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Disaster Area a Genova

Scritto da Andrea Baroni on . Postato in Recensione concerti

Ogni concerto è un’esperienza specifica, i cui esiti dipendono da molteplici variabili, sia umane che ambientali. Un concerto di musica totalmente improvvisata elegge a principio ispiratore la casualità, la verifica in tempo reale della capacità di combinazione degli elementi in gioco ai fini del risultato comunicativo , con il connesso rischio che l’alchimia stenti a prodursi.


Ogni concerto è un’esperienza specifica, i cui esiti dipendono da molteplici variabili, sia umane che ambientali. Un concerto di musica totalmente improvvisata elegge a principio ispiratore la casualità, la verifica in tempo reale della capacità di combinazione degli elementi in gioco ai fini del risultato comunicativo , con il connesso rischio che l’alchimia stenti a prodursi.
Se, poi, alcuni fra i protagonisti dell’esperienza, hanno modo di conoscersi solo qualche ora prima di suonare assieme, tutti gli elementi citati si trovano al massimo livello di efficacia. Queste le premesse dell’esibizione del gruppo Disaster Area, nell’ambito della Notte Bianca dei Musei a Genova a Villa Croce, sabato 20 maggio 2017, che vedeva, insieme al nucleo stabile della formazione (Claudio Ferrari elettronica, Riccardo Canessa basso e Bruno Gussoni flauti) gli ospiti Bernadette Zeilinger e Diego Mune, la prima flautista già allieva di Fred Frith, il secondo chitarrista esperto di musica tradizionale argentina e sperimentazione, entrambi membri del collettivo "La Musa", progetto internazionale che coinvolge diverse espressioni artistiche, dalla danza al cinema, dalla pittura alla musica contemporanea.
Premesso che la musica ascoltata era assai distante dal jazz comunemente inteso, gli aspetti in comune risiedono nelle modalità espressive basate sull’improvvisazione e sulla capacità di interazione e dialogo fra i musicisti, in questo caso declinata nelle modalità non idiomatiche che prevedono uno sviluppo totalmente scollegato da qualsiasi nucleo tematico.
Introdotto da un’impetuosa cellula in duo della chitarra preparata di Mune e del coreografico flauto dolce contrabbasso, il concerto ha proposto una varietà di combinazioni nell’ambito della formazione complessiva, alternando momenti collettivi, parti in trio con i flauti e la chitarra, e momenti affidati ad uno strumento solista, sempre sottolineati dalle suggestive video proiezioni curate da Gianriccardo Scheri.
Anche se in contesti di tale natura viene naturale parlare, anziché di musica, di esplorazione del suono, il concerto ha assolto pienamente la propria funzione sotto il profilo emozionale, coinvolgendo gli spettatori in un continuo gioco di alternanza fra climi rarefatti e concitati, sfiorando talvolta esiti sonori propri dell’elettronica ambient, della contemporanea, senza trascurare il rock, di cui l’estemporaneo trio composto da basso, chitarra elettrica ed elettronica ha fornito, in una delle sezioni più riconoscibili, una delle possibili incarnazioni future.
I flauti di Gussoni e Zeilinger, che usa anche la voce dentro al proprio strumento, e la chitarra acustica percossa, usata ed abusata spesso in funzione ritmica anche tramite la cassa, di Diego Mune hanno caratterizzato i momenti più sperimentali, con l’elettronica ed il basso di Ferrari e Canessa a creare, a seconda delle circostanze, il bordone ritmico, o il fondale ambientale.
Una proposta che gradualmente, dopo gli inevitabili momenti di sconcerto iniziale, ha catturato il pubblico presente, toccando i migliori risultati in un momento corale di improvvisazione collettiva con l’elettronica pulsante in primo piano, e nella rarefatta pièce finale affidata ai flauti.

 

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