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Da Londra a Brooklyn passando per Milano

Scritto da Ernesto Scurati on . Postato in Recensione concerti

Il sassofonista Claudio Fasoli, dopo l'uscita del recente CD "London Tube", pubblicato dall'etichetta Abeat ed ispirato da un immaginifico viaggio sulla metropolitana di Londra, ha chiamato a raccolta quattro tra i musicisti più richiesti di stanza a New York per tre concerti italiani. Noi lo abbiamo ascoltato sabato 15 nell'ambito della rassegna "Atelier Musicale" di Milano.


Claudio FasoliIl progetto "Brooklyn Option", come i precedenti dedicati a Londra e Venezia, non può definirsi propriamente una suite, ma un percorso a tappe che prende spunto da diverse locazioni del noto quartiere di New York per dipingere una serie di piccoli affreschi perfettamente coerenti tra loro, tutti realizzati dall'artista veneziano e collegati dall'urgenza di interpretare la tradizione americana con i suoni ed i colori del jazz contemporaneo. 
Il quintetto, oltre che dal leader, che si spende sia al tenore che al soprano, è composto dal trombettista di San Francisco Ralph Alessi, dal pianista Matt Mitchell, da Drew Gress (contrabbassista di Trenton, New Jersey cresciuto a Philadelphia) e dal batterista Nasheet Waits, nativo di New York.
L'organico, dunque, è uno dei più battuti e collaudati della storia del jazz, e così la struttura delle composizioni, con l'esposizione del tema da parte dei fiati all'unisono, significativi spazi per i solisti nella parte centrale del brano e coda con ritorno al tema quasi sempre con il quintetto al gran completo. Questa formula, unita alla scelta di utilizzare per la maggior parte dei sessanta minuti del concerto tempi medi o lenti, finisce inevitabilmente con il rendere lo sviluppo del flusso musicale un po' troppo statico ed uniforme, anche se la grande perizia strumentale dei musicisti e la qualità delle loro voci ed interventi solistici riesce sempre ad evitare di suscitare in chi ascolta percezioni negative quali la noia o il "déjà vu".
Fasoli, caldo e lirico al tenore e dal fraseggio rilassato anche nel registro acuto del soprano, può contare sull'apporto di un Alessi in grande spolvero, dal suono terso e squillante, sporco quanto basta nel glissato, autore di assoli di grande concretezza e pregevole fattura. Mitchell suona pedali precisi ed intrinsicamente swinganti, ma sa anche regalarci preziosi grappoli di note fluttuanti quando si avventura nella parte destra della tastiera. Drew Gress porta il tempo senza strafare, ma il suono scuro e pastoso del suo contrabbasso è pienamente apprezzabile solo in rare occasioni, quando emerge dall'insieme nei brevi momenti solistici che si ritaglia e nei tempi più veloci, sui quali diventa la colonna portante della propulsione ritmica. Nasheet Waits, batterista molto fisico e particolarmente preciso, predilige scansioni lineari e regolari, facendo abbondante uso di piatti e rullante, senza mai risultare invadente, nemmeno negli assoli, a dispetto della grande potenza ed energia profusa.
Oltre al bis e ai già citati interventi solistici della tromba, l'episodio più riuscito del concerto è l'ultimo brano in scaletta, "7005 Shore Roads", vera e propria palestra per i solisti, impreziosita da due splendidi momenti di Mitchell prima, con un'interessante fuga della mano destra perfettamente sul tempo, e di Gress poi, al quale nel finale si aggiunge Waits per un coinvolgente duetto ritmico.