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Sulle tracce di...Emanuele Cisi

Scritto da Fabio Chiarini on . Postato in Sulle tracce di...

Oggi abbiamo il grande piacere di avvicinare il celebre sassofonista Emanuele Cisi che ha appena pubblicato la sua ultima sua fatica discografica: "Where Or When", sul mercato da pochi giorni per l'etichetta americana MaxJazz.

TdJ) Sei il primo artista italiano, correggimi se sbaglio, ad incidere come leader per questa prestigiosa e sofisticata label statunitense, che ha recentemente perso il suo fondatore. Che esperienza è stata?

EC) Si, sono il primo italiano...anzi europeo, a pubblicare un disco con la MaxJazz. E' stato un avvicinamento tanto rapido quanto facile e naturale. Di ritorno da New York, dove avevo appena registrato il master in trio con Joseph e Luca, ho tirato giù una lista di etichette da internet, a cui provare a proporre il mio lavoro. Essendo piuttosto attivo negli ultimi anni sulla scena americana, e vivendo Luca e Joseph là, puntavo a una label statunitense. Era anche un po' un mio sogno d'infanzia, in qualche modo...
Così spedii a tutti gli indirizzi che avevo trovato (molte etichette le conoscevo, ma molte no) una semplice e succinta mail, allegandovi un mp3, una traccia del master in questione. Richard McDonnell mi rispose dopo meno di 10 minuti dicendo: "si, mi piace molto...vorrei ascoltare il resto"! Andai a vedere chi fosse e quando realizzai che si trattava della MaxJazz e vidi i nomi degli artisti che producevano.... mi son sentito mancare, quasi!!! Insomma gli mandai subito tutto il master, e dopo qualche giorno Richard mi scrisse dicendomi che gli piaceva tantissimo, e che avrebbe davvero voluto incontrarmi personalmente, per conoscermi e discutere di una nostra eventuale collaborazione. Così mi invitò a Saint Louis, dove viveva e dove era basata l'etichetta. Organizzò una sorta di party/jam session negli uffici della MaxJazz, invitando altri musicisti locali, così, per farmi suonare e sentirmi dal vivo. Una persona straordinaria, di una gentilezza e bontà d'animo fuori dal comune. Non lo dimenticherò mai.
La sua scomparsa è stata un botta pazzesca per me, credimi.

TdJ) La formazione di "Where or When", sax tenore, contrabbasso e batteria è quella sperimentata per primo da Sonny Rollins negli anni '50 e ha poi dato corpo a numerosi capolavori (primo fra tutti "Way Out West", per l'appunto). Hai guardato anche a questi lavori del passato mentre componevi, e improvvisavi, per questa tua session?

EC) E' ovvio che Sonny Rollins, insieme a Coltrane e poi a mille altri sassofonisti e non, è stato uno dei miei principali punti di riferimento nella mia formazione musicale. Ma credo di aver assorbito la sua influenza così come le altre nel corso degli anni, e ora suono semplicemente ciò che sento, ciò che sono, senza preoccuparmi di pensare a questo o quel musicista. I trii di Sonny, certo... ma anche Trane quando suona in trio (cioè quando McCoy toglieva le mani dalla tastiera o in qualche disco Prestige), ma tanto altro... a 50 anni il tuo bagaglio è bello grosso!

TdJ) Restando in territorio rollinsiano (da te omaggiato anni fa con un clamoroso disco Philology in quello che resta uno dei più begli omaggi tout court al genio di Harlem) tra i brani spicca l'ironico "Inverso Calypso" dotato della classica killing melody, ce ne vuoi parlare?

EC) Quel pezzo lo scrissi credo nel 1997. All'epoca abitavo in una meravigliosa casa di pietra in un bosco in montagna, a 1 ora da Torino. E il versante della valle dove vivevo si chiamava "l'inverso", cioè il meno esposto al sole d'inverno, ma che invece in estate prende tutta la luce possibile. Mi faceva sorridere l'idea di un calypso composto e suonato in montagna! Lo registrai la prima volta sul primo dei due dischi da me registrati in duo con Paolo Birro, "May Day", proprio nel '97.

TdJ) Da molti anni ho apprezzato la compattezza che dai alle tue formazioni, ricordo quella "storica" con Birro, Micheli e Sotgiu che brillava per coesione e intensità, mi sembra che anche con questo combo le cose vadano decisamente in quella direzione. Ci parli della tua concezione del gruppo -da un punto di vista squisitamente "leaderistico"?

Io ho bisogno di interazione, ma allo stesso tempo di sostegno e fiducia massima nei miei confronti da parte dei "miei" musicisti. E' fondamentale per me l'assunzione dei ruoli e delle responsabilità da parte di ciascun musicista all'interno di un gruppo. Se sei il solista, sei tu che devi condurre, guidare, tu sei quello "davanti", colui che espone le melodie, i temi, che si fa carico dell'intero gruppo, in qualche modo. Ma chi sta "dietro" ha uguale responsabilità nel fare in modo che il mio compito sia facilitato: deve ascoltarmi, proporre, suggerire, capire e prendere iniziative quando è il momento giusto. Ovviamente non sono regole scritte da nessuna parte... è un buon senso che deve venire dalla musicalità, dall'orecchio e dall'esperienza. In questo senso mi trovo splendidamente - musicalmente parlando - negli USA, nel senso che là questa consapevolezza e distribuzione di ruoli è scontata e storicamente consolidata. E' ciò che fa... il SUONO del jazz, insomma! E Joseph e Luca, seppur originariamente italiani, hanno totalmente assorbito questa forma mentis.

TdJ) Due preziosi compagni di viaggio in "Where Or When"...

EC) Joseph è un bassista straordinario: ha potenza, precisione e sicurezza e soprattutto un lirismo fuori dal comune. Sa costruire le sue linee di accompagnamento ascoltando ciò che avviene intorno a lui con grande sensibilità. E ogni assolo che fa è un momento di grande musicalità... non è il "solito" solo di basso durante il quale, come si dice nelle nostre barzellette da musicisti, finalmente si può parlare e distrarsi! Joseph è molto richiesto sulla scena newyorkese, parlo della scena "top", e mi ritengo fortunato ad averlo nel mio trio. Stessa dicasi per Luca Santaniello : anche lui, nel giro di questi ultimi anni, sta diventando uno dei drummers più rispettati e chiamati a New York. Lui unisce un grandissimo talento a una intelligenza speciale, che lo rendono estremamente concentrato sulla musica. Non gli sfugge nulla ed è sempre pronto a mettersi in gioco e a rilanciare, il tutto però senza mai dimenticarsi del suo ruolo fondamentale di accompagnatore. Ciò che più gli preme, come spesso ama dire tra il serio e lo scherzoso, è "andare a tempo".

TdJ) Nel 2013 hai messo in atto, grazie al Torino Jazz Festival e il sostegno del Conservatorio, una partnership prestigiosa con il Julliard School di New York. E' un'esperienza che stai portando avanti?

EC) Sì, quest'anno per la seconda volta, sarò il coordinatore ufficiale del "settore educativo" del Torino Jazz Festival. E porterò di nuovo la Juilliard School di New York al Conservatorio Verdi di Torino per un workshop di una settimana. Addirittura quest'anno il concerto finale del workshop si terrà il 1 maggio sul palco principale di piazza Castello. Sarà l'apertura del concertone del 1 maggio. Questa è una cosa di cui vado molto orgoglioso, credo sia davvero una fantastica opportunità per i nostri studenti (ma è aperto anche agli esterni) e crea un legame forte tra la mia città e quella "adottiva", cioè New York, dove ho forti radici anche per via della mia nonna materna che nacque laggiù nel 1912.

TdJ) Tornando al tuo ruolo più schiettamente da jazzman, hai operato concertisticamente un po' in tutta Europa (oltre che negli States), hai soggiornato a lungo in Francia ed hai battuto la penisola in ogni angolo con i tuoi gruppi, profitto della tua grande esperienza sul campo per chiederti, anche se temo di conoscere la risposta, se e quanto stia soffiando ancora forte il vento della crisi sul vostro lavoro, sia Live che discografico, o se noti alcuni segnali in controtendenza da qualche parte...(se lo sai dicci "dove e quando")

EC) Quello che posso dire è che è sempre più difficile. I concerti sono sempre meno e le paghe sempre più basse, soprattutto per i musicisti giovani e non ancora conosciuti. Ormai spostarsi con un gruppo intero è diventato quasi impossibile, in qualsiasi paese europeo, e gli USA non fanno differenza. E' vero che per questa musica, come diceva un musicista anziano di cui ora non ricordo il nome, non ha mai avuto momenti "d'oro". E sempre stata dura per i jazzisti. A parte forse negli anni '30 e poi '50, hanno sempre trovato difficoltà a trovare ingaggi. Ma almeno ai tempi si suonava di più, c'erano più occasioni per condividere e scambiare con altri musicisti. Oggi non è facile. In più anche la tecnologia ha portato del bene e del male: da un alto l'estrema accessibilità immediata a qualunque cosa, dall'altra l'illusione che QUELLA accessibilità sia la CONOSCENZA. Ma non è così... l'unica vera conoscenza, nel jazz - ma non solo... - sta nell'esperienza!

TdJ) Ci piace presentare i nostri ospiti anche sotto profili non strettamente musicali. Volevo chiederti se ami leggere, per esempio, e che libro hai sul comodino adesso...

EC) Ho sempre molto amato leggere, soprattutto letteratura di vario tipo. Ma da qualche anno, mi sono dedicato a letture esclusivamente inerenti al jazz: biografie di musicisti (ho letto tutte quelle di Coltrane, di Rollins e Lester Young; poi di Parker, Monk, Hampton Hawes e via dicendo) quasi sempre in inglese. Ora mi sto prendendo una pausa in italiano - che sollievo! - e sto leggendo i "Ritratti Jazz" di Harika Murakami.

TDJ) da "Where Are You" (1994) a "Where or When" (2014) (a proposito è una coincidenza, nutri un debole per gli avverbi temporali, o volevi citarti come Dumas "Vent'anni dopo"?) dove sta andando la musica di Emanuele Cisi?

EC) Non è un caso, la ricorrenza di quegli avverbi... bravo, sei il primo che la coglie!!! Come ho scritto nelle brevi note di copertina dell'ultimo cd, "QUANDO" e "DOVE" sono due parole talmente importanti... Le nostre vite sono in qualche modo costantemente segnate da esse. E nel momento in cui coincidono, avviene qualcosa di speciale. Come per me in questo disco.

TDJ) E' una cosa che si sente ascoltando questo tuo prezioso lavoro per MaxJazz, che ci sentiamo di consigliare caldamente. Grazie Emanuele, alla prossima....

EC) Un caro saluto a tutti i lettori di Tracce di Jazz, e che lo swing sia sempre con voi!

 

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