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Jazzmi, Il Trailer…

Scritto da Franco Riccardi on . Postato in Recensione concerti

Esordisco facendo ammenda: a fronte delle prime, provvisorie anticipazioni circa il programma della seconda edizione di JazzMi, non avevo ancora percepito la presenza di occasioni di ascolto rare e spesso imperdibili. Che ci sono, eccome, ed in misura tale da surclassare la massima parte della programmazione festivaliera estiva italiana. E così il vostro cronista sì è ritagliato un frastagliato percorso tra molti dei palchi minori della manifestazione, inanellando date con formazioni e musicisti che hanno ancora bisogno di maggiore visibilità ed apprezzamento...


Esordisco facendo ammenda: a fronte delle prime, provvisorie anticipazioni circa il programma della seconda edizione di JazzMi, non avevo ancora percepito la presenza di occasioni di ascolto rare e spesso imperdibili. Che ci sono, eccome, ed in misura tale da surclassare la massima parte della programmazione festivaliera estiva italiana.
E così il vostro cronista sì è ritagliato un frastagliato percorso tra molti dei palchi minori della manifestazione, inanellando date con formazioni e musicisti che hanno ancora bisogno di maggiore visibilità ed apprezzamento: dei soliti noti e pubblicizzati sapranno parlare meglio altri.
La seconda edizione di questo festival-monstre sta già incontrando una notevole risposta di pubblico, con ampio coinvolgimento della sua fascia giovanile, intelligentemente incontrata nei ‘suoi’ luoghi (Alcatraz, Santeria ed altri) e con l’offerta di molti appuntamenti gratuiti.
L’organizzazione ha dato prova ancora una volta di grande capacità di coagulare e potenziare le risorse di realtà locali, purtroppo sparse e spesso autoreferenziali. “Fare rete” sarà anche un’ovvietà, ma resta il fatto che qui a Milano devono venire da Roma a ricordarcelo.
Un promemoria importante. Tra molte manifestazioni collaterali alla programmazione concertistica, non va assolutamente trascurata la piccola rassegna cinematografica: al contrario dell’anno scorso (dove i titoli selezionati erano sì ottimi, ma alquanto risaputi e visti), in quest’edizione vengono presentati dei lungometraggi recentissimi, tant’è che vengono proposti direttamente in edizione originale. Si va dal sofferto bilancio esistenziale della vedova uxoricida di Lee Morgan (“I called Him Morgan”), al discusso Davis in salsa ‘gansta’ di Don Cheadle (“Miles Ahead”), passando per il proteiforme e dimenticato Rashaan Roland Kirk (“The Case of the Three Sided Dream”) e finendo con l’ahimè già trascorso “Chasin’ Trane: the John Coltrane Documentary” di John Scheinfeld. Quest’ultimo, folgorante ritratto del gigante di Hamlet, ha una intensità tale da lasciare i brividi addosso anche a quelli che, come chi vi scrive, hanno quasi cinquant’anni di musica , cinema e disincanti sulle spalle. Unica critica: perchè una sola proiezione per pellicole praticamente inaccessibili in Italia, soprattutto in sala dove vanno necessariamente viste (la Astoria del Palazzo del Cinema di Milano sembra fatta apposta per le proiezioni di video musicali)?.
“E la musica suonata?” direte Voi. Il vostro inviato ha già registrato sul suo carnet un’intensa serata con Thumscrew, l’avventuroso e sofisticato trio di Mary Halvorson, Micheal Formanek e Thomas Fujwara: un desiderio d’ascolto finalmente realizzato. Con alcune sorprese rispetto all’immagine discografica del gruppo. Il dovere di cronaca mi ha poi condotto da empio miscredente nel bel mezzo del rito esoterico celebrato dalla Sun Ra Archestra, capitanata da un Marshall Allen che a 93 anni suonati continua impavidamente a duellare con i più stentorei sax tenori del rhythm and blues. Qui si comincia a registrare vasto concorso di folle giovanili, talvolta in grado di competere ad armi pari con l’eccentricità del palco. E ieri sera è stata la volta di ulteriore bagno di folla per l’Ethiojazz di Mulatu Astatke nel catino infuocato dell’Alcatraz; per adesso vi passo la recensione del suo giovane pubblico a fine concerto:

E qui devo anticipare un rammarico, quello di non poterVi fornire dettagli su di un ensemble per il quale c’è un solo aggettivo possibile: formidabile, sia come collettivo che come individualità singole. 
Capisco i mille imprevisti dell’ultimo minuto (abituali nel casting jazzistico), i rigidi tempi di impostazione preventiva del materiale a stampa, ma non si sarebbe potuto almeno aggiornare il sito della manifestazione con le formazioni soprattutto degli organici più estesi e meno noti, come appunto quello di Astatke? 
Mentre si rifiniscono le cronache di cui sopra, e, salvo imprevisti, si preparano quelle di Donny McCaslin, Rob Mazurek/Jeff Parker/Ghost Horse, Franco D’Andrea/Han Bennink e Francesco Bearzatti Tinissima 4tet, mi raccomando: “stay tuned”.

 

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