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Colori cangianti per Clusone Jazz

Scritto da Ernesto Scurati on . Postato in Recensione concerti

Dopo il tradizionale prologo di Finale Ligure, la 34a edizione del festival di Clusone approda nell'Alto Sebino e in Bassa Val Camonica per il primo dei tre week end che ne compongono il corposo programma; e sono tre serate perfettamente riuscite, sia per la qualità delle proposte che per la partecipazione di un pubblico tanto numeroso quanto entusiasta.

Si comincia venerdi' 18 a Darfo, nel complesso di Via Quarteroni, prima adibito a convento ed ora a conservatorio, con il New Trio del chitarrista Enzo Rocco, completato da Simone Mauri al clarinetto basso e Cristiano Calcagnile alla batteria. L'ottima acustica, conseguente alla scelta di suonare "open air" anzichè all'interno della chiesa come inizialmente previsto, esalta gli intrecci sonori di un trio effervescente, che coniuga alla perfezione qualità e comunicatività della proposta.
I brani, tutti scritti di pugno dal leader, spaziano dallo swing al tango, dalla musica popolare al rock ed al free jazz, convogliando i diversi materiali in un flusso sonoro di matrice contemporanea, ricco di variazioni e di sorprese ritmiche e melodiche; a tratti sembra persino improbabile che una tale cangianza di colori possa provenire da un organico strumentale cosi' ridotto.
I tre musicisti, tutti virtuosi sul loro strumento, si scambiano continuamente i ruoli con invidiabile fluidità, dialogando tra loro come se suonassero insieme da anni: Rocco alterna singole note a pennate più decise che sostengono il ritmo lasciando spazio agli interventi dei partners, Calcagnile percuote pelli e tamburi con ogni sorta di bacchette, Mauri passa con agilità da bordoni di basso a note sovracute, da ritmici colpi di lingua sull'ancia ad assoli di ampio respiro, portando la musica ogni volta in una direzione diversa.
E' difficile scegliere un brano che rappresenti il trio più degli altri, ma vale la pena di segnalare almeno "Todos los pepinos en el mundo", ironico tango sul quale i tre intessono una rete di rimandi e rimbalzi, impreziosito dal suono lirico del clarinetto basso che dialoga con la chitarra del leader e con un drumming raffinato di Calcagnile (a tratti a mani nude) sullo sfondo; non è da meno "March Trenody", dedicata ad Akira Kurosawa ed alle vittime di Fukushima del 2011, introdotta splendidamente da un bordone di Mauri accompagnato da Calcagnile, che lavora sui piatti con un archetto da violino e sfoggia un ampio set percussivo che include anche un piccolo gong, per poi confluire in un tema malinconico di grande suggestione eseguito da Mauri e successivamente in un sinuoso e morbido ritmo orientale, che si trasforma ancora in un bellissimo solo di clarinetto basso ed infine in un raffinato dialogo con la batteria prima di risolversi nel finale in trio. Pubblico entusiasta ed inevitabile bis di matrice folkloristica partenopea ("Il paese dei nasi").
La seconda serata è addirittura commovente per intensità e qualità della proposta; è di scena il quartetto "18 corde", progetto originale del festival ideato dal direttore artistico Gaetano Bordogna e composto da Valerio Scrignoli alla chitarra, Marco Remondini al violoncello, live electronics e sax contralto, Eloisa Manera al violino e Silvia Bolognesi al contrabbasso.
L'interno della chiesa di Qualino (frazione di Costa Volpino) è lo scenario ideale per una musica che non ha confini, a dispetto della strumentazione utilizzata che potrebbe far pensare ad un impianto cameristico; sotto gli occhi del pubblico sfilano brani originali (uno per ciascuno dei quattro musicisti) che si alternano al rock di Hendrix, al classicismo di Mahler, a "In a Silent Way", scritta da Zawinul per Miles Davis, e poi ancora Gismonti e Monk, in un emozionante flusso musicale che ci racconta la musica del '900 fino ai giorni nostri.
Si comincia con "Charlie" di Remondini, che sviluppa un bel tema di violoncello su una base ritmica pre-registrata e sfrutta i loop elettronici per creare una serie reiterata di variazioni sul tema; un solo di contrabbasso di matrice free si risolve poi in un valzer per quartetto e successivamente in un dialogo tra la chitarra di Scrignoli e il violino della Manera, con i due partner che si scambiano i ruoli di solista e accompagnatore. Il brano è "Topolino" ed è scritto dallo stesso Scrignoli, la cui chitarra si fa più acida nella successiva "In a Silent Way", appoggiata su un ritmo lisergico sostenuto dai tre archi ed impreziosita da un bel dialogo "call and response" tra la chitarra di Scrignoli ed il violoncello di Remondini.
Un duetto di grande suggestione tra violino e contrabbasso apre "Effendi", il brano scritto da Silvia Bolognesi, che dopo una fuga della Manera ed un bel solo della compositrice sfocia in un breve quartetto ed in un finale costruito su tre sole note reiterate.
Scorrono quindi in sequenza l'"Adagetto di Mahler", con il tema classico esposto dal violino e sorretto dalle profonde arcate di violoncello e contrabbasso, una versione effervescente a tempo veloce di "Loro" di Egberto Gismonti, con assoli di tutti i musicisti ed in particolare della Bolognesi, il brano originale "Atardeceder" di Eloisa Manera, con continui scambi di ruolo tra i quattro protagonisti, per chiudere con la intramontabile "Foxy Lady" di Jimi Hendrix, nella quale risaltano gli utilizzi percussivi e rumoristici di tutta la strumentazione (la Bolognesi utilizza anche una bacchetta da batteria, infilandola persino tra le corde del contrabbasso) ed un bel solo di sax. Musicisti richiamati a gran voce e bis monkiano eseguito in quartetto, con un prezioso interludio a due per violino e contrabbasso.
Il gruppo "18 corde" si dimostra assolutamente paritetico, e sa trasformarsi all'occorrenza in duo o trio, per rendere sempre mutevole l'impasto sonoro; anche il suono del contralto di Remondini e l'utilizzo di tecniche percussive sui legni, percossi o strofinati con le mani, risultano funzionali per variare le dinamiche e la tavolozza dei colori. Se degli altri tre musicisti non c'e' ormai nulla da scoprire, è certamente da sottolineare la superba prova della giovane Eloisa Manera, d'impostazione classica ma decisamente a suo agio anche con la musica creativa e improvvisata.
Il fine settimana si conclude a Pisogne, all'interno della chiesa di Santa Maria della Neve, preferito al sagrato per evitare eventuali problemi di maltempo; poter ammirare il meraviglioso ciclo di affreschi del Romanino, purtroppo, non basta ad evitare il gran caldo al numeroso pubblico, ma la chiesa è comunque gremita di spettatori che assistono al concerto.
La proposta del quartetto del contrabbassista Roberto Bordiga, composto da Fausto Beccalossi alla fisarmonica cromatica, Massimiliano Milesi al sax contralto e Nelide Bandello alla batteria, è certamente la più tradizionale delle tre qui descritte, e le strutture musicali sono forse le meno complesse, tuttavia è musica di forte componente emotiva, che arriva diretta al pubblico, che manifesta tutto il suo entusiasmo acclamando i musicisti a più riprese.
A onor del vero occorre sottolineare che la scaletta del concerto ha dovuto subire numerose variazioni rispetto al programma originale per far fronte all'imperfetta acustica della struttura. I brani eseguiti, in ogni caso, sono tutte composizioni originali di Bordiga, ad eccezione del bis "American Dreams" di Charlie Haden, dedica a pochi giorni dalla morte al meraviglioso contrabbassista che ha fatto la storia del jazz.
Il concerto inizia con un bel ritmo afro in crescendo ("Mariage Africaine"), con il tema esposto all'unisono da sax e fisarmonica, che lasciano spazio ad un bel solo di contrabbasso e ad un intermezzo ancora di fisarmonica raddoppiato con la voce da Beccalossi, che tanto ama questa tecnica, prima di ritornare sul tema.
Segue "Bonus Track", una ballad che vede ancora Milesi e Beccalossi esporre il tema e duettare con grande empatia; bello il solo di sax sostenuto da una ritmica impeccabile e precisa.
"Popular Blues", dopo l'introduzione dei tamburi di Bandello, ha più l'aria di una marcetta funebre che della forma musicale di cui porta il nome, e nonostante il crescendo mantiene sempre un'ambientazione dolente; bello il solo finale di Milesi, lasciato in completa solitudine dai partner, a cui fa seguito senza soluzione di continuità il pedale di basso di Bordiga che apre "Nothing to do", su un ritmo medium fast che fa l'occhiolino al funky e al pop. Anche il solo di Milesi prima di tornare sul tema è di matrice funky.
"Fidelish" è aperta da un'eccezionale Beccalossi che canta all'unisono con il suo strumento, prima che Milesi intervenga esponendo il tema di una ballad dai toni tristi che dà spazio a un bel duetto fisarmonica-contrabbasso, con Bordiga in grande evidenza.
Nel finale spicca per varietà di colori il drumming dalle forme free di Bandello.
Un'ultima ballad, "High-Key", chiude il concerto, creando l'occasione per un bel solo di contrabbasso del leader sorretto dalla batteria di Bandello, che gioca più sui metalli che sulle pelli per un finale fantasioso e coloristico.
Il bis con la dedica a Charlie Haden sfrutta quanto più possibile il riverbero della chiesa sia per l'introduzione di Bordiga che per il suo successivo dialogo con la fisarmonica, in un gioco ad incastro di delicati armonici; i partner si uniscono al quartetto per lanciare l'ultimo assolo del sax di Milesi, ricco di groove come non mai, e poi si sfilano nuovamente per un finale ancora in duo, dove il suono di Beccalossi ci riporta ai nostri paesaggi rurali fino a sfumare nel nulla.
A questo punto, dopo tale brillante weekend che ha superato oltre che mantenere le attese, i riflettori si spostano sul successivo quando non mancheranno, tra venerdi 25 e domenica 27, altre proposte stimolanti, dalle proposte di Cavallanti - Tononi al gruppo francese rivelazione UpTake Quartet, appuntamenti per i quali vi rimandiamo comunque al programma ufficiale di Clusone Jazz.

 

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