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A Bergamo anche il Teatro Creberg...Sostiene Bollani

Scritto da Ernesto Scurati on . Postato in Recensione concerti

Per noi che parliamo di jazz la parola "sold out" è un sogno sempre più difficile da realizzare; eppure il 21 febbraio 1500 persone sono accorse al Creberg per applaudire Stefano Bollani, che le ha deliziate da solo, con la sua voce, il suo innato talento di showman, il pianoforte ed una tastiera elettrica, spesso suonate contemporaneamente. E' mancato solo il jazz...


Bollani by Erminando AliajPer noi che parliamo di jazz la parola "sold out" è un sogno sempre più difficile da realizzare; eppure il 21 febbraio 1500 persone sono accorse al Creberg per applaudire Stefano Bollani, che le ha deliziate da solo, con la sua voce, il suo innato talento di showman, il pianoforte ed una tastiera elettrica, spesso suonate contemporaneamente. E' mancato solo il jazz...
C'ero anche io in mezzo ai 1500, con in testa le note del recente CD "Sheik Yer Zappa", magari non un capolavoro ma certo caratterizzato da una forte progettualità, e nel cuore quelle di "Joy In Spite Of Everything", uno dei punti più alti che il pianista milanese abbia raggiunto nella sua carriera di jazzista. E quando Bollani ha iniziato il concerto con un calypso ho creduto davvero che fosse la serata giusta per ascoltare l'indiscutibile talento di uno dei migliori pianisti in circolazione.
Poi il mio messaggio telepatico all'istrionico Stefano si è confuso tra quello della folla, e lui, da grande uomo di palcoscenico qual'è, ha subito percepito che la platea voleva ben altro; e allora lo spregiudicato jazzista si è messo in disparte, limitandosi a regalarci qua e là qualche scheggia del suo grande talento in un medley di musiche del novecento (psichedelia, tarantella, classica, tropicalia, e un pizzico di pop che in questo caso non guastava), una versione di "Tristeza" apprezzabile in particolare nei momenti a tempo più veloce ed una splendida "Frame by Frame" di Robert Fripp dal repertorio dei King Crimson, per lasciar spazio a canzoni stralunate dal taglio cabarettistico, allo Stefano Rosso di "Una storia disonesta", al Pino Daniele di "Je' so pazzo" (e qui riconosciamo l'importanza dell'omaggio al grande artista napoletano recentemente scomparso) e al brano originale del pianista "Il barbone di Siviglia" che presto però convergeva in una versione giocosa di "Quando Quando Quando" che sconfinava nel kitsch.
E dopo la prima ora di concerto la seconda di bis, con l'ormai immancabile juke box di una decina di brani richiesti dal pubblico, che se da un lato ci restituiva una perla come "Maple Leaf Rag" (forse c'era un secondo appassionato di jazz in platea....) dall'altro vedeva convogliare la grande creatività di Bollani in una fusione tra "Anema e core" e "Heidi". Nel finale, tra un altro ossequioso ricordo di Pino Daniele ("Putesse essere allero"), Jonnhy Dorelli, "Faceva il palo" di Enzo Jannacci e le apprezzatissime traduzioni di classici stranieri nel vernacolo toscano, un altro paio di squisiti omaggi alla musica carioca quali "Tico Tico No Fubà" di Zequinha De Abreu e, a chiudere il concerto, "Luz Negra" di Cavaquinho.
Pubblico in delirio; io ho applaudito il talentuoso pianista che a tratti si è speso nel corso della serata e sono corso in macchina. Nel lettore CD "Joy In Spite Of Everything". Guardo la copertina. Il disco è ECM, ed il pianista è ancora Stefano Bollani.


 

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