla conoscenza del pubblico, Feldman non appena seppe dell'esistenza di questo album, divenne instancabile nella sua volontà di realizzarlo. Quando finalmente ascoltò l'intero album, descrisse l'esperienza come rivelatrice: "La mia mente esplose nello stesso istante in cui l'ascoltai, e fu questo il motivo per cui George [Klabin] mi costrinse a fare il giro di mezzo mondo per andare in Germania: proprio per cercare rare registrazioni come questa". Dopo diversi viaggi in Europa per spingere in avanti il progetto, nel 2015, furono infine siglati gli accordi con tutte le parti in causa e Resonance fu in grado di andare avanti con il rilascio.
Bill Evans è uno dei pianisti più influenti nella storia del jazz. Nel suo saggio incluso nel cofanetto, il giornalista, autore e storico di jazz Marc Myers descrive la carriera di Evans come composta da quattro distinti periodi o fasi stilistiche. Il primo di questi Myers l'ha descritto come "gli anni dell'apprendistato" di Evans, un periodo che si estendeva tra gli anni 1953 e 1961, durante i quali, si esibì spesso come sideman, ma nel quale cominciò anche a registrare come leader. Il secondo periodo, quello dello "swinging romantico" si dipana tra il 1961 e il 1966 quando iniziò a diventare una forza nel jazz. Questa è stata seguita da un periodo che Myers chiama del "poeta percussivo", che crede si sia avviata con l'ingresso nella formazione del bassista Eddie Gomez. Il periodo del "poeta percussivo" durò fino al 1978. Quindi Myers si riferisce alla fase artistica di Evans negli ultimi quattro anni della sua esistenza (1978-1982) come i suoi anni da "anima persa".
Questo album cattura Bill Evans in un momento importante, ma relativamente sotto-registrato nella sua carriera. Myers lo descrive come un documento importante che mette in luce la transizione da "swinging romantico" a "poeta percussivo".
Ed anche se Eddie Gomez sarebbe rimasto un collaboratore di Bill Evans per molti anni e in numerose registrazioni, quest'album è rilevante per l'aggiunta di Jack DeJohnette, per cui Myers ritiene che vi sia ora una base più solida per considerare questa breve associazione come un importante capitolo della saga di Evans.
Incluso nel cofanetto c'è un libretto di 40 pagine che presenta interviste con i membri del Bill Evans Trio, Eddie Gomez e Jack DeJohnette e saggi del celebre autore e critico Marc Myers, del produttore Zev Feldman e dell'ingegnere e Studio Manager il tedesco Friedhelm Schulz, insieme con straordinarie fotografie inedite di David Redfern, Giuseppe Pino, Jan Persson e Hans Harzheim, tra cui due immagini da tedesco Hasenfratz tratte dalla sessione del 20 giugno 1968.

(tratto liberamente dal comunicato stampa)

 

Commenti   

#2 milton56 2016-04-03 09:35
Scusino la petulanza. Prima mezz'ora di ascolto dell'album: C H O C!! Choc assoluto, come direbbero i cugini francesi di Jazz Hot. Un Bill.Evans che suona futuribile ancora oggi. Feldman e Klabin sono gli eredi del grande rabdomante Cuscuna. Vado a sentire il secondo Cd. Milton56
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#1 milton56 2016-04-02 10:31
Ehm, è già uscito...e qualcuno se lo sta già ascoltando. Il fatto è che non è facile procurarsi i dischi di questa splendida etichetta (tra l'altro una organizzazione no profit) che sta facendo un magnifico lavoro di riscoperta ("Larry Young in Paris" è un album curatissimo e pieno di musica spettacolare, da segnalare ai grandi elettori del Top Jazz come candidato per la miglior edizione storica dell'anno). Speriamo che continuino a scavare negli archivi della ORTF (che sembra abbia restaurato in digitale migliaia di ore di jazz live registrato a Parigi durante la Grande Diaspora degli ultimi anni '60 - tale e quale alla nostra RAI gabelliera;-)). Milton56
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