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Zoe tra tradizione e contemporaneità

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Recensione concerti

Tanta era la curiosità di vedere Zoe Pia ed il suo gruppo Shardana, e la cornice che li ha accolti è stata sicuramente all'altezza. Nel piccolo ed antico borgo di Polaggia, attorniati da una folla forse imprevista ma alquanto partecipe, Zoe ed i suoi ragazzi hanno suonato per oltre un'ora e mezza trasmettendo energia e gioia condivisa. La giovane clarinettista si muove instancabilmente mentre parla e presenta ogni brano.

Zoe Pia - Foto di Marina Magri Che lotta sia. Quella tra la tradizione e la contemporaneità. Tra il passato e il presente. Non c’è musica del futuro se questa non è capace di raccogliere la semina." Paolo Fresu
Tanta era la curiosità di vedere Zoe Pia ed il suo gruppo Shardana, e la cornice che li ha accolti è stata sicuramente all'altezza. Nel piccolo ed antico borgo di Polaggia, una contrada di Berbenno, attorniati da una folla forse imprevista ma alquanto partecipe, Zoe ed i suoi ragazzi hanno suonato per oltre un'ora e mezza trasmettendo energia e gioia condivisa.
L'impatto è subito all'insegna della comunicatività, la giovane clarinettista si muove instancabilmente mentre parla e presenta ogni brano, narrando tradizioni e luoghi della sua Sardegna con una passione traboccante.
La musica è sostanzialmente di matrice popolare, tutte le composizioni eccetto una sono della leader, con un mix tra tradizione e contemporaneità in cui i suoni elettronici delle tastiere di Roberto De Nittis marcano e sottolineano i voli solistici di Zoe, notevole anche nell'uso non facile delle launeddas.
Il jazz, ammesso che la cosa sia cosi' significativa, è solo una delle componenti e nemmeno la più importante, affiancata da un robusto groove di base grazie anche allo stantuffamento incessante di Glauco Benedetti al basso tuba e a momenti più cameristici dovuti al violino suonato dal batterista Sebastian Mannutza.
L'impressione è di un gruppo ben rodato con ampi margini di crescita. Peccato che Zoe si sia dimenticata a casa il clarinetto, una amnesia che ricorda i ferragostani abbandoni di comiugi ai caselli autostradali, dovendo pertanto ricorrere ad uno strumento prestatole.
Fatto purtroppo importante e significativo per apprezzarne il suono originale sullo strumento, perchè a volte il disagio era percepibile in piccole sbavature che rendono difficile un parere più preciso sul valore, per'altro evidente, della musicista.
Una dimenticanza assolutamente perdonata per la carica contagiosa di simpatia ed energia, ben sottolienata dai prolungati applausi del pubblico.

(Zoe Pia - Foto di Marina Magri )

 

Commenti   

#1 andrea 2017-07-18 11:10
Sto ascoltando ed apprezzando in questi giorni il cd, che mi ha colpito per la vena originale ed estroversa che mescola tradizioni popolari sarde, contemporaneità e (almeno io ce lo sento) qualche turbinosa corrente progressive.
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