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Franco D’Andrea Trio Music

Scritto da Redazione on . Postato in Nuove uscite italiane

Franco D’Andrea ha presentato lo scorso mercoledì 6 aprile, nello Studio 2 dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, il suo nuovo progetto musicale, “Franco D’Andrea Trio Music”. D’Andrea articola il suo lavoro in ben tre volumi realizzati ogni volta con un trio e con uno stile differente, registrati in live studio o completamente live utilizzando anche materiale del soundcheck.


Franco D’Andrea Trio MusicCol suo parlare pacato e chiaro da esperto docente, Franco D’Andrea ha presentato lo scorso, mercoledì 6 aprile, nello Studio 2 dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, il suo nuovo progetto musicale, “Franco D’Andrea Trio Music”.
Tra i migliori pianisti contemporanei ed eccellenza del jazz italiano, D’Andrea articola il suo lavoro in ben tre volumi realizzati ogni volta con un trio e con uno stile differente, registrati in live studio o completamente live utilizzando anche materiale del soundcheck. Anche i repertori sono diversi: ricorre “come un mantra” solo “Turkish Mambo” di Lennie Tristano (brano amato da sempre) all’interno di “Afro Abstraction”, per collegare l’Africa alla nostra realtà.
Ecco l'elenco dettagliato dei 3 nuovi album in uscita nel 2016 per la Parco della Musica Records.

Volume 1 - Franco D’Andrea Electric Tree with dj Rocca & Andrea Ayassot

Il primo volume Franco d’Andrea Electric Tree vede Franco D’Andrea affiancato da dj Rocca ed Andrea Ayassot. Un disco nato proprio da un’idea del pianista di Merano, in seguito ad un contest realizzato dalla trasmissione di Radio 2 Musical Box, in cui un suo brano è stato remixato da una serie di producer italiani.
Tra i partecipanti, Luca Roccatagliati aka dj Rocca, di cui D’Andrea ha da subito apprezzato il talento, decidendo senza indugi di nominarlo vincitore. Il contest ha suscitato in D’Andrea l’idea di dare vita ad un nuovo progetto che coinvolgesse Rocca, una scelta piuttosto rara nella carriera recente del pianista, che negli ultimi dieci anni si è dedicato a dar forma alle sue personali visioni artistiche, senza lasciare spazio a collaborazioni estemporanee, coinvolgendo soltanto pochi, selezionati musicisti.
Dopo una prima fase di stallo, D’Andrea ha avuto l’idea buona per la genesi dell’Electric Tree: coinvolgere anche Andrea “Ayace” Ayassot, suo importante collaboratore, già attivo in alcuni dei suoi progetti. Ayace è un sassofonista eccelso oltre che puro intellettuale, onnivoro esploratore di avanguardie sonore: ecco l’anello mancante, la figura che rende completa la forma del Franco D’Andrea Electric Tree. Tre grandi personalità della scena italiana, tante idee e stimoli differenti, un’unica e condivisa curiosità verso gli infiniti linguaggi della musica.
Quello di Franco D’Andrea e DJ Rocca e Andrea Ayassot è un progetto inedito e innovativo, nato dalla collaborazione tra tre assoluti protagonisti della scena musicale italiana, nel campo del jazz e dell’elettronica. Attratti da un’inaspettata sinergia, Franco D’Andrea, dj Rocca e Andrea Ayassot danno vita a un progetto che unisce passioni lontane, generazioni diverse e riferimenti culturali spesso distanti, grazie ad un’unica e condivisa curiosità verso gli infiniti linguaggi della musica.
“Rocca è un simpatico emiliano” racconta Franco D'Andrea. “La chiacchiera tra noi era molto gradevole, ma soprattutto avevo ascoltato la sua musica. Ha partecipato a un contest indetto dalla trasmissione radiofonica Musical Box di Radio2 nella quale si chiedeva di remixare un mio pezzo di solo pianoforte. Lui ha proposto un mix molto particolare, molto musicale, lavorando sul concetto di continuità con la mia musica. Lo considero un musicista: un musicista è anche chi fa rumori, o chi suona l'ocarina, dipende dalla forma che dai alla musica, che espressione gli dai. Mi ha colpito la tavolozza di colori molto speciale, mi ricordava vagamente Gil Evans, e poi la sua capacità ritmica ha qualcosa fuori dal comune. Il più delle volte i dj fanno cose abbastanza scontate. Invece ritmicamente lui se la cava molto bene. In aggiunta ha anche uno sviluppato senso della dinamica e degli spazi, mi ha ricordato molto Tony Williams, che un bel giorno ha deciso che la batteria poteva anche fermarsi nell'accompagnamento, specialmente nelle ballad, cosa che prima di lui nessuno aveva osato fare. A quel punto lì mi sono chiesto cosa avessi potuto fare con lui, allora ho pensato che lui ha questa ricchezza, ho così immaginato una situazione minima, a tre elementi, dove ha lo spazio per fare tutto ciò. Ho avuto sempre l'idea che in gruppo piccolo ci volesse uno almeno ricco timbricamente per avere le armoniche di tanti strumenti raccolti in una sola figura. E lui dà dei colori importanti”.
“Prima di essere dj ed appassionato di musica elettronica, sono un amante di jazz” racconta Luca Roccatagliati. “Ho frequentato il conservatorio e in famiglia si è sempre ascoltata musica 'colta'. Franco D'Andrea è per me un artista come cerco da sempre di essere nel mio piccolo: eclettico. Il progetto progressive Perigeo di cui faceva parte è stato formativo in tenera età, grazie agli ascolti di mio fratello maggiore. Più tardi, negli anni '80, ho ritrovato Franco nelle mie frequentazioni afro, quando lui suonava con i musicisti africani. La mia formazione artistica è continuata poi con la carriera da dj, grazie anche al mio background di musica black. È per cui un percorso naturale, oggi, ritrovarmi ad avere l'onore di esprimermi, con la mia attitudine da musicista elettronico, assieme ad artisti di jazz contemporaneo della caratura di D'Andrea ed Ayassot”.

Volume 2 - Franco D’Andrea Piano Trio with Aldo Mella & Zeno De Rossi

Con questo trio Franco D'Andrea si avventura in un nuovo interplay su composizioni originali.
Cambiano gli equilibri, la timbrica e i dialoghi con un baricentro generale spostato verso il pianoforte al fine di creare sonorità non identificabili in un semplice suono a tre. L'intento, quindi, è quello di allargare lo spettro sonoro facendo percepire all'ascoltatore una più ampia gamma timbrica.
Per fare questo, Franco D'Andrea ha chiamato a sé, come sempre, musicisti straordinari e innovativi. Aldo Mella al contrabbasso e Zeno De Rossi alla batteria, per la prima volta in trio con Franco ma già presenti nel suo quartetto e sestetto, giocano in questa nuova formazione un ruolo fondamentale.
Dove De Rossi può lavorare maggiormente dal punto di vista timbrico e ritmico, Mella riesce con il contrabbasso, e l'uso talvolta anche dell'archetto, a concentrarsi maggiormente sull'effettistica delle sonorità del trio. È nella natura di D'Andrea spostare gli elementi per cambiare gli effetti e i ruoli dei musicisti. L'assenza di strumenti a fiato, sempre presenti nelle altre formazioni, denota ancora una volta la volontà di Franco D'Andrea di mettersi sempre in gioco. Avventurandosi con Mella e De Rossi in un nuovo spazio bianco e giocando con il trasformismo degli strumenti, Franco D'Andrea disegna nuove linee e orizzonti sonori.

Volume 3 - Franco D’Andrea “Traditions Today” with Mauro Ottolini & Daniele D’Agaro

Un trio atipico che vede D’Andrea al piano insieme a Daniele D’Agaro al clarinetto e Mauro Ottolini al trombone.
La banda è stata il colore di riferimento del jazz tradizionale, che è la musica che mi ha affascinato ai miei esordi – dichiara Franco D’Andrea. La formazione degli “Hot Five” di Louis Armstrong comprendeva tromba, clarinetto, trombone, piano e batteria o banjo. Questa combinazione di strumenti, per me assolutamente magica, ha ancora molto da offrire anche alla musica jazz dei nostri tempi. Questo trio contiene in sé l’essenza del suono di una banda, nella quale strumenti caratteristici sono sicuramente il clarinetto, in rappresentanza delle ance, e il trombone, per gli ottoni. Il pianoforte in questo contesto può giocare una molteplicità di ruoli grazie alla sua tipica orchestralità. La musica si sviluppa tra riff, poliritmie, contrappunti improvvisati, astrazioni contemporanee e sonorità talvolta ispirate al “jungle style” ellingtoniano”.
L'iridescente arte di Franco D'Andrea è un poliedro tendente alla sfera. L'oceanica immensità della sua costante ricerca di un linguaggio personale all'interno della tradizione jazzistica, trova in questo concerto in trio una rappresentazione adamantina.
Una straordinaria panoramica sul suo pensiero musicale libero da manierismi di sorta e costantemente alla ricerca di un'espressività autentica e profonda. Musica di una caparbietà gentile, appuntita, magmatica, scattante e raffinata. Travolgente e coerente allo stesso tempo. Mirabilmente in bilico tra Apollo e Dioniso. Intensamente personale, completamente jazz.
In un'epoca in cui nella maggior parte dei casi si maneggiano forme, estetica e arte con i guanti dell'anatomopatologo a proteggersi dalla formalina, Franco e la sua musica sono una delle luci più forti in una notte buia. Un faro da seguire per superare un mare scuro e viscoso in bonaccia.

 

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