Stampa

Diversità ed equilibrio per Moran e Glasper

Scritto da Ernesto Scurati on . Postato in Recensione concerti

La rassegna "Aperitivo in Concerto" ha portato sul palcoscenico del Teatro Manzoni di Milano l'atteso duo pianistico texano composto da Jason Moran, 40 anni il prossimo gennaio, e Robert Glasper, più giovane di tre anni. Nonostante l'evidente diversità tra gli approcci pianistici, l'incontro tra i due ha funzionato a dovere. 


Jason Moran & Robert GlasperLa formula del duo pianistico da sempre affascina il pubblico del jazz; se da un lato, infatti, ha prodotto risultati entusiasmanti (basti pensare al raffinato incontro tra il Duca e Billy Strayhorn, agli spericolati vistuosismi della coppia Hancock-Corea o alla più recente proposta colta di Brad Mehldau e Kevin Hays), dall'altra questo tipo di formazione presenta implicito un alto tasso di rischio, per l'evidente difficoltà di integrare tra loro due strumenti già di per sè completi, dal punto di vista armonico, melodico e ritmico. Se poi i due musicisti in gioco sono profondamente diversi tra loro, come nel caso in questione, il rischio si fa ancora più elevato, e diventa fondamentale trovare un terreno d'incontro che consenta ad un connubio così difficile di concretizzare sbocchi creativi e soluzioni innovative.
Ebbene Moran e Glasper sono riusciti, nonostante qualche momento meno felice, a trovare un lodevole equilibrio tra le loro forti personalità, permettendo al suono dei due pianoforti di compenetrarsi vicendevolmente, in un continuo scambio di ruoli, proponendo peraltro un percorso articolato che partiva dallo stride piano duo di Albert Ammons e Meade Lux Lewis per arrivare attraverso Monk ed Ellington fino ai giorni nostri, con un sentito omaggio al settantacinquesimo compleanno dell'etichetta Blue Note. 
Moran ha esibito un pianismo virtuoso ma fortemente ancorato nella tradizione jazzistica americana, fatto di trilli liquidi e fraseggi tanto complessi quanto vorticosi della mano destra quando era lui a condurre le danze. Laddove si trattava di sostenere il partner, Moran ha invece utilizzato tutta la gamma di possibilità timbriche offertagli dallo strumento, incluso blocchi parziali o totali delle corde all'interno del pianoforte per produrre ritmi percussivi, talvolta addirittura meccanici, e creare pedali sempre diversi e funzionali agli interventi di Glasper.
Quest'ultimo, invece, ha sapientemente rinunciato all'utilizzo del Fender Rhodes a lui tanto caro per facilitare l'integrazione con il partner e lavorare su materiali sonori più consolidati, proponendo un approccio allo strumento ora percussivo, comunque sempre valorizzato da apprezzabili arpeggi circolari, ora più contrappuntistico, che ben si adattava alle dinamiche del duo.
La scelta vincente è apparsa quella di lasciare che i due pianoforti si incrociassero ed integrassero su percorsi battuti, ritagliandosi invece spazi solistici finalizzati ad interrompere la staticità del flusso sonoro, operando argute variazioni del climax e della tensione espressiva. Moran in completa solitudine ha regalato così al pubblico un momento solistico non propriamente facile all'ascolto, intriso di dissonanze e spezzature, per quanto adagiato su armonie consuete della Swing Era; Glasper ha invece sfruttato lo spazio a sua disposizione per rallentare il ritmo, fino ad un attimo prima molto elevato, con un intervento intimistico e, se non incentrato al virtuosismo, sicuramente molto personale. 
Nonostante gli accorgimenti sin qui descritti, è inevitabile, in un dialogo tra due pianoforti della durata di quasi un'ora e mezza, qualche calo di tensione, manifestatosi soprattutto nella forma di lunghi e reiterati pedali circolari, con arpeggi di Glasper altrettanto ripetitivi, che sarebbe stato bene interrompere prima; così come in qualche caso è apparsa evidente la limitata capacità dei due protagonisti di dialogare compiutamente sui materiali e le strutture musicali meno consuete, per poi tornare inevitabilmente al blues e ritrovare il giusto interplay ed il necessario equilibrio. Tutto sommato però, si è trattato di un incontro dall'esito felice e particolarmente caratterizzato, nonchè decisamente apprezzato dal numeroso pubblico intervenuto, che alla fine del concerto ha salutato i due artisti con grande calore ed entusiasmo.



 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna