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Riccardo Zegna - Five And Six

Scritto da Redazione on . Postato in Nuove uscite italiane

Marzo 2010 il batterista Bill Hart conclude il tour Europeo con Dave Liebman, nei giorni successivi è in studio di registrazione a Biella con Riccardo ZegnaGabriele Evangelista. Il tempo stringe, non c’è tempo per provare. E’ necessario affidarsi ad un repertorio comune e alla sapiente penna del leader che sa, con pochi tratti, trasformare una jam session in un progetto discografico. 


Five And SixLe storie intorno a non pochi dischi di jazz sono vicende che hanno a che fare con fugaci incontri. Duke Ellington nei primi anni Sessanta ne metterà in gioco diversi. Un paio di giorni nell’Aprile del 1961 negli studi dell’etichetta Roulette ed ecco l’album “Louis Armstrong and Duke Ellington-The Great Summit”: l’anno dopo una sola giornata presso l’Impulse ed ecco “Duke Ellington & John Coltrane”, la settimana prima il Duka era passato dalle sale della Blue Note e aveva dato vita al capolavoro “Money Jungle”, intrigo di tre compositori: il Nostro, Charlie Mingus e Max Roach.
Talvolta il rendez-vous fu ancora più accidentale. 1971, Thelonious Monk è in tournèe Europea, passa da Londra ed il produttore Alan Bates tenta l’abboccamento incitandolo a registrare al volo per la sua neonata etichetta Black Lion: Monk accetta. Saranno le ultime registrazioni ufficiali del pianista. Il disco che avete tra le mani nasce in un simile contesto.
Marzo 2010 il batterista Bill Hart conclude il tour Europeo con Dave Liebman sabato sera a Torino. La domenica masterclass nel capoluogo piemontese. Il giorno dopo è in studio di registrazione a Biella con Riccardo Zegna e Gabriele Evangelista. Il tempo stringe, non c’è tempo per provare. E’ necessario affidarsi ad un repertorio comune e alla sapiente penna del leader che sa, con pochi tratti, trasformare una jam session in un progetto discografico.
E' sufficiente un continuo alternarsi in due tonalità (assai distanti per via della modulazioni di terza maggiore) tra contrabbasso e pianoforte perché "It Could Happen To You" suoni in un modo originale. Infondo anche la traccia di apertura, "Five and Six", altro non sarebbe che un famigliare rhythm change ma solo lo straordinario stralunato tema (tutto imperniato su spiazzanti idee poliritmiche), gli eleganti assoli della batteria e del contrabbasso, quella introduzione pianistica rivolta a Bach, a restituircelo come un opera del tutto originale. Come assai originale e l’intenso valzer "Raindrops in Summer" in cui all’eloquenza melodica si affianca un tortuoso armonico.
In principio di queste liner notes si è accenato a Monk e a Ellington. Eccoli, i due maestri ritornare in “Un incontro Piemontese”. Questo cd in fondo è anche un accorato omaggio a queste due Maiuscole figure. In "Light Blue" vi è tutto quanto avrebbe inorgoglito Monk (e Steve Lacy, suo più attento interprete): scampoli di tema che ricorrono incessantemente anche sotto gli assoli, rispetto dei silenzi, desiderio di lasciare inespresso cio che Monk ha ritenuto non dire, ma rifugiandosi nell’enigmatica esclusività delle sue melodie.
Il compositore in "Rhythm A Ning", affiora anche nel già citato "Five And Six". E poi c’è il grande omaggio ad Ellington. Una pagina del Duca. "Reflections in D" qui interpretata affidando ad un rubato il raffinato drumming di batteria e un solo assai ispirato del contrabbasso di Gabriele Evangelista su di un vamp; Ellington attraverso Mingus: è la volta di "Duke Ellington’s Sound Of Love" opera di Mingus assai amata da Zegna; ed infine l’autore di "Reminising in tempo" letto attraverso la lente di Riccardo Zegna in "Reminising Duke", un introduzione che richiama i capolavori impressionistici del Duca (di cui uno scrigno è l’album “Piano Reflections”), un accompagnamento latin che ritroviamo in tutta “Ellingtonia” è un tema che ha la delicata fragranza di un “Paris Blues”. Il Maestro avrebbe apprezzato.
Il disco si chiude con "A Latin Farewell", un umbratile pagina minore su groove latino in ¾. Qui il violoncello di Marco Allocco espone una melodia che ritornerà anche in chiusura; come nella sublime coda del quarto movimento della “sinfonia degli addii” di Haydn in cui gli strumenti si congedano uno per volta lasciando proprio al violoncello il compito di segnare la fine di questo “Incontro”.
(dalle liner notes di Luca Bragalini)

 

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