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Jamie Saft, oltre i generi per reagire con la musica ai tempi duri

Scritto da Andrea Baroni on . Postato in Recensione concerti

Oltre due ore di pianoforte solo sono una sfida che, sulla carta, può spaventare sia l’artista che il pubblico. A giudicare dagli esiti del concerto di Jamie Saft all’Auditorium del Teatro Carlo Felice, venerdì 3 marzo a Genova, tutti i pregiudizi si sono invece dimostrati infondati, dato che il giovane musicista americano ha affrontato la rilettura di alcune grandi pagine della canzone americana.


Jamie SaftOltre due ore di pianoforte solo sono una sfida che, sulla carta, può spaventare sia l’artista che il pubblico. A giudicare dagli esiti del concerto di Jamie Saft all’Auditorium del Teatro Carlo Felice, venerdì 3 marzo a Genova, tutti i pregiudizi si sono invece dimostrati infondati, dato che il giovane musicista americano ha affrontato la rilettura di alcune grandi pagine della canzone americana con assoluta padronanza delle proprie peculiari modalità esecutive, coinvolgendo il numeroso pubblico presente in un lungo ed affascinante viaggio fra luoghi, epoche ed artisti di provenienza anche molto eterogenea, seguendo una mappa di suggestioni del tutto personale.
Originale fino a partire dal look “montanaro” che lo contraddistingue, Saft è un pianista dallo stile non convenzionale, ha una forte connotazione blues nel fraseggio, ed è capace di andare al cuore delle composizioni per portarne in superficie l’essenza più intima.
Raramente si lascia andare a veri spazi d’improvvisazione secondo il lessico del jazz, ma preferisce costruire, con ampio uso delle scale ed un approccio fisico alla tastiera, architetture sonore avvolgenti e ricche di pathos, nelle quali si alternano spazi di intimo lirismo a momenti di percussione violenta degli accordi.
La prima parte del concerto ha offerto spazio ad autori contemporanei quali Stevie Wonder con l’apertura di “Overjoyed”, e Joni Mitchell con “Blue Motel Room”, ad un grande interprete del soul come Curtis Mayfield con “The makings of you”, ed a composizioni originali di Saft (“The new standard”).
Un sentito coinvolgimento emotivo ha avvolto l’intensa interpretazione di “The housatonic at Stockbridge” una composizione dei primi anni del ‘900 di Charles Ives, autore con il quale Saft condivide sensibilità artistica e provenienza geografica, avendo frequentato lo stesso liceo. Lo stesso trasporto con il quale Saft ha offerto, nella seconda parte del concerto, l’altro punto focale della performance, una viscerale rilettura del classico di John Coltrane “Naima”, nella quale il nucleo tematico emergeva ripetutamente fra onde e cascate di note.
Prima c’era spazio anche per uno dei gruppi preferiti da Saft, gli ZZTop, la cui “Sharp dressed man” è stata affrontata sui tasti e direttamente sulle corde del pianoforte, per un omaggio a Bob Dylan con il country blues di “Po’ boy” (da Love and Theft) e per “Human”, scritta dal duo di produttori statunitensi Jimmy Jam e Terry Lewis e resa famosa trenta anni fa dagli elettropoppers inglesi Human League, connessa con la sua “Gates”. A completare la galassia di stelle americane che per una sera ha riempito i cieli di Genova, fra i bis è tornato il Dylan di “Restless farewell”.
Prima di salutare e ringraziare questo barbutissimo e geniale ragazzo, che, ritagliando nella storia della musica e dal suo album dei ricordi, ha offerto, in antidoto alla cupa contemporaneità, la sua positiva visione del patrimonio musicale statunitense.  (...seguirà intervista)

 

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