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Sulle Tracce di... Filippo Cosentino

Scritto da Elfio Nicolosi on . Postato in Sulle tracce di...

Abbiamo realizzato una bella intervista con Filippo Cosentino, chitarrista emergente emiliano, che dopo l’esordio discografico del 2011 con “Lanes” ha appena pubblicato il suo secondo album in trio, "Human Being" per l'etichetta Emme Record Label, in cui si avvale anche della collaborazione del sassofonista Michael Rosen.

TdJ: Oggi siamo in compagnia di Filippo Cosentino, un artista emergente cui lasciamo volentieri la parola: ti vuoi far conoscere dai lettori di Tracce di jazz?

FC: Molto volentieri, grazie. Il mio esordio discografico nel jazz e' avvenuto con Il CD "Lanes" - con la partecipazione di Fabrizio Bosso - nel 2011 dopo quasi dieci anni di esperienze in moltissimi generi musicali: ho infatti nel tempo avuto modo di collaborare con grandissimi artisti del panorama musicale italiano e internazionale della musica jazz, blues, pop. Contemporaneamente ho lavorato a numerosi arrangiamenti di dischi di cantautori e/o interpreti emergenti oppure scritto alcune colonne sonore e creato un centro didattico di musica moderna (Milleunanota). Da questa base nasce in realtà il mio promo CD dal titolo Lanes, appunto corsie ovvero quelle che avevo percorso nel tempo. Dopo questo lavoro solista per un po' di tempo mi sono dedicato ad altre collaborazioni e siamo quindi arrivati al nuovo disco Human Being - con la partecipazione di Michael Rosen - che trovo un disco intimo e meditativo ma anche con grandi momenti di energia, arriva nei miei primi 30 anni e trovavo giusto che scrivessi musica di questo tipo.

TdJ: Ascoltando i tuoi lavori, sono rimasto favorevolmente sorpreso dal fatto che in soli due album sei già riuscito a raggiungere uno stile molto personale e riconoscibile. Piuttosto che percorrere la strada del mainstream americano cerchi di evocare atmosfere più prettamente "mediterranee", per usare un termine abusato, riuscendo a coniugare la melodia tipica italiana con sonorità spagnole, nordafricane e mediorientali; cosa mi puoi dire di questo aspetto della tua musica e quali sono i musicisti che ti hanno ispirato?

FC: Direi prima di tutto che i miei dischi sono il frutto e la sintesi di numerose e varie esperienze, questa e' anche in parte la mia idea di jazz. Non ho mai sentito la necessità di pensare ad omologare il mio stile e non ho soddisfatto nessuna esigenza di ripercorrere chissà quale strada. Ho semplicemente voluto scrivere la mia musica influenzata da tutti gli ascolti che ho fatto e dalle collaborazioni più significative. Sono sempre stata una persona che vive il proprio tempo e guarda al futuro e per me oggi agire in questo percorso significa esprimere il proprio pensare musicale. La melodia italiana e' fantastica e se solo ci ricordassimo più spesso che per secoli grandi come Mozart, Handel, Gluck, ecc sono passati da Napoli, Bologna, Firenze a imparare e carpire qualche segreto, allora capiremmo che su questo fronte la nostra e' una scuola di primo livello. Persino i grandissimi del jazz come Louis Armstrong, Jelly Roll Morton hanno dichiarato di ascoltare e prendere spunto dalle incisioni di Verdi e Puccini. Sono poi di origini meridionali e ho sempre trovato che la melodia di queste terre e' al tempo stesso malinconica ma piena di energia, un po' come le musiche di Astor Piazzolla. Sperimentare componendo musica jazz di tipo "mediterraneo" e' una corrente molto forte oggi e personalmente gli ascolti che faccio sono principalmente Youn Sun Nah, Ulf Wakenius, Gurdjieff, Noa, Mira Awad oltre a molta musica popolare del medio-oriente.

TdJ: Il tuo ultimo album, "Human Being", seguito ideale del debutto "Lanes" pare confermare un'evoluzione stilistica, e appare decisamente più omogeneo. Ce ne vuoi parlare?

FC: Si mi trovi molto d'accordo. Lanes era l'album del debutto che seppur con caratteristiche ben delineate, era composto da brani originali e personali arrangiamenti di standards jazz; avevo deciso che doveva esser questa la strada per presentarmi. Human being e' invece composto interamente di brani originali e il risultato e' un disco omogeneo nel quale suono prevalentemente la chitarra acustica e la acustica baritona ma anche la chitarra classica e l'elettrica. Ho anche un piccolo cameo al pianoforte. Mi accompagnano nel trio Davide Beatino al basso elettrico e Carlo Gaia alla batteria, compagni di viaggio già in Lanes. Guest del nuovo lavoro e' Michael Rosen con il quale abbiamo idealmente creato un dialogo tra chitarre acustiche e sassofoni. Le composizioni sono tutte ispirate a qualche avvenimento che mi ha colpito negli anni che separano il primo disco da quest'ultimo, quindi ci sono richiami alla mia sfera privata - Letters from home, Dance of tue mono in love e Serendipity - brani che ho scritto per meditare - Luz e Mantra - oppure ancora 392 e' ispirato a Aung San Suu Kyi e alla lotta che ha dovuto affrontare per raggiungere la libertà. Message in a bible e' un brano molto importante per me perché sono da sempre interessato alle discussioni sul conflitto in atto in medio-oriente e scrivere questo brano per me ha significato ricordarmi che siamo poi tutti abitanti di una stessa terra. Il titolo e' ovviamente un richiamo al messaggio che tutte le grandi religioni e filosofie insegnano: viviamo in pace e nel rispetto di tutti e di tutte le cose. Human being e' quindi la tilt e track che riassume tutti i miei pensieri precedenti. E' il seguito di Lanes, idealmente e per struttura del brano; human being e' un brano molto vario con due temi che trovo assai melodici e sono contento perché sono riuscito ad evocare sia la componente, come dici tu, mediterranea e melodica ma anche quella più occidentale che si concretizza in un bel giro ove suonato da basso e batteria.

TdJ: Da alcuni anni ti muovi con la stessa formazioni in trio, un gruppo che, oltre ad essere efficace, ha raggiunto una notevole coesione. Ci presenti i tuoi compagni di viaggio, coi quali dividi peraltro la scena dei concerti?

FC: I concerti sono il momento di condivisione del nostro lavoro e dove possiamo avere un riscontro diretto. dal vivo il trio e' assai affiatato e sono contento di aver trovato degli amici oltre che a validi musicisti. Davide Beatino l'ho incontrato a Bologna, ne è' nata da prima una amicizia e successivamente una collaborazione. E' il bassista di Samuele Bersani e quindi spesso è' impegnato in tour. In questi casi e' Mauro Gavini, con il quale abbiamo già fatto due tour, che forma la sezione ritmica con Carlo Gaia, batterista con il quale abbiamo condiviso numerose esperienze e ormai ci conosciamo musicalmente a memoria. Per come sono scritti i brani, mi capita anche di eseguire i concerti in chitarra acustica e/o baritona sola.

TdJ: Nell'album ti sei avvalso della preziosa partecipazione del grande sassofonista Michael Rosen, come è nata questa collaborazione e quale pensi sia il valore aggiunto che ha portato al tuo lavoro?

FC: Si è incuriosito del mio primo lavoro e subito dopo ci siamo detti che un secondo l'avremmo dovuto incidere insieme. Michael e' una bravissima persona oltre ad essere un professionista. Ha interpretato nel migliore dei modi le differenti sfumature di ogni brano. Il mio modo di fare jazz, come ti dicevo prima, e' frutto di intense contaminazioni e ho quindi bisogno di collaborare con musicisti che abbiano a loro volta avuto un percorso vario: come anche Davide e Carlo, Michael e' camaleontico nel suo modo di suonare e credo sia bellissimo ascoltare i vari brani e gustarsi i suoi "a solo" .

TdJ: Noi come web magazine siamo molto interessati all'uso che i musicisti fanno del web. Molti tuoi colleghi hanno un approccio molto diffidente verso questo mezzo, che spesso considerano esclusivamente come un "covo di pirati"; al contrario il tuo approccio è molto più positivo. I tuoi album sono liberamente usufruibili in streaming su Spotify, il tuo sito è molto bello ed aggiornato, sei attivo nei social network, ecc. Ci racconti il tuo rapporto con la rete, e di come pensi che internet possa giovare alla tua carriera?

FC: Credo molto nelle potenzialità del web e sono da sempre convinto che quando ci sono dei nuovi mezzi o delle nuove possibilità sia molto meglio conoscerle e imparare a utilizzarle al meglio piuttosto che lasciarsi intimidire. La rete è soltanto un altro mezzo grazie al quale oggi si possono creare nuove connessioni e far conoscere la propria musica: non è una cosa buona oppure malvagia di per se', dipende tutto dall'uso che se ne fa.

TdJ: Vorremmo che fossi tu a chiudere con un saluto ai lettori del nostro portale.

FC: Vorrei ringraziare tutti della redazione e i lettori che hanno dedicato questi ultimi cinque minuti alla lettura dell'intervista. Vi invito a seguirmi sui miei canali social e sul mio sito www.filippocosentino.com ma anche a venirci ad ascoltare dal vivo. Spero che la mia musica possa essere un momento rasserenante nella vita di chi la ascolta!


 

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