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Kind of Bill al Festival Jazz di Lecco

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Recensione concerti

Scelte crudeli quelle dell'appassionato di provincia, a digiuno per lunghi mesi di concerti, per poi magari dover scegliere nella stessa serata tra due proposte interessanti. E' successo giovedi scorso, con il duo Bebo Ferra e Simona Severini per Ambria Jazz e la prima serata del Festival Jazz di Lecco che ha visto Dado Moroni, Eddie Gomez e Joe La Barbera nel progetto Kind of Bill, tributo al grande Bill Evans.


Kind of BillScelte crudeli quelle dell'appassionato di provincia, a digiuno per lunghi mesi di concerti, per poi magari dover scegliere nella stessa serata tra due proposte interessanti. E' successo giovedi scorso, con il duo Bebo Ferra e Simona Severini a Berbenno per Ambria Jazz e la prima serata del Festival Jazz di Lecco con un trio d'eccezione che ha visto Dado Moroni accompagnato da Eddie Gomez e Joe La Barbera nel progetto Kind of Bill, tributo al grande Bill Evans.
Gratificante ritrovarsi in una piazza assolutamente gremita, anche se inevitabilmente un concerto gratuito e all'aperto comporta la presenza disturbante di bambini, cagnolini e motorini, tutti decisamente irritanti per le orecchie che avrebbero voluto gustare anche il minimo dettaglio di un trio che ha profuso a piene mani classe, rafffinatezza e grande musica.
Si inizia con I Hear a Rapsody, uno standard suonato da tutti i grandi, ma dal sapore unico nel trattamento evansiano. Il concerto, oltre un'ora e mezza, ha proposto un repertorio pescato tra le composizioni di Evans (Funkallero su tutte), standard (una magnifica Oleo ed una altrettanto ispirata Solar la cui attribuzione a Miles è ancora in discussione) e tre brani originali: lo spendido Kind of Bill per la penna di La Barbera, brano che è indubbiamente di alto spessore, la sempre trascinante Forever di Gomez e First Smile scritta da Moroni e dedicata al piccolo figlioletto.
Il trio, forte di un certo numero di concerti e fresco di stampa del nuovo album, ha impressionato per compattezza, feeling e intesa, deliziando il pubblico degli appassionati che ha lungamente applaudito la maestria e l'interplay ragguardevole dimostrato nella serata. Notevole il gioco delle spazzole, il timing perfetto, e la capacità di suggerire senza prevaricare da parte del batterista. Gomez è un maestro indiscusso del suo strumento ed è apparso quanto mai lucido ed in forma.
A convincere però è la bravura nel proporre non il solista di turno ma una musica di gruppo, ben amalgamata, con un fraseggio paritario e con soluzioni di raffinatissima fattura.
Moroni, con due giganti di simile fattura a fianco, è completamente a proprio agio fondendo il proprio linguaggio di derivazione petersoniana alle soluzioni e al repertorio di Bill Evans.
Bis richiesto a gran voce, il trio torna sul palco e partono le note dolcemente malinconiche di My Foolish Heart che chiudono in bellezza la splendida prima serata del Festival.

 

 

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