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Adriano Clemente - The Mingus Suite

Scritto da Redazione on . Postato in Nuove uscite italiane

"The Mingus Suite" del compositore e arrangiatore Adriano Clemente è un ritratto jazz in sette movimenti ispirati dalla musica di Charles Mingus. Il disco - prodotto da Dodicilune - è un'idea che si è sviluppata nel 2013 partendo da alcune melodie composte da Clemente per il suo Akashmani Ensemble basate sulla struttura blues tipica della tradizione di Ellington e Mingus.


The Mingus Suite"The Mingus Suite" del compositore e arrangiatore Adriano Clemente è un ritratto jazz in sette movimenti ispirati dalla musica di Charles Mingus. Il disco - prodotto da Dodicilune e distribuito in Italia e all'estero da IRD e nei migliori store digitali dal 27 maggio - è un'idea che si è sviluppata nel 2013 partendo da alcune melodie composte da Clemente per il suo Akashmani Ensemble basate sulla struttura blues tipica della tradizione di Ellington e Mingus.
«Mentre i vari movimenti prendevano forma coerentemente, ebbi l'idea di un potenziale pezzo teatrale che metta in scena la morte del grande bassista e compositore mentre suona sul palco, ricordando quello che Mingus stesso aveva scritto nelle sue note di copertina a "Mingus at Monterey": una strana cosa successe mentre eseguivo "A Train". Mi attraversò la paura di morire. E la superai. Stavo guardando il cielo, e mi dissi: "Bene, eccomi qui, tesoro. Signore, credo che sia giunto il momento". Suonerò ancora meglio perché voglio essere perfetto quando morirò», precisa Clemente. Nel disco il compositore è affiancato da Francesco Lento (tromba), Mario Corvini (trombone), Daniele Tittarelli (sax alto), Marco Guidolotti (sax baritono, clarinetto, clarinetto basso), Riccardo Fassi (piano), Dario Rosciglione (contrabbasso), Andrea Nunzi (batteria), Roberto Ottaviano (sax soprano) e Raffaele Toninelli (contrabbasso).
Il primo tempo, "Inner Fires" (Fuochi Interiori), raffigura Mingus che suona durante il suo ultimo concerto con la sua band, e riflette una delle caratteristiche delle composizioni di Mingus nei cambi di tempo e di alternanza degli stati d'animo feroci e pacifici. Dopo un’introduzione, un assolo di contrabbasso improvvisato di Dario Rosciglione conduce alla sezione centrale del primo movimento, eseguita in tempo veloce. Nel secondo movimento, "Memories of Duke" (Ricordi di Duke), Mingus ricorda la sua infanzia, quando ascoltò per la prima volta "East St. Louis Toodle-Oo" di Ellington alla radio, citato brevemente alla fine del motivo. La coda al pianoforte è stata improvvisata da Riccardo Fassi.
"Urban Jungle" (Giungla Urbana), il primo intermezzo, è il suono della città presente intorno al club dove Mingus sta suonando, con il tipico caos e la violenza. È formato principalmente da cinque linee melodiche con le quali gli artisti hanno la libertà di interagire. Nel terzo tempo, "Circus" (Circo), Mingus r itorna con la mente ai giorni della sua infanzia. La sezione centrale è stata completamente improvvisata in studio, con Mario Corvini al trombone come solista principale.
Sul palco la band suona un blues minore - "Blues in Rags" (Blues Vestito di Stracci, quarto movimento) - dove tutti i musicisti hanno la possibilità di eseguire un assolo, dopo il quale segue il secondo intermezzo, "Night City Blues" (Blues di città nella notte), su di una struttura blues di dieci battute. Il quinto tempo ritrae Mingus addormentato, in una ballata ispirata al famoso "The Man who Never Sleeps" ("L'uomo che non dorme mai"), con assoli di Marco Guidolotti al clarinetto, Dario Rosciglione al basso e Francesco Lento alla tromba.
Dopo una ripresa di "Urban Jungle" come terzo intermezzo, la band suona "Last Blues" ("L’ultimo Blues"), una variazione su “Goodbye Porkie Hat” o "Theme for Lester Young", la melodia che Mingus compose sul palco dopo aver appreso della morte del grande sassofonista, che in questo caso rappresenta la morte dello stesso Mingus. Il brano inizia con un assolo improvvisato di Daniele Tittarelli seguito da un'introduzione scritta. Gli assoli sul tema sono di Daniele e di Riccardo Fassi. Il settimo ed ultimo tempo, "Requiem", si apre con un’introduzione straziante improvvisata sul clarinetto basso da Marco Guidolotti e continua con lo stile delle funeral marching band di New Orleans, con assoli di Mario Corvini al trombone e di Francesco Lento alla tromba. Alla fine del "Requiem", il basso di Mingus riecheggia ancora in una sezione improvvisata da Dario Rosciglione, il quale riprende poi il tema del primo movimento, "Inner Fires" ("Fuochi Interiori"): il suo spirito sopravvive nella sua musica come i fuochi interni del suono primordiale, la forza creativa dell'universo.
Oltre alla suite sono presenti altre due composizioni. La prima è "Brown Bear’s Love Waltz" (Il Valzer d’Amore dell’Orso Bruno), il cui titolo originale era "Waltz for Sun Ra", con il baritono di Marco Guidolotti che espone il tema. L'ultimo brano, "For my Father", è eseguito dal compositore stesso al pianoforte in coppia con Roberto Ottaviano al sax soprano. Le linee sinuose del soprano esprimono l'ascesa dell'anima umana come un uccello liberato dalla sua gabbia.


 

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