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Fabio Morgera & NYCats - Ctrl Z

Scritto da Redazione on . Postato in Nuove uscite italiane

Se comparassimo questo disco ai precedenti, verrebbe da dire che Fabio Morgera abbia messo in pratica una celebre frase di Miles Davis: «I have to change. It’s like a curse». Sembra infatti non esserci alcun legame tra questi e la musica di «Ctrl Z», forse il lavoro che più di ogni altro mette in luce le qualita da leader del trombettista e compositore partenopeo.


Ctrl ZSe comparassimo questo disco ai precedenti «Neapolitan Heart» e «Live at the Loft_01», verrebbe da dire che Fabio Morgera abbia messo in pratica, e nel giro di brevissimo tempo, una celebre frase di Miles Davis: «I have to change. It’s like a curse». Sembra infatti non esserci alcun legame tra gli standard di «Live at the Loft_01», gli arrangiamenti in chiave moderna delle canzoni di «Neapolitan Heart», ambedue registrati nel 2009, e la musica di «Ctrl Z», forse il lavoro che più di ogni altro mette in luce le qualita da leader del trombettista e compositore partenopeo.
Partenopeo di nascita ma naturalizzato newyorchese, con tanto di passaporto statunitense (e comunque da poco ristabilitosi a Firenze, città dove fece i primi passi come musicista prima di partire per l’ America nel lontano 1985).
In realtà le origini di «Ctrl Z» vanno cercate magari nelle esperienze con i Groove Collective, formazione newyorchese che gia’ nei primi anni ‘90 predicava la commistione di Hip-Hop-Bebop-Latin-Funk e non solo, e poi certamente nel quinquennio passato tra le file della Nublu Orchestra, un’altra entità contemporanea multi-genere diretta da Lawrence Douglas «Butch» Morris (1947- 2013) l’ideatore della Conduction.
Al club Nublu e in tournée, Morgera ha esperito gli insegnamenti di Morris; ne ha fatto tesoro, al punto da concepire una propria versione di Conduction, appoggiata fin da subito dal maestro «Butch».
In questo lavoro però la Conduction non è elemento esclusivo ma serve a Morgera per “spezzare” e poi riavvicinare le varie parti tematiche delle sue composizioni che, sebbene siano molto elaborate, risultano comunque melodiche e di grande impatto ritmico.
E' la musica che Morgera aveva in testa quando entrò al Vibromonk Studio di Brooklyn, dopo i test effettuati sul campo con i gruppi Turbulence e l’attuale NYCats nei locali della “grande mela” come il Fat Cat o il Nublu stesso.
A Fabio piace chiamarla Musica di Colore, che tradotto significa musica influenzata dalla Black American Music di Joe Henderson e Woody Shaw, del Miles Davis elettrico, con in piu’ elementi di altre culture, Indiane, Latino-Americane e Mediterranee. e infine la direzione improvvisata insita nella stessa Conduction,
Si tratta di influenze maggiori trasformate in una musica contemporanea, multidirezionale, tutt’altro che demodè.
«Ctrl Z» è un disco ambizioso anche in funzione di una line-up a dir poco poderosa. Nel doppio ruolo di leader e solista, Morgera si piazza alla testa di questa electric band rinforzata dai tromboni, davvero rimarchevole per versatilità, capacità di ascolto, qualità dei solisti.
Oltre agli ospiti di chiara fama come Orrin Evans, Stacy Dillard e a gli altri bravissimi musicisti presenti alla session, vi è poi un’altra ragione, piu intima e personale, per interessarsi a «Ctrl Z». Tra la registrazione e la stesura di queste note, profondamente scosso dalla “guerra” Israelo-Palestinese dell’estate 2014, e da altre personali epifanie, Morgera dice di essersi scoperto musicista impegnato. Sulla scia di Nicolas Payton, teorico del discusso concetto BAM, ha deciso di non ricorrere più al termine JAZZ per identificare la sua musica. E' una presa di posizione convinta contro il sistema capitalista in cui viviamo, abilissimo a catalogare ed appropriarsi di qualsiasi cosa, senza rispetto per la sua paternità (nera in questo caso), e rivenderla al miglior offerente. Con questo disco Morgera vuole anche porsi a distanza da classificazioni troppo anguste e riavvalorare le radici afroamericane, che, a dirla tutta, sono da sempre presenti nella sua musica, non si spiegherebbe altrimenti un interesse profondo, testimoniato dai dischi Red Records, verso Woody Shaw e il Joe Henderson del periodo Milestone.


 

 

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