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Zanchini serve un cocktail di jazz e liscio romagnolo

Scritto da Ernesto Scurati on . Postato in Recensione concerti

Il teatrino di corte della Villa Reale di Monza ha solo 120 posti, quasi tutti occupati lo scorso 28 febbraio per il terzo concerto della XII stagione della rassegna Lampi, organizzata da Musicamorfosi. In cartellone un breve solo della violinista Eloisa Manera ed il sentito omaggio a Secondo Casadei del Simone Zanchini Quartet.


Simone ZanchiniMai avrei pensato di potermi divertire così tanto ascoltando "Romagna Mia" o "La mia gente", titoli di brani che scaldano i cuori romagnoli e le gambe dei ballerini di liscio più che gli amanti del jazz. E gli stessi dubbi hanno avuto Simone Zanchini, quando nel 2013 Ravenna Jazz gli ha commissionato il progetto, e Saul Beretta, quando lo ha inserito nel cartellone di Lampi.
Quest'ultimo perchè ricorda ancora l'avversione giovanile che provava nei confronti di questa musica in contrapposizione alla forte passione per la classica; il primo perchè nella sua terra, la Romagna, il confronto con Secondo Casadei è ancora oggi imbarazzante, e se torniamo ai tempi in cui Zanchini era un ragazzo, se volevi studiare e suonare il jazz o la musica classica dovevi lottare contro il mondo intero, perchè lì per essere qualcuno dovevi entrare in un'orchestra di ballo liscio. E allora Casadei era al tempo stesso un mito e un ostacolo, e se la tua passione era davvero forte finivi con l'odiarlo.
Poi, a conti fatti, entrambi si sono detti che bisognava provarci; per primo Zanchini, che si è convinto che l'amore per la sua Romagna era più forte di tutto, anche del rischio di sconfinare nel kitsch che presenta un progetto del genere. Così è nato "Casadei Secondo (me)", che a breve uscirà su CD per Stradivarius. Compagni di viaggio del fisarmonicista sono Stefano Bedetti al sax tenore e soprano, Stefano Senni al contrabbasso ed il versatile Zeno De Rossi alla batteria.
La serata si è aperta con una bella performance in solo della violinista, compositrice ed improvvisatrice italo-spagnola Eloisa Manera, giovane ma già apprezzata sulla scena jazz italiana, che in 15 minuti scarsi ha presentato tutto il suo bagaglio tecnico ed espressivo passando con agilità dalla musica classica a quella barocca, dal blues rurale alla free form, dall'archetto al pizzicato, per chiudere il concerto con un momento cameristico appoggiato su fondali psichedelici, prodotti con computer, delay e loops.
Il quartetto di Simone Zanchini ci ha poi regalato 90 minuti di puro divertimento; la formula prevedeva la riproduzione della registrazione del tema originale di Casadei, spesso preceduta o seguita da frasi parlate pronunciate da lui stesso o da personaggi del suo entourage, che poi lasciavano spazio alle reinterpretazioni del quartetto, tutte rigorosamente selezionate dall'archivio di famiglia insieme alla sorella ancora vivente.
Cosi' la mazurka "In bocca al lupo", del 1961, si trasformava in un tempo dispari con finale free; "Non c'e' pace tra gli ulivi" (1965) in una ballad eterea con riverberi urbani e notturni spruzzata di beguine e di dissonanze free; il medley tra le celebri "Romagna e Sangiovese" (l'unico brano di Raoul Casadei) e "La mia gente" in un groove di matrice funky alternato con stacchi netti al tema originale, che sfociava poi in un momento lirico e intenso per fisarmonica e tenore, per culminare in un prorompente crescendo free degno della Liberation Music Orchestra del rimpianto Charlie Haden.
E poi la meno nota polka "Marietta", del 1957, definita dallo stesso Zanchini "polka jazzy", con superbi momenti solistici di tutti i musicisti su tempi veloci e finale ad accordi reiterati, fino a chiudere con l'immancabile "Romagna Mia", del 1954, intrisa di tensioni e sincopi alternate al tema originale da cui emergono momenti di tango, sezioni per il più classico dei quartetti jazz ed ambientazioni di forma libera; ma sempre chiudendo con un ritorno quasi filologico al brano originale.
Nel bis Eloisa Manera con il suo violino e la correlata strumentazione elettronica si unisce al quartetto per una versione notturna della polka "Wilma", del 1970, con fisarmonica e violino che a tratti si limitano a punteggiare con svisature jazzistiche, altrove si fondono all'unisono per esporre il tema a tempo lento e poi veloce.
Davvero una bella serata; se questo è il liscio, il mio futuro si tinge di Romagna, balere e piadine...


 

 

Commenti   

#5 Gianni Gualberto 2015-03-23 07:49
Caro Arienti, mi rendo conto. So' momenti, come si usa dire... :-*
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#4 Alberto Arienti 2015-03-20 18:22
Le idee bisogna anche saperle realizzare. Zanchini è sulla buona strada, io tipo per lui. Ci avevano provato anche Coscia e Trovesi ma senza una vera determinazione.
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#3 Gianni Gualberto 2015-03-20 14:42
Caro Arienti, avevi una carriera spianata davanti a te... ;-)
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#2 Alberto Arienti 2015-03-19 23:29
è un'idea che mi frullava in testa da 20 anni. sono contento che qualcuno l'abbia realizzata.
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#1 fabio c. 2015-03-19 16:59
per me è un'operazione meritoria. e teniamo conto che ci sono molti turnisti nelle orchestre di liscio che sanno il fatto loro jazzisticamente e alla bisogna swingano duro, anche meglio di celebrati (e spesso cerebrali) gessisti nostrani. :-)
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