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Mike Reed: People Places and Things - A New Kind of Dance

Scritto da Elfio Nicolosi on . Postato in Nuove uscite straniere

Quando il batterista Mike Reed non suona, passa molto del suo tempo sia a guardare gli altri che lo fanno, che ad osservare il pubblico. Infatti come organizzatore di concerti e di festival, ha informalmente potuto osservare per anni l'interazione tra performer e pubblico e quindi, mentre la sua discografia si espande rapidamente, la sua attenzione verso chi ascolta è sempre presente.


A New Kind of DanceQuando il batterista, compositore e direttore d'orchestra Mike Reed non suona, passa molto del suo tempo sia a guardare gli altri che lo fanno, che ad osservare il pubblico. Infatti come organizzatore di concerti e di festival, ha informalmente potuto osservare per anni l'interazione tra performer e pubblico e quindi, mentre la sua discografia si espande rapidamente, la sua attenzione verso chi ascolta è sempre presente.
"A New Kind of Dance", sesto album del suo quartetto di lunga durata, People, Places & Things, presenta lo stesso rapporto interattivo tra sassofonista Greg Ward ed il sassofonista Tim Haldeman; la stessa fragrante unità ritmica fornita dal leader e bassista Jason Roebke; e la stessa immarcescibile miscela di blues profondo e di misurata libertà, come i suoi superbi predecessori.
Benché il quartetto sia stato originariamente concepito per rendere omaggio ad un'epoca trascurata nella ricca storia del jazz di Chicago - vale a dire, l'hard bop pieno di soul creato da artisti del calibro di John Jenkins, Wilbur Campbell, Wilbur Ware, John Neely, e Frank Strozier, tra gli altri, alla metà/fine degli anni '50 - il combo da allora ha sviluppato un repertorio in continua espansione, esaminando ad esempio la potenza della scena di Amsterdam con il secondo album del 2013 "Second Cities Vol. 1" o scavando nella musica di figure contemporanee di Chicago sul suo album del 2009 "About Us". Ma "A New Kind of Dance" porta i confini del repertorio del quartetto più lontano che mai. "Non credo che la missione originaria del gruppo abbia molto a che fare con questo progetto" dice Reed. 
Insieme ad una serie di incisivi brani originali del batterista, il gruppo affronta anche cover di pezzi come "Fear Not of Man" dei Mos Def, del classico di Ellington-Strayhorn "Star-Crossed Lovers", o della tradizionale danza popolare bulgara "Markovsko Horo". Di questi ultimo, Reed dice che la sua inclusione è stata "un modo di riassumere alcune delle musiche che avreste voluto sentire in Serbia, Slovenia, Croazia. Io ci sono stato diverse volte, ma solo un paio di volte ho potuto incontrare la musica più tradizionale. E' stato tutto molto suggestivo ed energico, soprattutto per ballare e festeggiare."
Le connessioni di Reed alla scena musicale di Amsterdam sono radicate grazie ai legami familiari, essendo la madre cresciuta lì, ed ha così potuto sviluppare forti relazioni con i musicisti locali. Ha fatto amicizia con l'espatriato sudamericano Sean Bergin, morto nel settembre del 2012, e l'influenza della sua musica è molto evidente su "A New Kind of Dance".
Bergin ha scritto lo scatenato "Reib Letsma", ed il suo amore per il kwela del Sud Africa ha da tempo contagiato la scena olandese, come si può ascoltare nell'esuberante "Kwela for Taylor" di Michael Moore. Dice Reed, "C'è un influsso di musica improvvisata carica di groove, per lo più realizzata in Europa, ma che sembra avere la sua influenza originale dal Sud Africa. A molte di queste prime registrazioni hanno in qualche modo partecipato alcuni degli ex membri (espatriati sudafricani) del Blue Notes, il che mi ha fatto guardare un po' più da vicino e mi ha fatto capire la correlazione tra la musica di Sean Bergin, l'ICP e molti degli improvvisatori olandesi ed alcuni inglesi. Questa musica sembra anche andare in parallelo con l'improvvisazione altamente concettuale dei membri della AACM, che non riescono a scrollarsi di dosso la natura delle loro radici musicali. Credo che forse ci sia il desiderio di ricordare come questa band sia apprezzata maggiormente a livello viscerale e riesca a raggiungere quell'area che colpisce in maniera viscerale le persone, coinvolgendo per lo più il corpo in movimento".
Le registrazioni precedenti di People, Places & Things hanno spesso presentato degli ospiti cari al cuore del leader, sia per influenza musicale o per rapporti personali. I musicisti chicagoani di fine anni '50, Ira Sullivan, Julian Preister, e Art Hoyle, hanno suonato su "Stories and Negotiations" del 2010, mentre il cornettista Josh Berman ed il pianista Craig Taborn sono apparsi su "Clean on the Corner" del 2012. Sul nuovo disco Reed ha continuato la pratica, chiedendo aiuto al veterano pianista di New York Matthew Shipp ed al trombettista Marquis Hill, vincitore del Thelonious Monk Internazionale Trumpet Competition del 2014.
"Ho voluto sfidare la situazione del quartetto e rendere le cose un po' più tridimensionali, come avere un arrangiamento di fiati in tre parti o aggiungere un altro strumento armonico/ritmico a dettare il percorso."
"Ho pensato che Matthew Shipp avrebbe lanciato alcune palle curva al resto della band. Ha elevate capacità di improvvisazione, pur non restando in piedi sulla cima di una torre d'avorio. Marquis sembrava essere la scelta giusta per trovare il giusto mix con Greg e Tim. Il suo tono riesce a mantenere le cose molto centrate ed ha il pregio di suonare sempre con uno scopo ben preciso."

(tratto liberamente dal comunicato stampa)


 

 

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