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Sulle tracce di....Lorena Fontana

Scritto da Carmelo Sardo on . Postato in Sulle tracce di...

Abbiamo incontrato la cantante Lorena Fontana, docente presso il Conservatorio di Mantova, in occasione della 5a edizione dell'International Jazz Day, in cui la città di Modena si dà appuntamento allo Smallet Jazz Club, con esibizioni dal vivo di numerosi musicisti locali, coordinati dalle figure del pianista Stefano Calzolari e della stessa Fontana, musicisti e didatti di riferimento per la comunità modenese.


Lorena FontanaTDJ: Proprio pochissime settimane fa sono state assegnate nel Conservatorio in cui insegni (''Lucio Campiani'' di Mantova, ndr) le prime lauree in ''Canto Jazz''. Ne è passato di tempo da quando nel 1957 gli allievi del Conservatorio ''Giuseppe Nicolini'' di Piacenza tentarono di boicottare un concerto jazz al grido di ''abbasso Gillespie e viva Chopin''. Che realtà è, oggi, il jazz nei Conservatori italiani?
LF: Una realtà in divenire; un fermento che sta crescendo e sta facendo crescere la attuale generazione di musicisti. C'è da aggiungere che pur non garantendo il lavoro professionale, quantomeno ne garantisce una professionalità.

TDJ: Naturalmente la sapienza di un insegnante sta anche nello stimolare le capacità intellettivo-intellettuali dei propri allievi, e non solo nel consegnare loro gli strumenti tecnico-metodologici della propria materia. Qual è da questo punto di vista il tuo approccio all'insegnamento? Antonio Gramsci, parlando della formazione culturale di un individuo, diceva che la cultura ''è organizzazione, disciplina del proprio Io interiore, è presa di possesso della propria personalità, è conquista di coscienza superiore'', e in fin dei conti punterai anche a questo, formando persone ed educando sensibilità.
LF: Acquisire maturità artistica vuole dire sicuramente essere consapevoli dei vari parametri che compongono una disciplina e questo è indispensabile per farne una professione. Il mio approccio è cercare di far capire che il canto jazz non è solo esecuzione pedissequa di un brano ''alla maniera di...'', ma è soprattutto l'espressione della propria personalità musicale attraverso il proprio mezzo, come i grandi ci insegnano. Padroneggiare il mezzo, superarne i limiti, piegarlo e renderlo flessibile all'espressione secondo necessità e alla fine del processo: dimenticare tutto, lasciando fluire la creatività in un flusso di coscienza. Ovviamente il jazz ha dei codici linguistici precisi che vanno conosciuti, studiati e confrontati stilisticamente, ma lungi da me l'idea di stimolare l'allievo all'esercizio di maniera o all'imitazione. Anzi, invito sempre a non cercare di sembrare qualcun altro e ad andare oltre le mode o le facili scelte commerciali del momento.

TDJ: Esiste un momento chiaro e netto da cui un insegnante di canto smette di vedere l'allievo in un allievo e comincia a vedervi un collega cantante?
LF: Sì certo, quando ne percepisce maturità, intelligenza musicale e talento creativo. Mi è capitato, a volte, di vedere queste qualità associate a sincera modestia o timidezza e devo dire che trovo questa combinazione ammirevole. Mai come nei cantanti si incontrano primedonne che pensano di sapere tutto o che misurano la loro qualità con quintalate di voce o altri eccessi vari. La creatività e l'originalità non si acquistano al supermercato. Bisogna scavare dentro se stessi.

TDJ: Ricette segrete non esistono. Tuttavia cosa ti sentiresti di suggerire, da cantante che opera da tanti anni nel settore, affinché ci sia un salto di qualità (e quale fronte secondo te necessiterebbe più di un salto di qualità) nel prossimo futuro del e per il movimento jazzistico in Italia?
LF: Leggi che creino opportunità di lavoro. Occorre una regolamentazione dei concerti jazz, dal club al festival, e più in generale, della musica dal vivo in Italia. Abbiamo bisogno di leggi che promuovano opportunità e favoriscano i professionisti della musica dal vivo in tutte le sue forme, con un occhio particolare per la musica di arte, tra cui il jazz. E poi la creazione di Big Bands e Orchestre. Moltissimi musicisti escono dai Conservatori ma non ci sono opportunità di lavoro, non abbastanza o troppo poche. Tutto viene lasciato a singole iniziative o a gruppi che producono soltanto risultati intermittenti. Il problema è politico.


 

Commenti   

#1 stefy 2016-05-04 12:31
..brava Lorena! una cantante che merita.
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