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Sulle tracce di... Pietro Tonolo

Scritto da Fabio Chiarini on . Postato in Sulle tracce di...

Questa volta abbiamo rinTracciato uno dei musicisti più intelligenti del nostro jazz, l'eccellente sassofonista e compositore miranese Pietro Tonolo, che in questa florida fase della sua carriera passa con facilità da Lee Konitz a percussionisti africani scatenati, ad Orchestre d'Archi in teatri d'Opera.

TdJ) Partiamo dall'ultima fatica discografica, questo tuo "Dajaloo". La parola (che ha un suono che non ci si stanca mai di sentire) arriva da un antico linguaggio africano: cosa significa? e averla usata come titolo del tuo lavoro che significati implica?
PT) 'Dajaloo' significa 'essere insieme' in Wolof, una delle lingue, e delle etnie, del Senegal. Abbiamo scelto questo titolo perché il percorso che ha portato a questo CD è stato piuttosto lungo e articolato, e la 'condivisione' ha avuto una grande importanza.

TdJ) La connotazione di quest'album è ovviamente Africa-oriented, molto legata all'aspetto ritmico e alle influenze che la musica africana ha sulla musica occidentale di oggi...
PT) Si, ritengo che l'Africa abbia profondamente influenzato la musica di oggi, e non solo il jazz, basti un piccolo esempio pratico: ovunque vediate una batteria, lì c'è Africa! Le vicende umane, si sa, spesso seguono strade tortuose, e l'avvicinamento tra musica, e cultura, europea ed africana ha subito una grande accelerazione in un terzo continente, l'America. Ora non voglio dilungarmi su questo sentiero, ma tengo a dire che dopo anni di crescente interesse ho sentito l'esigenza di andare in Africa e di approfondire il mio rapporto con questa terra, che tra l'altro, non dimentichiamolo, ha dato origine al genere umano.

TdJ) Pensi che sia importante che il jazz sappia guardare alla musica che, anche oggi, si produce laggiù?
PT) Beh, per me lo è certamente stato, ma non posso generalizzare, o parlare per altri. Il jazz del resto nasce come musica 'cannibale', fin dagli albori ha mescolato linguaggi diversi, facendoli propri. Peraltro oggi mi risulta difficile parlare di "jazz", forse questo termine si continua a utilizzare perché non ce n'è uno migliore… e poi è corto, suona così bene…

TdJ) Un disco avventuroso, che sa di polvere e viaggio a finestrini abbassati, ma al tempo stesso molto rigoroso sul piano musicale. E' un aspetto comune a tutta la tua produzione anche quando cambiano i mood espressivi. Ti ritrovi in questa affermazione e quanto ti senti perfezionista nel tuo lavoro?
PT) Non mi ritengo un perfezionista, al contrario sperimento continuamente il fatto che errori e tentativi azzardati spesso portano a risultati sorprendentemente positivi, e su questo l'insegnamento di Monk mi è del tutto presente. Però la superficialità invece m'infastidisce, la ritengo un'attitudine assolutamente negativa, e questo non solo in musica, ma in ogni aspetto del vivere. Di conseguenza, cercare di approfondire le cose, in genere, porta come conseguenza lavori rigorosi e solidi…

TdJ) come hai scelto i compagni per questo particolare ed eccitante viaggio?
PT) Questa è una storia un po' lunga, che comincia nel 2009. Infatti in quell'anno sono capitato a Goreè, incantevole isoletta al largo di Dakar; è un posto particolare, dove la bellezza convive con il ricordo drammatico della tratta degli schiavi, visto che era uno dei luoghi da cui partivano le navi negriere. Tra i vari musicisti coi quali sono entrato in contatto c'erano gli 'Africa Djembè Junior', un gruppo di giovani percussionisti coi quali mi sono molto divertito a suonare, al punto che ho iniziato a concepire l'idea di un progetto insieme a loro, che li coinvolgesse pienamente. Mi sono subito reso conto che un sax da solo sarebbe stato travolto da 4/5 tamburi mentre una piccola sezione (tromba-sax-trombone) se la sarebbe quanto meno giocata. A quel punto è stato naturale pensare a Giampaolo (Casati ndR) e Roberto (Rossi ndR) , coi quali ho condiviso molte avventure musicali. Giancarlo (Bianchetti ndR) è tra l'altro un valente percussionista e come chitarrista in questa sede ha un ruolo 'fluidificante', fa da raccordo tra fiati e percussioni. Abbiamo fatto un lungo tour nell'estate del 2011 con questa formazione, alla fine del quale gli 'Africa Djembè Junior' sono rientrati in Senegal. Ho quindi coinvolto gli attuali componenti di 'Dajaloo', ottimi percussionisti africani residenti in Italia, per continuare e rafforzare questa esperienza con questa incisione in studio. Purtroppo Alex Bottoni qualche tempo dopo la registrazione ci ha tragicamente lasciati, ed infatti il disco è dedicato a lui, alla sua memoria.

TdJ) Mi era molto piaciuto il tuo "Lennie's Pennies" di qualche anno fa, disco che ho letteralmente macinato, il tuo rapporto con Tristano continua ad evolvere o quel disco lo ha in un certo senso cristallizzato? voglio dire, lo ascolti ancora Lennie?
PT) Tristano è una delle figure più stimolanti (e sottovalutate!) della storia del jazz, ha aperto molte porte: fu il primo a suonare su forme 'aperte' (e tutto questo nel 1949…), il primo a concepire una didattica dell'improvvisazione jazzistica, pioniere dell'uso della tecnica della sovraincisione, padrone di un linguaggio caratterizzato da una padronanza ritmico/melodica ancora insuperata. Ho avuto poi la fortuna di frequentare parecchio Lee Konitz, il suo migliore allievo, che è stato assolutamente determinante nella mia formazione. Tristano e la sua scuola sono tuttora una fonte di ispirazione continua per me. Naturalmente ci sono altri grandi del jazz che non mi stanco di ascoltare, anche se lo faccio quasi esclusivamente nell'ambito della mia attività didattica.

TdJ) Che progetti stai portando avanti?
PT) Ho appena registrato con l'orchestra di Padova e del Veneto (solista Sonig Tchakerian) le '4 stagioni + le mezze' (il titolo è ancora provvisorio): ho scritto degli interludi che collegano tra loro le stagioni di Vivaldi, che ho chiamato appunto 'mezze stagioni', più un breve movimento conclusivo ('Fuori Stagione'); il CD dovrebbe uscire entro l'anno per Decca; come si intuisce facilmente si tratta di un progetto molto diverso da 'Dajaloo' (dai percussionisti africani all'orchestra d'archi!), ma evidentemente la 'forbice' delle esperienze musicali continua ad allargarsi, e questo è uno degli aspetti più stimolanti della musica di oggi: mi sembra che i tempi siano maturi per tentare delle sintesi, o perlomeno degli 'accostamenti articolati', tra mondi musicali che in passato apparivano lontani; comunque in questo periodo mi capita di trovarmi all'interno di situazioni abbastanza varie, che spaziano da ambiti più tradizionalmente 'jazzistici' a situazioni che si potrebbero definire 'etniche', 'classiche' o 'contemporanee'…(non ho mai amato le etichette ma mi rendo conto che in certi casi non si può farne a meno, se si vuol farsi capire)

TdJ) Avendo attraversato da protagonista diverse stagioni come pensi sia cambiata la scena jazz nel nostro paese negli anni?
PT) E' molto semplice: la scena musicale non è che il riflesso della società, e si evolve (o 'involve' in certi casi) di conseguenza...

TdJ) L'informatica e l'elettronica han mutato di molto il modo di fruire della musica. Una rivoluzione epocale. Che rapporto hai con questo mondo?
PT) Ho un ottimo rapporto con le nuove tecnologie, le trovo molto comode… Non sapremo mai se i giovani musicisti saranno aiutati o danneggiati ma ho il sospetto che, come sempre, sia una questione di intelligenza nel gestire le tecnologie che si propongono come 'nuove' (e che molto in fretta diventano vecchie). Ci sono pro e contro, sta all'intelligenza dei singoli individui far pendere la bilancia da una parte o dall'altra.

TdJ) Ci dici l'ultimo film che ti ha emozionato ed il libro che stai leggendo ora?
PT) Purtroppo non sono andato al cinema recentemente, mia madre mi tiene aggiornato -ha dei gusti decisamente affidabili!- e mi ha consigliato 'Moliere in bicicletta', in attesa di vedermelo giro il consiglio a tutti voi. Con la lettura ho invece un rapporto quotidiano piuttosto intenso e variegato, anche se da qualche mese non frequento molto la narrativa ma piuttosto la saggistica; ieri ho letto 'Abbecedario di un pianista' di Alfred Brendel (si legge in fretta); avevo già letto il suo 'Il velo dell'ordine', trovandolo molto interessante. Ho anche terminato da poco 'La realtà non è come ci appare' di Carlo Rovelli, un interessante sguardo -non specialistico!- sulle più recenti teorie sui quanti. E comunque, finché Roger Federer è in attività, ci si può emozionare vedendolo giocare a tennis!

TdJ) Grazie Pietro, anche per quest'ultimo smash!
PT) Grazie a tutti voi lettori di TdJ. E divertitevi!


 

 

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