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Marit Sandvik & Maurizio Picchiò - Travel

Scritto da Redazione on . Postato in Nuove uscite italiane

La voce è la prima cosa a colpirmi quando sento Marit cantare. Non è così strano, forse, quando si ascolta una cantante, ma Marit ha molto di più di una voce tecnicamente eccellente. E’ così dalla prima volta che l’ho sentita all’inizio degli anni ottanta; più che una voce che canta, ha una voce che racconta. Che stia cantando o comunicando in altro modo, la si ascolta sempre da vicino, poiché ha un messaggio da dare.


TravelLa voce è la prima cosa a colpirmi quando sento Marit Sandvik cantare. Non è così strano, forse, quando si ascolta una cantante, ma Marit ha molto di più di una voce tecnicamente eccellente. E’ così dalla prima volta che l’ho sentita all’inizio degli anni ottanta; più che una voce che canta, ha una voce che racconta.
Che stia cantando o comunicando in altro modo, la si ascolta sempre da vicino, poiché ha un messaggio da dare. Secondo me, la creazione della musica è tutta qui. Prendete, ad esempio, l’incantevole melodia di “Be My Song”, composta da Jorn Oien, a cui Marit ha messo le parole. Lo ha registrato la prima volta nel 1995 (“Song, Fall Soft” TRCD 834). In questa prima registrazione si sente una voce con tanto da dire e allo stesso tempo intrigante e profonda. E’ interessante, quindi, mettere a confronto l’ultima versione con la sua prima registrazione. Io trovo Marit ancora altrettanto pungente, solo, voce e stile narrativo hanno acquisito maggiore autorità e sfumatura.
Quando ho invitato Marit e il chitarrista Oystein Norvoll a Spoleto, nell’estate 2014 a collaborare ad un progetto con musicisti italiani, Maurizio Picchiò è stato la scelta più naturale per la batteria. Il suo approccio garbato al nostro repertorio ha dato terra fertile all’idea di un progetto con la musica di Marit. Grazie alla sua ampia rete di conoscenze e grande capacità organizzativa, “Travel” ha potuto essere realizzato pochi mesi dopo.
Come musicista Maurizio Picchiò ha un curriculum ricchissimo: già da adolescente ha suonato ad Umbria Jazz con Ramberto Ciammarughi, uno dei pianisti italiani più interessanti, contemporaneamente studiano la batteria con Jimmy Cobb e Jack De Johnette, fra gli altri. Al volgere degli anni ottanta è stato in tour in Italia, Svizzera e Germania col suo quartetto, attività culminata nella successiva registrazione dell’album “Biri San” per la Splas(h). Nel corso di un’intensa carriera da musicista freelance, si è esibito nella maggior parte dei festival jazz in Europa come turnista di musicisti come Scott Henderson, Roy Hargrove, Kenny Kirkaland e Maurizio Giammarco. Chi sono, quindi, i musicisti invitati da Marit e Maurizio a questo progetto?
Per Marit è stato semplice scegliere il pianista Eivind Valnes. I due hanno collaborato per molti anni, anche per “Even Then (Mother Song)” TRCD 843, il suo secondo CD. Valnes ha lavorato con la maggior parte dei musicisti di spicco norvegesi in gruppi come la Henning Gravrok Band e il Glenes/Ytreberg Quartet. Inoltre, insegna musica all’Università di Tromso.
In quanto a Maurizio Picchiò, è stato naturale scegliere un buon amico, Maurizio Giammarco. Quest’ultimo è stato una figura chiave nella scena jazz italiana dall’inizio degli anni settanta. Oltre a quelli con Kenny Wheeler, Mike Stern e Dee Dee Bridgewater, ha preso parte anche a progetti con Chet Baker, Dave Liebman, Billy Cobham, Phil Woods e molti altri.
Già a partire dall’anno successivo a quello in cui Raffaello Pareti e il suo quartetto hanno registrato “Il Ciro” (Egea 2003), l’album si è classificato fra i dieci migliori CD dell’anno secondo la rivista jazz Down Beat. Dalla metà degli anni ottanta Pareti è stato fra le figure centrali della scena jazz italiana. Fra i suoi partner musicali: Enrico Rava, Paolo Fresu, Gabriele Mirabassi, Chet Baker, Toots Thielemans, Lee Konitz ed altri.
Fabrizio Bosso è attualmente uno dei più prestigiosi trombettisti solisti del jazz e della scena italiana ed europea. All’inizio degli anni duemila, importante p stata la collaborazione col cantautore Sergio Cammariere. Nel 2004 ha pubblicato l’album “Handful of Soul” con il gruppo High Five Quintet, in tour in Giappone nel 2008. Bosso è apparso da solista con molti gruppi italiani ed europei e nel 2012 a Umbria Jazz con la Eastman Jazz Orchestra nel ruolo di Miles Davis in “Miles Ahead” e “Quiet Nights” di Gil Evans.
In questo già articolato CD, la musica è poi stata arricchita con due arrangiamenti per quartetto d’archi. Il direttore d’orchestra e compositore Luciano di Giandomenico ne è l’autore, completando così un paesaggio già molto vario.
Un’ultima cosa, ed è: godetevi il viaggio!
(dalle note di copertina di Helge Sveen)

Questo disco nasce da un viaggio, ed è stato un viaggio: di riso, lacrime e sorrisi. Mi rende felice vedere come il fare musica – cosa che amo nella vita – crei ancora amicizie nuove. Mi rende felice sentire l’appartenenza e la lotta nel portare qualcosa di nuovo. “Ci vuole una vita intera per imparare a stare al mondo”, dice il poeta norvegese Liv Lundberg. Questa è stata ed è, culturalmente, musicalmente e personalmente, una delle lezioni più belle. Voglio ringraziare i musicisti; Raffaello, Maurizio, Fabrizio, Eivind e Maurizio per essersi immersi nella musica e per averla suonata con tanto cuore e ardore. E’ stata una registrazione profondamente genuina, e amo tutti voi per questo.Marit This album was born from a travel, and has as such been one; a travel of smiles, tearsand laughter. It makes me happy to see that music-making, what I love in life, againand again creates new friendships. It makes me happy to feel the kinship and toexperience the struggle and the fellowship in bringing forward something new.”It takes a lifetime to learn to be in the world”, says Norwegian poet Liv Lundberg.Culturally, musically and personally this has been one of the most beautiful lessons.
(Marit Sandvik)

Quello che mi ha sempre affascinato della musica, in particolare del linguaggio jazz è che può offrirci la possibilità di entrare in relazione con l’altro senza finzioni, con coraggio, sincerità e onestà, alla ricerca della bellezza di cui ognuno di noi ha bisogno per vivere. Il titolo che abbiamo scelto per questo progetto mi sembra veramente centrato. In questo viaggio ognuno di noi ha voluto e ha potuto dare il meglio di sè anche grazie alle bellissime composizioni di Marit. Un grande ringraziamento va a: Fabrizio Bosso, Raffaello Pareti, Eivind Valnes; Maurizio Giammarco per il suo contributo nella scrittura degli arrangiamenti e la sua disponibilità; Luciano Di Giandomenico per la sua amicizia e la sua competenza; Giuseppe Tortora, Marcello Sirignano e & B.i.m.Orchestra Ancora grazie a Marit per la sua squisita sensibilità e per aver accettato con coraggio e generosità di mettersi in gioco.
(Maurizio Picchiò)


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