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Il blues contaminato di MMW e Nels Cline

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Recensione concerti

Medeski, Martin e Wood ci hanno abituato nel corso della loro storia ormai pluriventennale a collaborazioni disparate: solo per citare i chitarristi John Scofield, Marc Ribot, Charlie Hunter. Più recente è la sintonia artistica con Nels Cline, chitarrista sperimentale fuori da ogni facile classificazione, e membro del gruppo Wilco. Il concerto di mercoledi' sera al Blue Note fa parte della tournè europea per promuovere l'album "Woodstock Session Vol. 2" in uscita il prossimo 22 aprile.

Nell'album, registrato live in studio alla presenza di un piccolo pubblico selezionato, la musica è completamente improvvisata.
L'impressione del concerto milanese invece è che il materiale presentato, circa un'ora ed un quarto, avesse dei precisi punti di raccordo e anche temi ben delineati, senza per questo rinunciare ad una larga parte di improvvisazione sia dei singoli sia del collettivo.
Il trio da sempre è espressione di una contaminazione pronunciata tra il jazz e le musiche ad esso vicine, si tratti del blues o del funk, con un percorso che abbraccia il soul fino a giungere agli esperimenti hip hop.
Non è stato cosi' però nelle serate al Blue Note, dove il connubio con la chitarra e le elettroniche di Cline hanno fatto propendere John Medeski all'utilizzo del solo pianoforte acustico rinunciando alle tastiere elettroniche.
Il risultato è stato un set a forte connotazione blues, con un impatto dinamico terrificante ed un groove sparso a piene mani sul numeroso pubblico presente.
La prima metà del concerto ha raggiunto vette di intensità dinamica strepitose, i quattro sembravano possedere una intesa telepatica e rodata da chissà quanti anni e non invece da pochi incontri.
Mi ha molto impressionato la sezione ritmica: asciutta, incalzante e senza inutili fronzoli. Chris Wood sia al contrabbasso che, sopratutto, al basso elettrico è musicista solido ed il suo connubio con il percussionismo sobrio, fantasioso e brillante di Billy Martin confeziona formidabili rampe di lancio per gli assoli di pianoforte e chitarra.
La seconda parte del set ha fisiologicamente ceduto qualcosa sul piano dell'intensità e del groove, fino ad allora impressionante, mostrando qua e la qualche sovrapposizione tra pianoforte e chitarra, frutto probabilmente di una intesa ancora giovane e da ulteriormente rodare.
Cline è un musicista di grandi vedute, e se le sue influenze sono intuibili (c'era tanta Allman Brothers Band nella sua chitarra) gli sviluppi invece sono alquanto aperti e imprevedibili.
Complessivamente un ottimo concerto, molto al di sopra delle pur alte aspettative. A questo punto è forte la curiosità per il nuovo album in uscita.


 

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