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La magia di un incontro - Dave Douglas & Tom Harrell 5tet

Scritto da Fabio Chiarini on . Postato in Recensione concerti

Dopo il concerto del pomeriggio del Nate Wolley 5tet, in serata presso il Teatro Donizetti è andato in scena il pezzo forte del giorno, e forse dell'intero festival, ovvero l'incontro al vertice tra due assi mondiali della tromba quali Tom Harrell e Dave Douglas, supportati dalla fantastica sezione ritmica di quest'ultimo.

Il programma prevedeva, prima di quest'attesissimo combo, l'esecuzione dell'ultimo progetto dell'acclamato trombonista pugliese Gianluca Petrella, “Il Bidone”, ennesimo cd dedicato alle musiche di Nino Rota, praticamente un vero e proprio filone del jazz contemporaneo in cui si sono immersi Piero Odorici (tra i primi, con la GAP Big Band) Fabrizio Bosso (Enchantment, L'incantesimo) Antonio Zambrini (Plays Nino Rota), Carla Bley (Amarcord Nino Rota), Richard Galliano (Plays Nino Rota), Pieranunzi (Fellini Jazz) Rava-Tommaso (La Dolce Vita), e chissà quanti altri. Smarcarsi da questi omaggi in alcuni casi particolarmente canonici è stato fin troppo facile per Petrella che ha evitato molte pagine famose per adattarne di meno battute, e ha puntato tutto su di un sound d'insieme caotico e pronto a scatti di lirismo.
La proposta è però sembrata sbattersi in un cul-de-sac più pretenzioso che altro, dando vita ad un concerto-pastiche a tratti perfino irritante. L'idea d'inserire i vocalizzi dell'ex cantante dei Quintorigo John De Leo come una vivace nota di colore poteva essere vincente, tenerlo sul palco pressochè per l'intero concerto è sembrato proditorio, senza che il vocalist s'amalgamasse ad una band che pur alzando i volumi e inserendo effetti d'ogni tipo (oltre ad orpelli elettronici d'irrilevante valore) appariva sempre leggermente fuori fuoco, alla ricerca continua di un filo conduttore smarrito chissà dove e con ben poco controllo formale.
Dopo l'intervallo, che diversi appassionati avevano peraltro anticipato trovando accoglienza nel bar del foyer, è toccato al brano “Sequenza” di Tom Harrell aprire il secondo concerto e riconciliare tutti con il jazz più autentico e fiero. Una composizione squisitamente harrelliana cui ha fatto seguito "Invocation" di Dave Douglas.
Il concerto è decollato subito nel migliore dei modi, fugate immediatamente le perplessità legate a due mondi espressivi non contigui, grazie alla classe e al magistero dei due che hanno trattato splendidamente l'altrui repertorio trasformando quello che era a tutti gli effetti un debutto in un vorticoso, ricco ed appagante set.
Gran merito va sicuramente tributato alla ritmica, Luis Perdomo al pianoforte ha dimostrato un'eloquenza ed un aplomb notevoli, non stupiscano per irriverenza i rimandi a giganti quali Mulgrew Miller o Kenny Barron dai quali può benissimo raccogliere la fiaccola, mentre Linda Oh, bassista di vaglia di cui pare essersi letteralmente invaghito - musicalmente parlando - il nostro Elfio, si è confermata come la miglior bassista del momento, capace di soli vibranti e di una presenza eccellente, dentro la musica in ogni piega del concerto.
Altra nota positiva della serata il drumming elegante del batterista di Filadelfia Anwar Marshall, messosi in evidenza in vari ambiti, sia cesellando un suadente tappeto ritmico nella ballad "Kisangani" di Douglas sia mettendo in mostra una pronuncia ritmica perfetta, ed un ride rovente, nell'ironico "Valori Bollati", tema sempre di Douglas composto in quel di Nuoro durante un festival.
Con piglio da entertainer Dave ha scherzato col pubblico tra un brano e l'altro stabilendo la giusta empatia e bilanciando il mutismo e l'"assenza" di Tom Harrell (come molti sanno soffre di un'acuta forma di schizofrenia) e quando dopo una strepitosa "August" - nuova, toccante composizione di Tom che abbiamo avuto il privilegio di ascoltare in anteprima - è andato timidamente ad abbracciare il collega che come sempre ciondolava catatonico, ricurvo e distante sul palco, tutti noi eravamo lì in quell'abbraccio, imbevuti di grande jazz e letteralmente fradici di magia.

 

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