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Piero Bittolo Bon's Bread&Fox - Big Hell On Air

Scritto da Redazione on . Postato in Nuove uscite italiane

Con tutta l’intenzione di restituire il suono così come viene emesso, senza doverlo tirare a lucido, ma anzi raccogliendo e portando con sé tutto il pulviscolo sonoro che si forma strada facendo, il nuovo progetto guidato da Piero Bittolo Bon mette in primo piano un’autenticità diretta. Big Hell On Air, il lavoro uscito a settembre per Auand Records lo vede in compagnia dei suoi Bread&Fox.


Big Hell On AirCon tutta l’intenzione di restituire il suono così come viene emesso, senza doverlo tirare a lucido, ma anzi raccogliendo e portando con sé tutto il pulviscolo sonoro che si forma strada facendo, il nuovo progetto guidato da Piero Bittolo Bon mette in primo piano un’autenticità diretta. Big Hell On Air, il lavoro in uscita a settembre per Auand Records e co-prodotto da El Gallo Rojo, lo vede in compagnia dei suoi Bread&Fox: oltre al leader impegnato al sax alto, flauto e clarinetti, la formazione schiera Filippo Vignato al trombone, Glauco Benedetti alla tuba e all’euphonium, Alfonso Santimone al pianoforte e Andrea Grillini alla batteria.
Questo approccio «senza cerone né fondotinta», come lo definisce lui stesso, è frutto di una delle caratteristiche della band: «La fiducia che il gruppo si trasmette vicendevolmente – spiega Bittolo Bon – nel trattare con distacco le partiture, quasi come se fossero dei limiti. E lo sono!»
La successione delle nove tracce, tutte scritte dal compositore tranne Paper Toilet di Henry Threadgill («un brano che trovo magnifico»), scava in questa direzione sin dalla brevissima e cupa "#b2de10", quasi un’anticamera al ribollente magma sonoro che inizia a espandersi a partire da "Spice Girls From Arrakis", dove una linea ipnotica che intreccia fiati e ritmica si gonfia e si dilata, facendosi ora più ironica, ora più maestosa e imponente.
«Continuo a perseverare nella ricerca di linee motiviche – racconta Bittolo Bon – che nonostante tutto abbiano la potenzialità di essere cantabili o quantomeno di riuscire a scavarsi una piccola tana nella corteccia cerebrale dell'ascoltatore». E questo vale non solo per i pezzi più spumeggianti, ma anche per composizioni più essenziali come "Everything Works", che si sviluppa con lunghe pennellate di suono giocate su un intreccio lento e graduale dei timbri.
Al centro di tutto, un interplay viscerale e talvolta feroce, che accende i riflettori sul suono di squadra piuttosto che sul singolo improvvisatore. Per dirla con le parole di Bittolo Bon, «Musicisti splendidi, esemplari umani magnifici, orecchie come radar, sesto senso per l'esplorazione, rabdomanti della struttura, centravanti dell'improvvisazione. Con loro l'onere di essere leader è davvero relativo».


 

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