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Andrea Paganetto - Nove

Scritto da Andrea Baroni on . Postato in Recensione concerti

Le rotte del jazz, a volte, sono imprevedibili. Chi si poteva aspettare, ad esempio, che i semi di eccentrica creatività sparsi da Ornette Coleman andassero ad attecchire nel piccolo paese di Manarola, al centro delle Cinque Terre, affollatissime da turisti di tutto il mondo? Andrea Paganetto giovane trombettista fondatore del Free Area Quartet, dopo una formazione accademica in Italia e Svizzera, ha cullato proprio sulle rive del mar ligure, suonando nei locali della riviera, incontrando musicisti di passaggio in Italia, e coltivando ascolti appropriati...


NoveLe rotte del jazz, a volte, sono imprevedibili. Chi si poteva aspettare, ad esempio, che i semi di eccentrica creatività sparsi da Ornette Coleman andassero ad attecchire nel piccolo paese di Manarola, al centro delle Cinque Terre, affollatissime da turisti di tutto il mondo?
Andrea Paganetto giovane trombettista fondatore del Free Area Quartet, dopo una formazione accademica in Italia e Svizzera, ha cullato proprio sulle rive del mar ligure, suonando nei locali della riviera, incontrando musicisti di passaggio in Italia, e coltivando ascolti appropriati, il proprio progetto di musica che oggi trova collocazione sul cd “Nove”, inciso poco distante da casa, presso le colline di Chiavari che ospitano gli studi della Orange Home records di Raffaele Abbate.
Un esordio che stupisce per la maturità dei contenuti espressi attraverso un linguaggio non convenzionale, una narrazione ricca di svolte inattese, di momenti di libertà, ma all’interno di una cornice che non trascura il ruolo della melodia, e valorizza la varietà ed il contrasto timbrico degli strumenti.
Accompagna Paganetto il suo gruppo consolidato, composto da Matteo Anelli al contrabbasso, Mauro Avanzini al sax e flauto e Daviano Rotella alla batteria, con gli ospiti Maurizio Brunod alla chitarra elettrica ed Emanuele Parrini, violino e viola, entrambi essenziali per la creazione del gioco di combinazioni timbriche del cd e titolari di incisive parti soliste.
Il lavoro comprende alcune composizioni di impatto tematico immediato, che possono echeggiare certi modi di scrittura di Rava, come l’iniziale notturna “My Little chair”, la seguente “Black sun” fitta di armonizzazioni ed introdotta da un suggestivo soliloquio di Brunod, o “Pezzo 1”, che regala ampi spazi solisti fra le esposizioni iniziale e finale del motivo.
Ma in programma figurano anche episodi maggiormente propensi al free, come la nervosa “Fast noises”, “E(t)terno Ornette”, tributaria fin dall’anagrammatico titolo, e dal tema all’unisono di sax e tromba, e la conclusiva “The Cage”, che imbriglia in una rete di corde e flauti il solo di Paganetto.
Al centro, una ballad immaginifica fin dal titolo “Verso il mare del nord”, nella quale un arrangiamento fiatistico old fashioned incornicia i dialoghi fra la chitarra risonante ed inquieta di Brunod, ed il sax di Avanzino, restituendo l’idea di una quieta navigazione appena increspata da qualche anomala onda.
Condivisible l’entusiasmo di Javier Girotto che firma le note di copertina del disco, apprezzando bravura, passione e curiosità dei protagonisti di questa inattesa, avvincente avventura sonora, augurando ed aspettando le prossime tappe.


 

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