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La leggenda Golson infiamma Bitonto

Scritto da Elfio Nicolosi on . Postato in Recensione concerti

Quarta e ultima giornata della rassegna Beat Onto Jazz Festival, che dopo le grandi emozioni della serata di ieri con il concerto del duo Pieranunzi-Giuliani, prevede una serata forse ancora più emozionante per la presenza del leggendario sassofonista Benny Golson. Ma andiamo con ordine....

La serata è aperta dal concerto di una formazione italo-taiwanese, chiamata appropriatamente "Mission Formosa", diretta dall'ottimo contrabbassista barese Giuseppe Bassi, insieme a tre musicisti di Taiwan, due splendide ragazze, Yu Ying Hsu al pianoforte e Kuan Liang Lin alla batteria, e Shen Yu Su al sax tenore, a cui si sono aggiunti due ospiti, il sassofonista Gaetano Partipilo ed il trombettista Francesco Lento.
Diciamo subito che il concerto è stata una vera sorpresa, partito in sordina e con un accoglienza un po' fredda (tutti attendevano Golson), nel suo svolgersi ha trascinato, fino all'apoteosi finale, i moltissimi spettatori che gremivano la magnifica Piazza della Cattedrale di Bitonto, attratti da melodie molto coinvolgenti e da assoli significativi da parte di tutti i musicisti. La scaletta si è dipanata tra cover, pezzi originali dei componenti del gruppo e folk-song taiwanesi, partendo da un sentito omaggio a Charlie Haden, per concludersi trionfalmente con una versione di oltre 15 minuti di una canzone tradizionale taiwanese, The Olive Tree di Li Tai-Xiang, il più famoso compositore classico e folk di Taiwan, che proprio durante un suo viaggio in Puglia, rimase colpito dalle forme degli alberi di ulivo.
Musicisti in stato di grazia; bravissime le due ragazze, in particolare la pianista, che suona spesso in duo con il grande trombettista Alex Sipiagin, solido il sassofonista, autore anche di una ballad, che è risultata uno dei momenti più intensi del concerto; esemplari i due ospiti, Gaetano Partipilo, alto-sassofonista in crescita esponenziale, e il giovane trombettista Francesco Lento, vera rivelazione della serata, ed infine Giuseppe Bassi, senza dubbio uno dei più talentuosi bassisti italiani, ideatore di questo progetto, che prossimamente tornerà a Taiwan per registrare l'album, interamente finanziato dal governo taiwanese, molto attento alle istanze della cultura.
Ed eccoci finalmente al momento clou della serata, che si preannuncia per la presenza di decine di fotografi che circondano il palco per immortalare la leggenda ("paparazzato più di Belen" è stata la felice battuta del presentatore Alceste Ayroldi).
Presentatosi con un "scusatemi per il mio aspetto, ma mi hanno smarrito la valigia sull'aereo, di solito non vesto così", e dopo una breve intervista in cui ha raccontato un divertente aneddoto su Art Blakey, Golson è partito subito con Take The A Train, suonato con brio e la consueta misura. Il concerto è proseguito con alcuni dei suoi grandi successi come: I Remember Clifford (con un finale in assolo dove accenna a celebri arie d'opera), Whisper Not, Stabelmates, e cover come Mister P.C. di Coltrane e, come bis, una versione rhythm and blues di Now's The Time di Charlie Parker, alternati a gags e aneddoti interminabili ("mia moglie mi rimprovera sempre perché parlo troppo, ma tanto oggi lei non c'è") ma sempre gustosi su Clifford Brown, John Coltrane, Miles Davis ("quando gli ho scritto Stablemates, Miles mi chiese 'cosa ti eri fumato quando l'hai scritta?').
Una vera storia della musica, in note e parole, raccontata da uno dei pochi superstiti che quella storia l'hanno davvero vissuta.
Golson si è mostrato uno showman completo, una ragazzino di 85 anni con una verve ed una padronanza del palco che gli deriva da migliaia e migliaia di concerti. Detto tutto ciò, sembra quasi superfluo parlare della qualità del suo playing, ma nonostante l'età Golson sembra non aver perso il suo inconfondibile timbro e le sue improvvisazioni conservano la solita freschezza ed inventiva.
Adeguato l'accompagnamento di una ritmica interamente pugliese, composta da Ettore Carucci al pianoforte, Francesco Angiuli al contrabbasso e Marcello Nisi alla batteria, che Golson ha ripetutamente e platealmente elogiato ("quando eravamo insieme a Philadelphia, io, John Coltrane, Clifford Brown, Philly Joe Jones, Hank Mobley, ecc.. ci sarebbe piaciuto suonare con tre musicisti così fantastici...).
Una serata davvero straordinaria, conclusasi quasi all'una di notte, con una piazza ancora gremita e con il pubblico tutto in piedi ad omaggiare il Maestro ed a ringraziarlo per questo show indimenticabile, che chiude degnamente una rassegna che si conferma una delle più interessanti di tutta l'estate pugliese.


 

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