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Sulle tracce di...Gaetano Bordogna

Scritto da Ernesto Scurati on . Postato in Sulle tracce di...

Abbiamo incontrato Gaetano Borgogna a Clusone, in occasione della presentazione della trentacinquesima edizione del festival (che parte sabato 4 luglio) di cui è Direttore Artistico. Ne è nata un’intervista a ruota libera, completamente improvvisata come la musica che ama da sempre. Vi raccontiamo come può una grande passione trasformare un ascoltatore per eccellenza in un Direttore Artistico.


Chiunque abbia frequentato negli ultimi 30 anni teatri e locali dove si suona jazz nel Nord Italia (e non solo), non può non conoscere Gaetano Bordogna. Sempre presente tra il pubblico, spesso in prima fila, sorridente e spensierato, lo ritroviamo oggi, per il secondo anno consecutivo, nelle vesti di Direttore Artistico di uno dei festival più longevi e coerenti della penisola, che da 35 anni propone un cartellone lontano dai facili stereotipi di cui il panorama jazzistico nazionale è purtroppo ormai saturo. Nel tentativo di dare continuità ad una rassegna troppo importante per essere spazzata via dalla crisi dei nostri giorni, Bordogna ha accettato di ricevere l’ingombrante eredità da un altro importante personaggio della storia di Clusone, quel Livio Testa che sin dai primi anni del festival ha contribuito a consolidarne il nome sul territorio nazionale e anche oltre. Abbiamo parlato con lui durante la presentazione del programma 2015, e vi offriamo la preziosa testimonianza di chi anche quest’anno ha saputo costruire un cartellone di tutto rispetto, con ospiti internazionali prestigiosi e realtà locali altrettanto consolidate, strizzando l’occhio al pubblico ma senza compromettere la qualità artistica della proposta.

TdJ) E’ il tuo secondo anno alla Direzione Artistica del Clusone Jazz Festival; ci avresti creduto 18 mesi fa?
GB) Diciamo che ci avevo sperato; da un lato non avrei mai accettato il ruolo di Direttore Artistico solo per gestire un anno di transizione, e mi sono dato l’obiettivo di dare continuità alla rassegna nel tempo, ma dall’altro sapevo quanto il compito fosse impegnativo, e non ero così sicuro di riuscirci. Poi ho capito che gli altri soci e amici dello staff avevano la mia stessa voglia di andare avanti, e tutto è diventato più facile.

TdJ) Cosa ti ha spinto, dopo tanti anni di frequentazione jazzistica come semplice appassionato, a passare dall’altra parte della barricata?
GB) Ci credi che non lo so? Mi hanno fatto questa proposta e ho accettato, tutto qui, senza pensarci troppo; volevo un futuro per il festival, pensavo di poter dare una mano, aggiungici un pizzico di incoscienza e capirai che la decisione è stata presa sui due piedi, o quasi …

TdJ) In un festival come quello di Clusone, conosciuto ovunque ma gestito da uno staff numericamente molto ridotto, riesci ad esercitare solo il ruolo di Direttore Artistico, o è necessario dover fare un po’ di tutto, per poter rendere possibile la realizzazione dei numerosi eventi in programma?
GB) A Clusone se ognuno esercitasse rigidamente il suo ruolo, il festival sarebbe finito da un pezzo; gli iscritti all’Associazione culturale che organizza la rassegna (Clusone Jazz Promotion) non sono molti, e soprattutto negli ultimi anni c’è stato poco ricambio generazionale. Quindi faccio il Direttore Artistico, ma aiuto anche in tante piccole operazioni, che però messe insieme costituiscono un bell’impegno: parlare con le istituzioni, interagire con gli enti e con gli sponsor, persino andare a prendere gli strumenti necessari per le performance e organizzare gli incontri e le prove dei musicisti …. Ma non sono il solo, quindi va bene così.

TdJ) L’anno scorso il festival ha riscosso un buon successo di pubblico, forse persino inatteso viste le difficoltà del momento, ed il programma di quest’anno lascia decisamente ben sperare; qual è il segreto per costruire una proposta valida con limitatezza di mezzi e nell’abbondanza del materiale artistico attualmente disponibile?
GB) Ascoltare tanti dischi e tanti concerti ed essere sempre informato sull’evoluzione del panorama jazzistico nazionale ed internazionale, prima di tutto … I miei trascorsi da semplice appassionato di jazz serviranno ben a qualcosa, non credi? E poi conoscere tutti gli operatori del settore, musicisti inclusi, ed instaurare con loro rapporti fidelizzati concreti e duraturi, che vadano oltre la firma di un semplice contratto; ti posso assicurare che la maggior parte dei musicisti che suonano a Clusone sono felici di farlo, perché il festival è stato ed è ancora qualcosa di importante per loro, e perché con noi dello staff si sentono a casa propria, tale è la familiarità dell’ambiente e dei rapporti interpersonali.

TdJ) Come selezioni i progetti che parteciperanno al festival?
GB) Scelgo quelli che secondo il mio parere possono essere interessanti per la nostra tipologia di pubblico e coerenti con la nostra linea di pensiero, che da sempre incrocia tradizione ed avanguardia; cerchiamo anche di evitare di riproporre ogni anno gli stessi artisti, e talvolta ci riusciamo … (ride). Cerco anche di non proporre cose già sentite nel territorio nello stesso periodo, perché ci tengo davvero alla caratterizzazione della nostra proposta. E poi, naturalmente, visto che siamo un’Associazione, mi confronto con gli altri soci e consiglieri, in modo che il cartellone sia condiviso da tutti nella più totale democrazia e trasparenza; questo è fondamentale avendo a disposizione uno staff ridotto come il nostro, e condividere aiuta a lavorare tutti per lo stesso obiettivo.

TdJ) Che cosa differenzia una buona proposta artistica da una che può arrivare a trovare spazio nel programma del Clusone Jazz Festival?
GB) Spesso è qualche piccolo dettaglio a fare la differenza; le caratteristiche innovative di un progetto, l’affrancatura da schemi ormai ritriti, la freschezza di una proposta, la sintonia tra la musica e la location in cui verrà suonata …. Ci sono tante risposte, ma in sintesi quella che le comprende tutte è che la proposta deve essere adatta alla storia del nostro festival e alla sua necessità di andare oltre, rompendo schemi e barriere se necessario …. Come dicono gli artisti che hanno suonato da noi ed il nostro pubblico, in una parola sola, il nostro è un festival “coraggioso”.

TdJ) Il cartellone della vostra rassegna concede sempre un certo spazio ad altre forme di espressione artistica; come risponde il pubblico a questi eventi collaterali, se così possiamo chiamarli?
GB) Non sempre in maniera completamente positiva, ma fa parte del gioco; quando presenti un libro sul jazz l’affluenza di pubblico è certo più ridotta rispetto a quella relativa ad un concerto in piazza, ma siamo convinti che organizzare eventi per e con la scuola, cosa che peraltro quest’anno ha funzionato davvero bene, o mostre di fotografia ed arti visive, sia imprescindibile per offrire un pacchetto culturale completo ed eterogeneo, che stimoli il pubblico a conoscere il jazz e le sue mille sfaccettature.

TdJ) La proposta artistica del festival ha sempre cercato di abbattere anche le barriere geografiche; qual è l’impegno di Clusone Jazz oggi a livello internazionale?
GB) Certo è difficile, di questi tempi, pensare a progetti di ampio respiro come quelli che abbiamo realizzato una decina di anni fa, ma siamo convinti che in uno scenario locale sempre meno ricettivo la strada europea sia una delle poche possibili. Per questo siamo impegnati nel progetto “4 motori per l’Europa”, come unico rappresentante nazionale, ed in particolare con “Erasmus +”; il primo risultato concreto sarà la partecipazione di un quintetto di giovani promesse del jazz italiano al forum di Annecy, in Francia, che avrà luogo nel prossimo autunno e che ci permetterà di portare la nostra musica al di là dei confini nazionali, dando una opportunità al gruppo stesso ed aprendo uno squarcio verso un futuro ancor più globalizzato.

TdJ) Ora che il programma 2015 è pronto, stai già pensando qualcosa di nuovo per il 2016, almeno in termini generali?
GB) No, lasciami riposare un attimo … Ho in testa qualche idea, come la realizzazione di un festival nel festival (ad esempio per giovani pianisti, esperienza già realizzata lo scorso anno con successo, ma che vorrei istituzionalizzare) o la creazione di percorsi a tema che colleghino fra loro, come un filo rosso, più concerti … Ma c’è tempo per pensarci …

TdJ) Come vedi il festival di Clusone fra 10 anni? Quali evoluzioni sono possibili per una rassegna culturale di spessore come la vostra che deve confrontarsi ogni giorno, inevitabilmente, con una realtà territoriale non certo paragonabile a quella di città urbane come Milano, o comunque la stessa Bergamo?
GB) Posso avvalermi della facoltà di non rispondere? (Ride). Scherzi a parte, è difficile dirlo; certo Clusone e la sua valle stanno perdendo l’interesse turistico che avevano qualche anno fa, quando le famiglie andavano in ferie in montagna dopo l’ultimo giorno di scuola e tornavano a casa ai primi di settembre. E di conseguenza tutto il contesto ne risente, incluso quello artistico e culturale. Ma io credo che se saremo attenti all’aria che cambia anche da questo punto di vista, e sapremo offrire un prodotto al passo coi tempi e con le esigenze dei nostri fans vecchi e nuovi, finchè c’è buona musica ci saremo sempre noi a proporla …

TdJ) Per finire, sai dirmi invece cosa farà Gaetano Bordogna fra 10 anni?
GB) Sarò qui con te per raccontarti della quarantacinquesima edizione del festival e di cosa bolle in pentola per il 2026 !!!

Speriamo di esserci anche noi …

 

Commenti   

#2 Gianni Gualberto 2015-07-11 10:20
I miei più sinceri complimenti, il più affettuoso "In bocca al lupo!" e un abbraccio a Gaetano Bordogna. Gianni M. Gualberto
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#1 carla b. 2015-07-09 14:16
Bella intervista ... bravo Gaetano!!!
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