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Sulle tracce di… Fred Casadei

Scritto da Ernesto Scurati on . Postato in Sulle tracce di...

46 anni, le esperienze più variegate, sempre in bilico tra l’amore per il mediterraneo e la sperimentazione, elementi che si manifestano in progettualità anche molto diverse tra loro, avvolgendo in un grande abbraccio la tradizione popolare, la musica creativa e diverse altre forme d’arte, dal teatro alle sonorizzazioni. Questo è oggi Fred Casadei, romano di nascita e siciliano d’adozione.


Fred Casadei46 anni, le esperienze più variegate, sempre in bilico tra l’amore per il mediterraneo e la sperimentazione, elementi che si manifestano in progettualità anche molto diverse tra loro, avvolgendo in un grande abbraccio la tradizione popolare, la musica creativa e diverse altre forme d’arte, dal teatro alle sonorizzazioni. Questo è oggi Fred Casadei, romano di nascita e siciliano d’adozione. L’incontro con questo meraviglioso artista non può che partire da qualche considerazione sulla sua quarta ed ultima fatica discografica per contrabbasso solo, “Love Is a Mistery of Water and a Star”, registrato a inizio 2015 e pubblicato nella primavera del 2016 dalla non convenzionale etichetta Setola di Maiale.

TdJ) Perché omaggiare Rosa Balistreri e la tua terra adottiva con 5 brani in completa solitudine?
FC) In realtà “Love is a mistery of water and star” è soprattutto un omaggio alla Sicilia, che ho fortemente sentito di voler realizzare dopo esservi tornato; la scelta delle musiche della Balistreri è risultata inevitabile per far risaltare al meglio i colori e le tradizioni del territorio, così come è risultata imprescindibile, per trasferire nel progetto tutta la mia personalità, la scelta del lavoro in solo.
Tra l’altro ho sempre amato incidere in competa solitudine, e questo è già il quarto disco che mi vede impegnato in questo contesto; tutti lavori prodotti dall’etichetta Setola di Maiale, particolarmente aperta a queste situazioni atipiche, anche se in realtà si tratta di progetti molto differenti l’uno dall’altro. Pensa che il primo risale addirittura al 1998 e contiene musica tradizionale giapponese x contrabbasso preparato, mentre quest’ultimo è costruito con un suono essenziale, nudo e crudo, registrato in due ore appena mi sono sentito pronto, tanta era l’urgenza espressiva accumulata. Come si usa dire, insomma, buona la prima…
Non ho scelto necessariamente le canzoni più famose, ma ho scelto i brani che più amo e che ho trovato più stimolanti per la difficoltà di tradurre la scrittura per chitarra e voce sul mio strumento e quindi farli miei, pensando anche al fatto che l’insieme doveva essere ben bilanciato e funzionare nella sua globalità.

TdJ) Quale è la relazione tra un’operazione che ha tutta l’aria di voler sottolineare l’importanza del recupero delle tradizioni folkloriche locali ed il titolo del disco, peraltro in lingua inglese?
FC) Volevo un titolo che sintetizzasse la mia continua ricerca di interazione tra la musica ed altre forme d’arte; “Love is a mistery of water and a star” è il titolo del dipinto in copertina, opera della pittrice Silena Lena, e mi sembravano calzanti i riferimenti all’acqua del mare ed alla stella di Rosa Balistreri. E poi, semplicemente, mi piaceva la fonetica …..

TdJ) Perché hai deciso di inserire un brano estremamente battuto come “Vitti ‘Na Crozza”? Non pensi che questa scelta possa essere interpretata, da un pubblico come il tuo, come una mera operazione commerciale e rischi di vanificare la percezione sulla grande importanza del progetto?
FC) Credo che il mio sia un pubblico selezionato, e quindi non soggetto ad interpretazioni fuorvianti, anzi ero certo che sarebbe stato incuriosito da questa scelta. Non potevo comunque escludere un pezzo che è, al tempo stesso, un patrimonio enorme per il territorio omaggiato ed una sfida artistica per me, che dovevo tradurlo sul contrabbasso.

TdJ) Aiutiamo i lettori di Tracce di Jazz a conoscerti meglio: descrivi Fred Casadei sul palcoscenico
FC) Abbiamo parlato prima di urgenza espressiva, e questa è una caratteristica che sul palco si avverte molto. Mi concentro ed entro quasi in trance, per questo sembro molto serio e sorrido poco, ma al tempo stesso mi sento a mio agio e, nonostante ci sia sempre un po’ di emozione, mi godo pienamente la situazione. In realtà però sono una persona molto aperta ed espansiva, e mi spiace trasmettere questa idea sbagliata, che potrebbe essere interpretata come volontà di assumere un atteggiamento freddo o distaccato. Chiedi a chi mi conosce in altri contesti, per esempio ai miei allievi, e ti diranno invece che per loro sono come uno zio o un fratello maggiore.

TdJ) Riassumi la tua parabola artistica
FC) Provengo da una famiglia di musicisti e strumentisti di banda, e questo imprinting mi ha portato sin da piccolo a suonare il pianoforte; poi sono passato alla batteria che ho studiato per 8 anni, avvicinandomi al jazz negli ultimi due, prima di rimanere folgorato dall’amore per il contrabbasso, che come tutti gli amori ha portato anche una piccola crisi, perché mi rendevo conto che dovevo ricominciare tutto da zero. Comunque questi anni alla batteria non sono stati sprecati, perché ora mi è molto facile inquadrare i miei compagni di sezione ritmica e trovare rapidamente l’intesa necessaria.
Il primo incontro che ha cambiato il mio modo di concepire la musica è stato quello con Stefano Maltese; erano i tempi della mia formazione di base, e lui mi ha davvero insegnato a pensare la musica… Sceglieva un pezzo e mi insegnava come lo suonavano i grandi, senza confini di genere, passando agilmente da Billie Holiday ai Beatles. Io suonavo il contrabbasso da un anno, e due anni dopo ero già nel gruppo della compagna del mio maestro, Gioconda Cilio.
Intanto nasceva in me la passione per due poli opposti che ancora oggi mi attraggono: il jazz mediterraneo e la sperimentazione; determinanti in questo senso da un lato i Gnawa marocchini, che ho conosciuto in occasione di un lavoro per il teatro, dall’altro Paul Rogers dei Mujician, che incontrai a Siracusa durante “Labirinti Sonori”, davvero un altro pianeta sia per tecnica che per espressività. In realtà il polo della sperimentazione era più rappresentato da Maltese, ma Paul ha davvero cambiato il mio approccio allo strumento.
Poi ho cominciato a credere pienamente in me stesso e a sviluppare la mia ricerca personale; credo di avere ormai trovato la mia musica e soprattutto il mio suono. Oggi spesso suono con Gianni Gebbia e lui mi dice che qualsiasi strumento utilizzo, anche preso a noleggio, si sente che dietro c’è Fred Casadei. Credo che sia questa la cosa più importante per un musicista, ed è quello che cerco di trasmettere ogni giorno ai miei allievi; su uno strumento come il contrabbasso, è solo l’approccio che fa la differenza. Io mi sono ispirato a musicisti come Mingus e Jimmy Garrison per il suono e per l’approccio di base allo strumento, ma poi ho affinato da me alcune tecniche specifiche, come quella di suonare con la parte interna dell’indice e non col polpastrello, cosa che faccio spesso per aumentare la cavata e dare peso ad ogni nota.

TdJ) Da dove nasce invece il tuo interesse per il teatro e per le sonorizzazioni?
FC) E’ un interesse innescato dalla curiosità e dalla voglia di interagire con altre forme d’arte, cui abbiamo già fatto cenno parlando della copertina del mio ultimo disco; il prerequisito però è che si tratti sempre di un’interazione creativa, che mi coinvolga e mi dia la possibilità di esprimermi. Certo, si rischia di più, ma del resto non trovo alcun interesse a suonare scale o pattern predefiniti.
L’esperienza più interessante in questo campo, e la prima in assoluto, è stata quella con Paola Pace, dove abbiamo lavorato in particolare su testi di Ferlinghetti e Kerouac, ma ricordo volentieri anche lo spettacolo “Motopsichica” con gli Gnawa e il sudanese Mohamed Badawi, un lavoro che poi ha avuto un seguito palermitano nel 2010 con il disco “Mluk”, uscito a nome di Gianni Gebbia, cui parteciparono anche, oltre a me, Badawi e lo scomparso batterista Vittorio Villa.

TdJ) Parliamo ora del Fred Casadei compositore….
FC) Per comporre mi devo incuriosire; inizio a riflettere su suoni e timbri, poi parte un processo di maturazione inconscia finché il pezzo è pronto dentro di me e a questo punto lo scrivo di getto. Capisci che a questo punto il tempo di sviluppo della composizione non ha alcuna importanza, possono passare pochi giorni o addirittura anni. Posso dirti che fino a qualche anno fa, prima sceglievo se partire da una melodia o da una serie di accordi e poi iniziavo a lavorarci sopra; oggi invece maturo insieme l’armonia e la melodia e poi trascrivo contemporaneamente quello che ho già dentro.
I miei riferimenti principali per la composizione sono Henry Threadgill, di cui amo gli sviluppi in progressione ed il continuo gioco di rilasci e tensioni, e Roscoe Mitchell. Esulando dal jazz, penso spesso anche ai quartetti d’archi di Shostakovich e a Toru Takemitsu.

TdJ) Quali sono invece i principali riferimenti artistici del presente e del passato per il Fred Casadei musicista, e quali i contesti in cui quest’ultimo si trova più a suo agio?
FC) Come riferimenti artistici, oltre ai già citati contrabbassisti Mingus e Garrison ed ai soliti noti (Ellington, Monk, il quartetto classico di Coltrane, Dolphy e Lacy), citerei almeno gli improvvisatori britannici come Elton Dean e Keith Tippett, la pianista e compositrice newyorkese Marilyn Crispell, con la quale stiamo da tempo pensando ad un progetto in trio con Antonio Moncada, ed i nostri mediterranei, specie quelli siciliani (Stefano Maltese, Gianni Gebbia ed il misconosciuto chitarrista di Noto Francesco Rubino).
Relativamente alla seconda parte della domanda, oltre al solo la situazione che preferisco è il trio senza strumento armonico, proprio per il tipo di sonorità che produce (penso ad esempio al mio trio con i fiati di Marco Colonna e la batteria di Stefano Giust).

TdJ) Quali altri progetti hai in corso, e quali in preparazione per il prossimo futuro?
FC) Il progetto più importante a cui sto lavorando oggi è “Spiritual Unity”; si tratta di una suite in 5 movimenti che verrà riproposta con musicisti ogni volta diversi, ma partendo sempre dallo stesso materiale musicale. Fanno parte del progetto Pasquale Innarella, Luca Venitucci, Marco Colonna, Stefano Giust, Ivano Nardi ed Ermanno Baron; a marzo incideremo il primo disco col mio trio di cui parlavo prima (con Marco Colonna e Stefano Giust), e ne seguiranno altri.
Ho poi in corso una bella collaborazione con tre improvvisatori toscani, Bruno Romani (sax alto e flauto), Daniele Onori (chitarra) e Francesco Manfrè (violoncello), che prende il nome di EAE (Electro Acoustic Ensemble) ed ha già prodotto un disco, “Meditations in Motion”, uscito lo scorso ottobre per l’etichetta indipendente Manza Nera. Intanto porto sempre avanti (e spero sul palcoscenico) il mio progetto in solo, e sto pensando ad un prossimo lavoro con materiale di mia composizione.

TdJ) Quali altri interessi hai nella vita e quale spazio riesci a dedicare loro?
FC) E’ difficile trovare tempo per coltivare altri interessi, quando la musica occupa un posto così importante nella tua vita; quando non suono, insegno e nel poco tempo che resta mi dedico alla fotografia, dallo scatto allo sviluppo, ma sono ritagli di tempo….

TdJ) Di chi o di che cosa Fred Casadei non potrebbe fare a meno?
FC) Della musica; per problemi economici ho dovuto lavorare a Torino ed allontanarmi da lei per qualche anno, e quando ho ripreso a suonare mi sono reso conto di quanto mi mancava; e naturalmente non potrei fare a meno dei miei figli.

TdJ) Per concludere, ti chiedo semplicemente cosa contiene lo scrigno dei desideri di Fred Casadei
FC) Una semplice utopia: vivere in un mondo di pace, in comunione d’intenti con gli altri, dove non ci sia cattiveria e sia possibile recuperare i nostri veri valori; ed ovviamente dove ci sia più spazio per la cultura.

A questo punto non ci resta che ringraziare Fred per la sua cortesia e disponibilità ma soprattutto per la sua arte, e ci riproponiamo di incontrarlo di nuovo fra qualche tempo, quando siamo certi avrà saputo scrivere altre pagine del suo imprescindibile racconto, in musica o lì nei dintorni, come ha saputo fare finora.


 

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