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Intervista a Maurizio Franco e Gianni Bombaci sulla storia della rassegna Atelier Musicale

Scritto da Redazione on . Postato in Sulle tracce di...

Atelier Musicale è una delle stagioni musicali più interessanti della scena musicale italiana. Per farci raccontare la storia di Atelier Musicale e il programma della nuova edizione, che ha per titolo Aree d’Incontri, abbiamo incontrato Maurizio Franco e Gianni Bombaci, due dei fondatori di Atelier Musicale e di Secondo Maggio, l’associazione culturale che la anima.


Atelier MusicaleAtelier Musicale (qui il programma completo) è una delle stagioni musicali più interessanti della scena musicale italiana. Da ventiquattro anni propone con rigore e cognizione musiche di ricerca, passando dalla classica, alla contemporanea, al jazz e ai territori di ibridazione di sonora e di sensibilità.
Per farci raccontare la storia di Atelier Musicale e il programma della nuova edizione, che ha per titolo Aree d’Incontri, abbiamo incontrato Maurizio Franco e Gianni Bombaci, due dei fondatori di Atelier Musicale e di Secondo Maggio, l’associazione culturale che la anima.
Il musicologo Maurizio Franco –, assieme a Giuseppe Garbarino direttore artistico della rassegna – è responsabile con Enrico Intra di Musica Oggi e dei Civici Corsi di Jazz, dei quali è docente, insegna anche nei Conservatori di Como e di Parma, scrive su Jazzit, Musica/Realtà, l’indice dei libri, collabora con la rete culturale della Radio della Svizzera Italiana ed è direttore artistico di Iseo Jazz. Gianni Bombaci ha ricoperto incarichi di grande responsabilità a livello nazionale e internazionale come sindacalista della CGIL ed è un apprezzato poeta (ha pubblicato fra l’altro con Pulcino-Elefante, L’Accademia, Raccolto Edizioni e ha vinto il Premio Giulio Perotti).
Li incontriamo nella storica sede della Camera del Lavoro di Milano (che assieme alla rivista Musica Oggi collabora alla rassegna) e che – nell’auditorium Giuseppe Di Vittorio – ospita i concerti. Le voci si sovrappongono, si intrecciano e si completano come in una sonata per due strumenti di Bach.

Chiediamo innanzitutto di raccontarci la genesi e i criteri della rassegna.
L’associazione e la rassegna – inizia Bombaci – nascono con una doppia volontà: ricerca e divulgazione. Ricognizione in tutti gli ambiti delle musiche contemporanee, dal jazz alla musica classica-contemporanea, e attività educativa per far comprendere come le modificazioni della sensibilità siano in connessione con i cambiamenti sociali. Non a caso tutti i concerti sono introdotti dalle stimolanti presentazioni di Maurizio Franco. Una rassegna che guarda al contemporaneo. Anche ai musicisti di estrazione classica chiediamo sempre di proporre anche autori contemporanei. Iniziammo nel 1994 e non a caso la rassegna si chiamava ancora Atelier Musicale del XX secolo, specificazione tolta quando entrammo nel 2000.

… altre peculiarità di Atelier Musicale?
Risponde Maurizio Franco. Ho sempre pensato all’Atelier come a un cenacolo musicale. Come in ogni cenacolo che si rispetti, si è venuta a creare una forte empatia con il pubblico, che costituisce di per sé uno stimolo continuo. Molti dei concerti che proponiamo sono in prima assoluta. Sin dalle prime edizioni l’obiettivo è quello di favorire – anche attraverso una nuova modalità di fruizione della musica – un ascolto più attento, critico e partecipe. L'Atelier presenta programmi commissionati, cerca di portare a Milano progetti e musicisti che altrimenti nessuno riuscirebbe ad ascoltare, sostiene attivamente i giovani, opera nel campo della formazione del pubblico. È una rassegna unica, che da ventiquattro anni riempie i sabati di autunno e inverno dei milanesi.

Possiamo ricordare i fondatori?
G.B. Vorrei senz’altro ricordare Riccardo Terzi, un sindacalista di grande profondità culturale e intellettuale, mancato qualche anno fa. Per il resto sono gli stessi che continuano con passione a portare avanti l’Associazione. E una menzione particolare va a Enrico Intra che è stato ed è attento protagonista delle Rassegne dell'Atelier.

Cos’è cambiato in ventiquattro anni?
G.B. Uno dei cambiamenti che noto dopo ventiquattro anni è la preparazione dei giovani musicisti di impostazione jazz. All’inizio della rassegna le scuole di jazz non avevano ancora dato i loro frutti, molti erano autodidatti, ora – anche grazie ai Civici Corsi di Jazz – la cognizione e la sicurezza dei musicisti è notevolmente migliorata. Un altro cambiamento è sicuramente la pressoché scomparsa divisione tra i generi. Se ancora negli anni ’90 si potevano notare – sia nei musicisti che nel pubblico – delle sordità verso alcuni tipi di ricerca musicale, ora non mi pare di scorgere questa discrepanza.

È anche merito vostro?
G.B. Forse sì, almeno nel pubblico che frequenta l’Atelier Musicale. Abbiamo dato sempre spazio alle musiche più diverse, dalla classica alla contemporanea, dall’improvvisazione radicale alla musica minimale, dalla Scuola di Darmstadt a Piazzolla, dalle musiche di derivazione etnica e folclorica (Kletzmer, africana, delle regioni italiane), da Stockhausen a Bussotti, a Surman, a Liebman, al rapporto tra la musica e l’informatica con Dashow, e poi ancora a Fabbriciani, Boccadoro, Gaslini, Intra, Cerri, Fasoli, D’Andrea, Rava, Bollani, etc… tutti i grandi del jazz milanese e italiano sono passati da noi. Ma ricordo anche richieste precise di dialogo musicale a musicisti di diversa estrazione.

La foto/poster del 2008 di Roberto Cifarelli che ritrae un centinaio di jazzisti italiani che campeggia alle vostre spalle conferma questa attenzione.
G.B. Con questa foto volevamo riprodurre lo spirito della famosa foto di cinquant’anni prima, scattata ad Harlem, con i musicisti jazz. L’idea era di utilizzare lo scenario della facciata della Camera del Lavoro, che per alcuni motivi architettonici ricorda lo scenario della foto di Harlem, purtroppo quel giorno pioveva a dirotto e dovemmo scattarla all’interno. È un bel ricordo che fa onore agli affetti e onora il progetto di Atelier Musicale.

I ricordi saranno molti, ma riuscite a scegliere qualche episodio particolare? Qualche musicista che avete ospitato che al tempo era sconosciuto e poi è diventato famoso…
G. B. Faccio subito tre nomi: Bollani, Fresu, e Allevi, di diversa impostazione certo, però quando si esibirono erano ancora agli inizi. Devo dire che Maurizio Franco e Giuseppe Garbarino hanno sempre avuto buon fiuto anche come scopritori o valorizzatori di talenti. Tra i concerti di grande intensità che mi tornano in mente in questo momento mi piace ricordare quello del gruppo di Esbjorn Svensson, grande pianista svedese, purtroppo deceduto prematuramente, e l’omaggio al Maestro Goffredo Petrassi, in occasione dei suoi novant’anni. Di grande importanza anche gli interventi di lettura poetica e musica, con la partecipazione di Ottavia Piccolo, Arnoldo Foà, Elisabetta Vergani e altri grandi attori.

E a Maurizio Franco quali sono i ricordi che affiorano per primi?
Sono molti, ma ricordo con emozione i concerti dedicati alla musica africana, la prima volta a Milano di Rabi-Abou Khalil, le tante prime dei progetti di Enrico Intra, l’allestimento del balletto sulla Black Saint And The Sinner Lady di Mingus e tanti altri.

Chiediamo a Maurizio Franco di presentarci il cartellone di questa edizione.
M.F. Aree d’incontri – la prossima edizione di Atelier Musicale – già dal titolo identifica perfettamente la nostra linea programmatica, che prosegue con decisione sul duplice terreno della valorizzazione dei giovani e degli intrecci culturali tipici della scena musicale contemporanea, senza per questo dimenticare la grande tradizione del jazz e della musica euro colta. Tutte le date rappresentano delle prime assolute o delle prime milanesi, in molti casi con la presentazione di novità discografiche, nel segno di un progetto che vuole far ascoltare musica nuova, indipendentemente dai suoi autori, al pubblico della città metropolitana.

Nello specifico quali saranno i concerti?
M.F. Legando passato all’attualità, apre la stagione (sabato 30 settembre) un omaggio ai 100 anni del primo disco di jazz e agli ottant'anni Luciano Invernizzi, grande maestro italiano del New Orleans Style. Luciano Invernizzi, trombonista dalla meravigliosa sonorità, si esibirà con la sua Bovisa New Orleans Jazz Band, fondata nel 1960.
Tra le nuove figure del jazz e della musica improvvisata troviamo la partecipazione di diverse figure femminili, con progetti originali: dalla scrittura europea cameristico-jazzistica della pianista Federica Colangelo al viaggio nella musica della Sardegna della clarinettista Zoe Pia, per arrivare al solo della cantante e chitarrista Simona Severini, che proporrà un repertorio nel quale si spazia lungo quattrocento anni di musica.
Si muove invece tra il jazz, rock progressivo ed elettronica, il trio di un vocalist assolutamente trasversale quale Boris Savoldelli, mentre alla composizione europea dell'ultimo novecento e del nuovo millennio italiano guarda il Dedalo Ensemble. Il trombettista Flavio Boltro presenterà il suo nuovo progetto nel quale emerge il contatto con la storia del jazz attraverso un contemporary mainstream di grande varietà espressiva. La parte autunnale dell'Atelier sarà completata da un singolare percorso nel mondo di uno strumento come la viola, spesso trascurato nelle stagioni concertistiche.

A inizio del 2018, la parte dedicata alle aree in cui si incontrano musiche e musicisti…
M.F. Presenteremo un originale progetto di Enrico Intra che, con Joyce Yuille e Marcella Carboni, un organico insolito, completato da Bortone, Basso e Tamborrino (con cui Intra ha realizzato un cd che sarà presentato in occasione del concerto) ripensa in chiave contemporanea il gregoriano e lo spiritual. Successivamente Gaetano Liguori, altro nome storico del jazz, si ispirerà invece al mondo delle minoranze e in particolare all'universo ebraico. Poi, due concerti omaggiano altrettante figure della musica italiana, soprattutto di quella di scena: Nino Rota, con le sue colonne sonore, troverà una particolare interpretazione dal duo Balzaretti-Carbotta, mentre Fiorenzo Carpi, il musicista di Strehler, vedrà risuonare le sue pagine in chiave jazz con il trio “danese” di Antonio Zambrini. Altre due nuove voci della musica d'oggi presenti in cartellone sono il trombonista Filippo Vignato, miglior nuovo talento del jazz italiano nel Top Jazz 2016, e il quartetto svizzero Kaleidoskopie, versione attuale e moderna del Kronos Quartet. Infine, uno spazio particolare sarà riservato alla meravigliosa Sonata di Bartók per pianoforti e percussioni.

Un programma intenso e molteplice, coerente con l’unicità di Atelier Musicale. Non ci resta che farvi gli auguri per questa nuova stagione e i complimenti per la passione, la competenza e la perseveranza. Ad maiora!

 

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