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Mostly Other People Do The Killing - Mauch Chunk

Scritto da Elfio Nicolosi on . Postato in Nuove uscite straniere

Qualsiasi preoccupazione che il cambiamento del personale, dopo la fuoriuscita di Peter Evans, avrebbe compromesso la mercuriale disposizione di questa "terrorista bebop band", conosciuta come Mostly Other People Do the Killing, si è confermata infondata su "Mauch Chunk", ottavo album in studio della formazione, uscito di recente per la Hot Cup Records. 


Mauch ChunkQualsiasi preoccupazione che il cambiamento del personale avrebbe compromesso la mercuriale disposizione di questa "terrorista bebop band", conosciuta come Mostly Other People Do the Killing, si è confermata infondata su "Mauch Chunk", ottavo album in studio della formazione, uscito di recente per la Hot Cup Records.
Il trombettista Peter Evans, membro originale dalla band sin dal 2003, ha lasciato la band subito dopo la pubblicazione lo scorso anno di "Blue" - uno sconcertante remake "nota per nota" dell'iconico "Kind of Blue" di Miles Davis. Per l'occasione Evans viene sostituito in maniera credibile dal pianista Ron Stabinsky, che fece la sua prima apparizione nella band nell'eccellente "Red Hot" del 2013, che dimostra grande affinità per i famigerati ed irriverenti accostamenti stilistici del gruppo e per le ironiche citazioni, un qualcosa a cui invece Evans sembrava sempre più disinteressato con il passare degli album.
Anche il sassofonista Jon Irabagon nei suoi progetti, sembra lentamente gravitare lontano da questa estetica stravagante, anche se le sue performance assolute in questo nuovo spiritato lavoro, sembrano in linea con la usuale metodologia dell'unità.
Il bandleader, bassista e compositore Moppa Elliott continua a scrivere selvaggi e complessi pezzi "hard bop-infused", che i suoi compagni di band possono volontariamente decostruire, con il vigoroso batterista Kevin Shea che appare un complice particolarmente entusiasta.
Il tocco leggero di Stabinsky fornisce il contrasto dinamico alla prima linea, che in precedenza era dominata da una frontline di fiati, in particolare su "Mehoopany", un leggero boogaloo a cui aggiunge un tocco lieve, che chiude la sessione con una nota vivace. Irabagon e Stabinsky fanno la parte del leone negli assoli della sessione, aumentando le melodie contrappuntistiche e le armonie avanzate, mettendo in mostra grande tecnica e facendo riferimento a temi familiari dalla musica popolare e classica.
Nulla è off-limits: "Obelisk" incorpora sorprendenti ritornelli tratti da "Do the Hustle" ed una coda che richiama al minimalismo di Philip Glass; Stabinsky invoca l'Overture del Guglielmo Tell durante l'attacco di chiusura di "West Bolivar", una solare bossa nova; mentre Irabagon introduce "All of Me" durante "Mauch Chunk is Jim Thorpe," uno shuffle blues ispirato dagli scritti di Henry Threadgill.
Ma non ogni brano è infiocchettato di digressioni argute: "Herminie" alterna un groove di sapore lievemente spagnoleggiante con trascinanti accordi blues; l'episodica "Townville" è un romp folle che attraversa tre temi differenti, con una serie di intermezzi a ruota libera; mentre il valzer languido "Niagra", dedicato allo scomparso sassofonista Will Connell (che dette al quartetto il suo primo concerto al club omonimo), regala un lirismo davvero sincero.
Come con la maggior parte dei titoli di Elliott, l'album prende il nome da una cittadina della Pennsylvania, in questo caso Mauch Chunk, ora nota come Jim Thorpe, come viene abbondantemente spiegato nelle note di copertina. Mantenendo intatto il suo caos concettuale, questa ultima incarnazione continua ad inveire contro ogni convenzione, con una combinazione di sfacciata impudenza e sorprendente virtuosismo e ricordando eventi che successero oltre dieci anni fa in un club chiamato Niagra.

(tratto liberamente dal comunicato stampa)


 

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