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Bosso & Artchipel - Opposti estremismi infiammano Iseo

Scritto da Ernesto Scurati on . Postato in Recensione concerti

Si parla di opposti estremismi quando due elementi si manifestano in maniera diametralmente opposta. E' quello che e' accaduto venerdi scorso al Lido di Sassabanek per la penultima serata del festival Iseo Jazz. In una cornice particolarmente suggestiva, grazie anche alla fresca ma bella serata che ha consentito una buona partecipazione di pubblico, sul palco si sono infatti alternati due gruppi in tutto e per tutto diversi tra loro.

Nel primo set si sono divisi il palco Fabrizio Bosso alla tromba e Julian Oliver Mazzariello al pianoforte, due protagonisti del jazz nostrano di questi tempi; un concerto fortemente legato alla tradizione, tecnicamente ineccepibile, costruito su una manciata di standard brillantemente rivisitati che ha strizzato l'occhio al blues ed alla bossa, senza trascurare tuttavia la ballad, che tanto piace al pubblico nelle serate al chiar di luna.
Bosso ha mostrato la solita grande fluidità di fraseggio, attingendo a tutte le tecniche possibili sullo strumento, inclusa la respirazione circolare, ma prediligendo il suono naturale delle tromba, senza l'uso di effetti e sordine. In qualche occasione il suo virtuosismo è apparso addirittura eccessivo e un po' esuberante, finendo inevitabilmente con il limitare l'espressività e la comunicatività di un'estetica musicale basata sull'urgenza espressiva piu' che sulla complessita' delle partiture.
Mazzariello ha retto bene il confronto con il celebre partner, giocando molto con il ritmo ed utilizzando un'ottima mano destra per alternare il supporto ora agli accordi ed ora alla melodia; il livello di interplay con la tromba di Bosso e' apparso particolarmente elevato, il che ha consentito di instaurare un dialogo serrato ed efficace tra i due musicisti, in grado di mettere in luce, in particolare nel bis, anche la tecnica virtuosa del pianista. Per ciò che attiene alla playlist segnaliamo lo splendido blues di Horace Silver ("Jody Grind") che ha illuminato la serata, che è proseguita sulle note latin della "Luiza" di Jobim, per arrivare alla celeberrima "But not For Me", standard da sempre amato dal trombettista. In estrema sintesi, un buon concerto, anche se da un musicista ai livelli di Fabrizio Bosso e' sempre lecito attendersi meraviglie; il brano piu' riuscito è stato l'immancabile "Estate" di Bruno Martino, proposto nel finale e perfetto nel suo equilibrio tra i ruoli dei due coprotagonisti e con un bell'interludio melodico di Mazzariello.
Il secondo set ha invece visto esibirsi l'Artchipel Orchestra diretta da Ferdinando Farao', una big band non convenzionale che comprende 17 musicisti di Milano e dintorni, che da qualche anno delizia gli appassionati recuperando e riarrangiando partiture particolarmente complesse provenienti dalla scuola di Canterbury (Gowen, Westbrook e dintorni) e, nella fattispecie, dal Prog Rock inglese dei primi Soft Machine.
E' musica di forte progettualità, con ampie parti scritte interpretate magistralmente all'unisono da strumenti non convenzionali per una classica big band (violino, flauto, contrabbasso e basso elettrico, pianoforte e tastiera) e grande spazio per gli interventi solistici, tra i quali vale la pena di menzionare almeno quelli di Felice Clemente al sax soprano e Carlo Nicita al flauto nel brano di apertura ("Facelift" di Hugh Hopper), e di Michele Benvenuti al trombone ed Eloisa Manera al violino in "Kings and Queens", sempre di Hopper.
Ottimi gli impasti sonori ed i background vocali, che caratterizzano da sempre il suono dell'Artchipel Orchestra, specie nella perla di Robert Wyatt "Moon in June", eseguita nell'occasione dalle voci di Naima Faraò e Serena Ferrara ed ulteriormente impreziosita da un bel solo di chitarra elettrica di Giampiero Spina.
"Noisette", tanto per cambiare di Hopper, ha chiuso il concerto con dei bei soli di Germano Zenga al sax tenore, del contraltista Alex Sabina, ma soprattutto di Massimo Falascone al baritono.
Peccato solo che per il bis venga rieseguita "Kings and Queens", già nella scaletta del concerto, anche se con soli diversi e sempre affascinanti, questa volta di Beppe Barbera al pianoforte e Massimo Giuntoli alle tastiere.
Ferdinando Faraò detta i tempi, se non con la perizia di un direttore d'orchestra, con grande feeling e particolare efficacia, esattamente come se stesse seduto alla sua batteria, ed e' suo il grande merito di aver partorito un progetto ambizioso, particolarmente complesso ed impegnativo ed al tempo stesso fruibile anche per chi non e' necessariamente un esperto di jazz o di prog rock.
Infine, una particolare menzione è doverosa per il tecnico del suono Max Cappellini del CDPM di Bergamo, che ha bilanciato in maniera perfetta l'audio sia sul palcoscenico, a detta degli stessi musicisti, che nella zona riservata al pubblico, consentendo una qualità di ascolto di altissimo livello, che nulla ha avuto da invidiare alla sonorizzazione delle migliori sale di concerto. E questo nonostante la grande differenza tra le due proposte musicali, che richiedeva di passare rapidamente dalla formula del duo alla big band.


 

Commenti   

#1 Alberto Arienti 2014-07-16 10:47
ascoltata l'Artchipel Orchestra ieri sera a Rho in ottima forma. condivido il giudizio di Ernesto. Ho avuto solo l'impressione di una ritmica un po' timida. misteriosa la partecipazione dello scrittore inglese Jonathan Coe...
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