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Sulle Tracce di... Guido Manusardi

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Sulle tracce di...

Abbiamo intervistato il pianista Guido Manusardi, uno dei jazzisti italiani più apprezzati all'estero, oltre ad essere uno dei pochissimi artisti italiani inclusi da Leonard Feather nella sua Jazz Encyclopaedia. Dal 1997 Manusardi è direttore artistico del Valtellina Jazz Festival e dal 1999 di Musica Viva Jazz Workshop e So Jazz.

Il 2000 è un anno importante per Guido Manusardi: viene invitato dal Direttore del MOCA – Museo d'arte contemporanea di Los Angeles – a suonare al museo con Billy Higgins e Trevor Ware. Durante la tournée Manusardi ha suonato con Billy e Trevor al World Stage – Hot Spot di Hollywood registrando il cd "Live at the Hot Spot". Nel 1978 è il primo jazzman italiano ad essere invitato al Festival Jazz di Montreux.
Manusardi vanta collaborazioni con innumerevoli grandi musicisti tra cui: Roy Eldridge, Art Farmer, Don Byas, Dexter Gordon, Al Heath, Slide Hampton, Johnny Griffin, Red Mitchell, Lee Konitz, Jimmy Cobb, Jerry Bergonzi, Victor Lewis, Billy Higgins, Cecil Payne, Shelly Manne, Booker Ervin, Joe Venuti, Curtis Fuller, Kay Winding, Jimmy Owens, Lou Donaldson, Joe Morello, Art Taylor.

TDJ: Sei uno dei senatori del jazz italiano, forse il primo nel dopoguerra ad emigrare all'estero in cerca di lavoro e considerazione, in una condizione molto diversa rispetto ai molti musicisti di generazioni successive che decenni dopo hanno seguito il tuo esempio. Quali esperienze umane e musicali ti hanno segnato in quegli anni ?
GM: Ho imparato tanto. Ho suonato con molti musicisti e ho riscontrato una profonda onestà nelle persone, nonostante le difficoltà pratiche, la nostalgia di casa e della mia famiglia ho avuto il supporto morale e concreto di tanti miei colleghi incontrati in giro per il mondo.

TDJ: Sei nato in un piccolo borgo di montagna, culturalmente molto lontano dalla musica che suoni, nonostante ciò hai raggiunto riconoscimenti in tutto il mondo, ne cito solo tre, ma indicativi: primo musicista italiano invitato al Festival di Montreaux (1978), uno dei pochi italiani inseriti nella Jazz Encyclopedia di Leonard Feather, e nel 2000 l'invito dal direttore del MOCA di Los Angeles a suonare nel museo accompagnato da Billy Higgins e Trevor Ware. Alla luce della tua lunga carriera cosa pensi della situazione del jazz contemporaneo e, in particolare, dei suoi protagonisti in Italia?
GM: La maturazione di questi musicisti contemporanei non può accadere solo in Italia. Bisogna sempre uscire e esperire quello che fanno gli altri fuori dai confini per rendersi conto delle proprie potenzialità. Il confronto è la prima scuola per ogni musicista. Io amo molto Chiavenna e la sua gente, mi sono sempre sentito chiavennasco, ma l'essere uscito è stato determinante perchè ho potuto mettermi alla prova e spingermi oltre le mie capacità.

TDJ: Se le tue influenze stilistiche sono complesse e variegate, certo la poetica e le eccezionali doti armoniche di Bill Evans sono un riferimento preciso e costante. Quali sono i jazzisti contemporanei che ascolti con più interesse e perchè?
GM: A certi livelli il gusto rimane esclusivo, personale. E' molto diminuito il mio interesse per i musicisti contemporanei, perché è vero che sono di norma ben istruiti da un punto di vista tecnico ma non riescono a comunicare delle idee e a farmi emozionare nel profondo. Forse si é perso il senso estetico perché non esiste più il periodo storico e i protagonisti che lo hanno così ben caratterizzato, non so...Questo lo penso anche in merito ad altri tipi di musica: dalla classica al rock.

TDJ: La tua discografia è decisamente nutrita oltre che in parte di ben difficile reperibilità. Se dovessi indicare solo alcuni album, quelli che secondo te sono i più rappresentativi della tua vicenda artistica, quali sceglieresti?
GM: "Blue train", " Delirium", " The village fair", " Poinciana" (esiste un'edizione giapponese ancora reperibile).

TDJ: Probabilmente l'empatia umana e musicale che ti ha legato a Red Mitchell è l'esperienza più forte e duratura, però hai suonato con moltissimi altri grandi protagonisti del jazz americano ed europeo. Hai qualche ricordo particolare da condividere ?
GM: Il tratto principale che contraddistingue i migliori musicisti di jazz è lo swing. Per capirci meglio: un buon attore, ad esempio, può sapere migliaia di poesie a memoria senza però saperle recitare veramente. Così é anche per noi musicisti, se suoniamo a raffica le note senza comunicare e capire il loro senso profondo non siamo dei buoni esecutori in nessun caso. Mi hanno lasciato una traccia indelebile Slide Hampton, Dexter Gordon, Johnny Griffin, Billy Higgins, Gianni Cazzola, Nicolae Farkas, Lenart Aborg, Sture Nordin, Nisse Sandstrom, Johnny Raducanu.


 

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