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Sulle tracce di...Cyrille Aimèe

Scritto da Fabio Chiarini on . Postato in Sulle tracce di...

In occasione del suo arrivo in Italia, con il concerto al Blue Note di Milano, e del successo nel DownBeat Critics Poll come "Rising Star–Female Vocalist" riproponiamo la nostra intervista a Cyrille Aimèe, splendida cantante franco-domenicana e giovane stella in rapida ascesa, a quasi un anno dall'uscita di "It's A Good Day", suo album di debutto per una delle migliori etichette jazz del pianeta, la Mack Avenue Records.


Cyrille Aimee"E' un buon giorno" anche per il nostro TdJ visto che, per primi in Italia, oggi incontriamo Cyrille Aimèe, acclamata cantante attualmente di stanza a New York City e che, giustappunto, col suo "It's A Good Day" sta imponendosi all'attenzione generale, grazie a un sound fresco e positivo, innervato da stilemi tipici del gipsy jazz e da raffinatezze esotiche proposte con un certo acume, e ad una voce molto comunicativa che suscita immediata empatia nell'audience anche quando si smarca da un classico jazz vocale (celebrato ad esempio con una divertentissima "Caravan"), gioca con le sovraincisioni e lambisce territori limitrofi a un pop sofisticato, con liriche originali nient'affatto banali.

TdJ: Ciao Cyrille, grazie per la tua disponibilità, è un piacere ospitarti sul nostro Jazz Magazine, e congratulazioni per il tuo debutto su di un'etichetta prestigiosa come la Mack Avenue...
CA: Grazie! E...confermo. :-) E' davvero elettrizzante aver pubblicato per questa label!

TdJ: E proprio da "It's a Good Day" che prendiamo le mosse, disco estremamente godibile in cui vengono miscelati con sapienza ingredienti tipici del gipsy jazz e spezie multi-kulti, trovi che rifletta quelle che sono le tue radici e le tue influenze musicali?
CA: Anzitutto "It's A Good Day" non è certamente un canonico album di gipsy jazz. A ben guardare il solo elemento gipsy nell'album è la steel guitar di Adrien Moignard. Per il resto abbiamo una varietà di suoni differenti che arrivano dalle differenti influenze che la vita mi ha regalato finora. Per esempio, la chitarra brasiliana di Guilherme Monteiro, e la chitarra elettrica squisitamente jazz dell'altro chitarrista, il franco-siciliano Michael Valeanu. E soprattutto abbiamo una grande sezione ritmica con Sam Anning al basso e Rajiv Jayaweera alla batteria. In particolare la batteria non è mai stata un'elemento comune nella tradizione della musica gipsy, anche perchè è ben difficile portare il drum set sulla carovana, occupa troppo spazio... Vedete, io sono cresciuta nella città dove ha vissuto a lungo Django Reinhardt, in Francia ovviamente, e ho scoperto il jazz proprio ascoltando fantastici musicisti zingari, ma mia mamma viene dalla Repubblica Domenicana e sono stata allo stesso tempo profondamente influenzata dalla musica latina fin da ragazzina: salsa, merengue, bachata...Quando poi sono arrivata a New York per studiare il jazz professionalmente mi sono letteralmente immersa nell'American Songbook, così come nella musica brasiliana, soprattutto grazie al chitarrista Diego Figueiredo. Su "It's A Good Day" ho cercato praticamente di definire la mia identità attorno a tutte queste esperienze che mi han formato durante gli anni.

Tdj: Sappiamo che sei un'instancabile giramondo ma ora che ti sei stabilita negli States pensi di rimanere a New York o continuerai la tua vita "on the road"?
CA: Oh, non sono definitivamente pronta a fermarmi, proprio per niente! Sono sempre eccitatissima quando partono i tour e condividere questa musica con pubblici anche molto differenti è una soddisfazione indicibile. E poi ci sono così tanti posti meravigliosi da scoprire...quando giro con la mia band ci divertiamo come se fossimo sempre in vacanza...e poi sono molto interessata ad imparare nuove lingue, vivendole sul posto.

TdJ: Ci dici come e quando hai cominciato a cantare? E ci racconti della prima volta che hai cantato di fronte ad un pubblico?
CA: La prima volta che cantai in pubblico realizzai immediatamente che avrei voluto farlo per sempre. Ero intorno ai quattordici anni, al campeggio nomade pioveva forte e quelli che erano venuti a sentire non potevano star tutti dentro la carovana, così ci siamo infilati in un vecchio autobus che era parcheggiato lì, e abbiam cominciato una jam, lì sul bus. Io cantai una canzone che un vecchio zingaro mi aveva insegnato, "Sweet Sue", e quando vidi i sorrisi sulle facce di tutti, e la felicità che la musica portava all'intera famiglia lì davanti a me su quel pullman scassato, capii che il mio desiderio più grande era quello di portare gioia alla gente con la mia musica, ancora ed ancora.

TdJ: E' una scena molto intensa, grazie per aver condiviso questo ricordo. Continuando il discorso sulle tue influenze prettamente musicali, ed escludendo il sommo Django che sappiamo essere da sempre nei tuoi favori, vuoi parlarci dei tuoi musicisti preferiti (senza limitarti alle sole voci, ovviamente)?
CA: Ella Fitzgerald, Chet Baker, Michael Jackson, Bobby McFerrin, Nancy Wilson, Ahmad Jamal, John Coltrane, Oscar Peterson, Horace Silver, Becca Stevens, Gretchen Parlato, Wes Montgomery, Stevie Wonder, all the brazilian guys and gals.... the list is looong! :-)

TdJ: Sei spesso in tour con il musicista che prima hai citato, Diego Figuereido, col quale hai anche registrato un paio di album. Ci puoi parlare di questa collaborazione?
CA: Io e Diego ci siamo incontrati al Montreux Jazz Competition, nel 2007. Alla fine io vinsi il premio della competizione vocale e lui quello della competizione chitarristica. Poco dopo fu lui ad invitarmi in Brasile per una serie di sette concerti e proprio all'ultimo giorno abbiamo deciso di registrare qualcosa in studio insieme, a suggello di quell'incontro e di quel periodo. C'era una forte intesa tra noi e quando ho iniziato a suonare a New York un produttore giapponese ci ha scoperto ed ha deciso di produrre un secondo CD in duo. Diego io siamo come fratello e sorella. Amiamo scrivere canzoni insieme, suonarle insieme e viaggiare insieme...

TdJ: A proposito della scrittura dei testi è evidente che attribuisci molta importanza alle liriche, cosa sempre non scontata in ambito jazz. Stai componendo anche ora qualcosa di nuovo, dopo i brillanti originals che hai proposto in "It's A Good Day"?
CA: Oh si, i testi sono davvero molto importanti, non solo nelle mie composizioni, ovviamente, ma anche negli standard che scelgo di cantare. Mi piacciono i testi cui posso relazionarmi e fare miei, e con cui anche gli ascoltatori possono relazionarsi altrettanto bene, non amo cupe o criptiche allusioni, mi piacciono i messaggi positivi. Sto attualmente lavorando ad altre canzoni per il mio prossimo album, spero possano continuare a trasmettere positività e colore...

TdJ: Hai registrato un paio di album dal vivo coinvolgendo artisti come l'ottimo sassofonista Joel Frahm o il celebre trombettista Roy Hargrove. Queste collaborazioni prestigiose dal vivo sono servite ad arricchirti?
CA: Io penso che il jazz sia davvero grande quando è registrato live! Entrambi quei dischi sono composti di first track, registrati senza particolari intese preventive, e senza prove. Questo è uno dei motivi che li rende così elettrici. Il fatto è che puoi sentire il pubblico vibrare coi musicisti stessi. E poi, davvero, adoro suonare con Joel Frahm, lui porta un incredibile energia nei concerti ed è un vero maestro nelle cose che fa.

Tdj: Sarah Vaughan International Jazz Vocal Competition, Thelonious Monk Vocal Competition, Montreux Competition... e tutti con grandi risultati. Ma sei così competitiva? E quanto era importante per te vincere le competizioni cui hai partecipato?
CA: Veramente ho fatto queste cose solo per competere con me stessa. Mi piace mettermi sempre alla prova, darmi una sfida. E' esattamente questa la ragione che mi ha portato a venire a New York! Nelle competizioni la cosa più importante non è competere con altri o provare ad essere migliore degli altri, perchè in fondo non puoi farlo, tu puoi soltanto fare quello che sai ed essere te stessa più che puoi. E' quello il segreto.

TdJ: una domanda che facciamo sempre nei nostri incontri con i jazzisti riguarda il libro che c'è sul comodino...
CA: Dunque, proprio adesso sto leggendo "Undici Novelle" di Luigi Pirandello! Ti giuro che è vero, non sto scherzando! Sto imparando l'italiano anche in questo modo e... penso che "Lumie di Sicilia" sia una storia meravigliosa!

TdJ: ...e allora Cyrille, ti aspettiamo presto in Italia!
CA: Lo spero così tanto! Sono già stata molte volte da voi, ho suonato a Perugia e sono stata a Palermo, Venezia, Roma...adoro il vostro paese e specialmente la vostra cucina, assolutamente irresistibile... Un abbraccio circolare a tutti i visitatori di Tracce di Jazz!

NB: ringraziamo per il consueto aiuto tecnico nell'ottenere quest'intervista l'ottima Silvia Valderrama di Egea Music e Mr. Casey Conroy di Mack Avenue Records.


 

 

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