Stampa

Dr. Lonnie Smith - Evolution

Scritto da Elfio Nicolosi on . Postato in Nuove uscite straniere

Dr. Lonnie Smith, non è solo uno dei principali organisti Hammond B-3 nel jazz odierno, ma all'età di 73 anni riesce ancora a progredire come artista, come testimoniato da questo notevole nuovo album, opportunamente intitolato "Evolution", che vede Smith in compagnia della sua band regolare e di ospiti speciali come Robert Glasper e Joe Lovano.


EvolutionDr. Lonnie Smith, non è solo uno dei principali organisti Hammond B-3 nel jazz odierno, ma all'età di 73 anni riesce ancora a progredire come artista, come testimoniato da questo notevole nuovo album, opportunamente intitolato "Evolution". Pieno dei suoi tipici accenti, leggere carezze, scintille brillanti e linee frastagliate, "Evolution" vede Smith in compagnia della sua band regolare e di ospiti speciali come Robert Glasper e Joe Lovano.
"Evolution", segna il ritorno di Dr. Lonnie Smith alla Blue Note Records dopo 46 anni, con un progetto unico che valorizza la sua eredità come uno dei maestri della musica moderna. Con tre nuovi originali (“For Heaven’s Sake”, “African Suite” e “Talk About This”) e nuove interessanti arrangiamenti di brani come "Straight No Chaser" di Monk, "Play It Back" e "Afrodesia,", il Buon Dottore, in compagnia del suo cast, offre un sacco di sorprese e di invenzioni in aggiunta ad un serio groove.
Prodotto da Don Was, "Evolution" è uno degli album più robusti della sua lunga carriera. Mentre i suoi precedenti album lo hanno visto spesso lavorare in trio, su "Evolution", Was circonda Smith con varie configurazioni di piccoli gruppi, che presentano uno stuolo di musicisti post-bop, funk, e soul, tra cui il tenorsassofonista, clarinettista basso e flautista John Ellis, i batteristi Jonathan Blake e Joe Dyson, il chitarrista Jonathan Kreisberg, i trombettisti Keyon Harrold e Maurice Brown, ed altri.
Ma nel corso dell'album si uniscono a Smith anche diversi luminari del jazz tra cui il pianista Robert Glasper, il cui vetroso tono del pianoforte si lega molto bene al calore brunito dell'Hammond di Smith su "Play It Back". Allo stesso modo, il sassofonista Joe Lovano, che fece il suo debutto proprio sull'album di Smith del 1975 "Afrodesia", si unisce in diversi pezzi, tra cui una rielaborazione di "Afrodesia" e la ballata slow-jam "For Heaven's Sake".
Mentre Smith è il protagonista di "Evolution", il suono del gruppo funziona bene con il suo espansivo approccio al funk-jazz ed i pezzi con Harrold e Brown riportano alla mente l'energico hip-hop con inflessioni jazz dei Roots.
Ma in definitiva è proprio il sound, succoso e ricco di sfumature, dell'Hammond B-3 di Smith, approfondito da oltre 50 anni di esperienza, a rendere "Evolution" un apice della sua ormai leggendaria carriera.
"E' come in quei vecchi film western dove i cowboy marcano il bestiame", l'amabile Smith scherza prima di passare a nuove similitudini. "La Blue Note è sempre stata nel mio sangue. E' come il buon vino che è durato per tutti questi anni. Quando mi hanno chiamato, sono stato molto contento di essere di nuovo in loro compagnia. Dopo tutto, la Blue Note è per il jazz quello che la Motown è per il soul. Pensate come un'etichetta come la Blue Note abbia superato la prova del tempo e registrato tutti questi grandi musicisti. Essere ancora qui per me è un onore".
Un maestro del groove, di sofisticate armonie e di indelebili qualità melodiche, Smith è solo l'ultima delle leggende del jazz che negli ultimi anni si sono ricongiunte alla Blue Note, con nuova musica vitale, insieme a Wayne Shorter, Bobby Hutcherson e Charles Lloyd.

(tratto liberamente dal comunicato stampa)


 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna